16 giugno 2019
Aggiornato 23:00
Immigrazione

Piattaforme di sbarco regionali: la novità nell'ultima bozza Ue sui migranti

L’ultima versione datata 25 giugno della bozza di conclusioni del Consiglio europeo conferma l’interesse per un nuovo concetto

Uno sbarco di migranti sulle coste italiane
Uno sbarco di migranti sulle coste italiane ( ANSA )

BRUXELLES - Uno spiraglio di cambiamento, forse, c'è. L’ultima versione datata 25 giugno della bozza di conclusioni del Consiglio europeo che si svolgerà giovedì e venerdì prossimi a Bruxelles conferma l’interesse delle istituzioni Ue e dei governi degli Stati membri per il nuovo concetto, ancora tutto da definire e precisare nei dettagli, di «piattaforme regionali di sbarco» nell’ambito delle soluzioni a cui si sta lavorando per la crisi migratoria. «Al fine di interrompere definitivamente il ‘business model’ dei trafficanti, impedendo così la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare l’incentivo all’imbarco per viaggi pericolosi».

Un nuovo approccio
Questo richiederebbe un nuovo approccio alle modalità di sbarco per coloro che sono salvati in mare nelle operazioni di ricerca e soccorso, si legge al punto 4 della bozza. In questo quadro – continua il testo - il Consiglio europeo sostiene lo sviluppo della nozione di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi appropriati (‘relevant’, ndr), e con l’Unhcr e l’Oim (l’Alto Commissariato Onu per i rifuguati e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, ndr). Queste piattaforme dovrebbero permettere un rapido e sicuro espletamento delle procedure per distinguere fra i migranti economici e quelli che necessitano della protezione internazionale, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un effetto di richiamo (‘pull factor’ ndr)», si legge ancora nella bozza.

Unhcr e Oim chiedono sbarchi sicuri
Anche l’Unhcr sta lavorando, insieme all’Oim, a una proposta per creare, «dentro l’Ue e fuori», delle strutture che permettano uno «sbarco sicuro» dei migranti salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Un’ipotesi che sembra molto simile a quella delle piattaforme regionali di sbarco. In una lettera inviata dall’Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi, alla presidenza di turno bulgara del Consiglio Ue il 18 giugno scorso, Grandi afferma, tra l’altro, che accoglierebbe con favore un’opportunità urgente di discutere con i governi interessati nuovi accordi operativi, dentro l’Ue e fuori, per assicurare sbarchi prevedibili e sicuri di coloro che vengono salvati in mare, effettuare l’esame delle domande di protezione internazionale, e realizzare soluzioni, anche attraverso la concessione dell’asilo, i ricollocamenti all’interno dell’Ue, i reinsediamenti o il rimpatrio per coloro che non hanno bisogno della protezione internazionale. Nella terminologia comunitaria, i reinsediamenti sono i trasferimenti dei richiedenti asilo dai campi profughi esterni all’Ue agli Stati membri disposti ad accoglierli, mentre i ricollocamenti sono i trasferimenti dal paese Ue di primo arrivo a un altro Stato membro. «L’Unhcr – conclude Grandi, rivolto alla presidenza di turno del Consiglio Ue – sta attualmente preparando una proposta a questo riguardo, insieme all’Oim, che condivideremo con voi a breve».