Esteri | Rivolta in Siria

Siria, Ovest verso l'intervento? Mosca minaccia: nostra risposta sarà immediata

Il vicepresidente della Commissione Difesa del Senato russo ha avvertito gli Usa che, in caso di attacco in Siria, la risposta di Mosca sarà immediata

Il presidente russo Vladimir Putin.
Il presidente russo Vladimir Putin. (PA / SERGEI KARPUKHIN / POOL)

ROMA - La risposta della Russia a un eventuale attacco americano in Siria «sarà immediata», qualora venissero colpite le forze russe presenti nel Paese. Ha parlato chiaro, dopo le minacce di Stati Uniti e Occidente, il vicepresidente della Commissione Difesa del Senato russo, Yevgeny Serebrennikov, aggiungendo che la base aerea russa Hmeymim e la base navale di Tartus, così come i militari russi dispiegati in Siria, sono sotto stretta protezione dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l'intenzione di colpire la Siria in risposta a un presunto attacco chimico a Douma, nella Ghouta orientale. «Come ha già rimarcato il ministero della Difesa, le basi militari russe di Hmeymim e Tartus sono sotto stretta protezione - ha detto Serebrennikov alla Ria Novosti - allo stesso tempo, ci aspettiamo che in caso di attacchi americani, se ci saranno, le vite dei nostri militari non siano messe in pericolo. Credo che gli Stati Uniti comprendano questo e che non lo consentiranno, perchè in caso contrario la risposta della Russia sarà immediata, come ha detto il capo di Stato maggiore russo».

L'appello di Mosca
Intanto, il Cremlino esorta a non permettere una ulteriore escalation in Siria ed evitare «passi che in realtà non sono motivati e potrebbero destabilizzare la già fragile situazione nel Paese»: così Dmitri Peskov, il portavoce del presidente russo Vladimir Putin. In merito al presunto attacco chimico a Douma per cui viene accusato il regime siriano, Peskov ha detto che «al Cremlino tutti sono favorevoli ad una indagine davvero imparziale, in modo da far emergere dati degni di credibilità e non basare i giudizi su rumors o dichiarazioni infondate a livello di media. Si tratta di una questione troppo importante per arrivare a conclusioni basate sul nulla».

La posizione dell'Occidente 
Ma intanto, resta ferma la posizione delle potenze occidentali, nonostante il veto russo all'Onu, che hanno ribadito la loro determinazione a reagire al presunto attacco chimico sulla città siriana di Douma, attribuito al regime di Bashar al Assad. Mosca, che sostiene Damasco, ha opposto ieri sera alle Nazioni unite il suo veto a un progetto di risoluzione americano che puntava ad avviare un'inchiesta indipendente sul ricorso alle armi chimiche in Siria. Intanto, Usa e Francia in testa, hanno evocato nuovamente la minaccia di rappresaglie militari.

Macron medita l'intervento
Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che Parigi «annuncerà nei prossimi giorni» la decisione su una risposta in Siria, in stretto coordinamento con Stati Uniti e Regno Unito. Il presidente americano Donald Trump e la premier britannica Theresa May «hanno concordato di non consentire che si continui a usare armi chimiche», stando al colloquio telefonico avuto dai due leader e riferito dalla Casa Bianca. 

L'Oiac indaga
Intanto l'Organizzazione internazionale sulle armi chimiche (Oiac), che ha il mandato di indagare sul presunto attacco chimico ma non di identificare i responsabili, ha annunciato l'invio «a breve» in Siria di una squadra incaricata di far luce su quanto accaduto a Douma, nella Ghouta orientale, alle porte della capitale siriana. Sabato scorso, i Caschi bianchi, i soccorritori che operano nelle zone della Siria controllate dall'opposizione, e l'ong Syrian American Medical Society, hanno riferito di almeno 48 morti e oltre 500 feriti. L'Oiac è stata invitata da Damasco che, come Mosca, nega che ci sia stato l'attacco chimico. Secondo i diplomatici, la missione dell'Oiac è strumentale a rinviare i raid occidentali. Pur apprezzando l'invio degli esperti, Washington ha tenuto a rimarcare che la risposta americana non è legata all'esito della loro missione. «Gli Stati Uniti hanno i propri meccanismi», «noi sappiamo che una sostanza chimica è stata usata, anche se non sappiamo con certezza quale», ha detto la portavoce della diplomazia americana, Heather Nauert.