27 novembre 2020
Aggiornato 03:00
Conflitto israelo-palestinese

Gli Usa all'attacco dell'Onu minacciano di tagliare i fondi: prende vita la «Democrazia per Azioni»

O si fa come diciamo noi, o metteremo i soldi in attività più produttive: queste la parole dell'ambasciatrice. In Italia Mattarella sostiene lo stesso principio

NEW YORK - «Gli Stati Uniti ricorderanno questo giorno, in cui sono stati attaccati per aver esercitato il loro diritto di nazione sovrana»: sono le parole dell’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley, scandite dopo il voto che ha azzoppato la decisione unilaterale del presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. Parole, quelle dell’ambasciatrice, di insolita violenza, che chiamano in causa addirittura la sovranità nazionale. Con altrettanta eleganza, la signora Haley ha chiosato: «Gli Stati Uniti sposteranno la loro ambasciata a Gerusalemme».

Le parole dell'Ambasciatrice
Nikky Haley, una donna dal forte piglio che solo pochi giorni fa ha dichiarato «le donne cha accusano Trump vanno ascoltate», non ha dimostrato altrettanto coraggio sulla questione israelo-palestinese, anche perché non poteva fare diversamente. Ma sorprende il passaggio inerente ai soldi, alla roba, a chi finanzia l’Onu. Leggiamo: «Gli Stati Uniti sono il principale contributore delle Nazioni Unite, ma se i nostri investimenti non portano risultati allora abbiamo l’obbligo di destinare più risorse ad altre cose più produttive». Questa frase è sconcertante, ma mette bene in evidenza cosa sia diventata la democrazia: un investimento che deve far generare denaro dal denaro. Ovviamente, rimanendo sulla stringente semantica della Haley, riconoscere Gerusalemme - unici nel mondo - quale capitale esclusiva di Israele è molto più proficuo.

Democrazia per azioni
Era abbastanza evidente che i consessi politici, internazionali e nazionali, fossero ormai delle rappresentazioni teatrali: ma la brutalità di questa affermazione ci spinge a sostenere che la democrazia oggi sia una società per azioni che deve generare profitto e plusvalore. Non c’è spazio per idee diverse, non c'è spazio nemmeno per il confronto. C'è spazio solo per l'interesse materiale. Opinioni divergenti dalla volontà dell’azionista di maggioranza - gli Usa che mettono i soldi secondo la Haley - arrecano danno: quindi chi detiene più azioni ha il diritto di andarsene. Dove? Ad investire i soldi da un’altra parte, laddove risiedano "attività più produttive». Cosa significhi questa sgangherata frase non è chiaro. Ma il livello di imbarbarimento culturale, che scambia la democrazia e l’Onu per delle attività speculative, ha raggiunto sublivelli inimmaginabili. Concetto di cui solo pochi anni fa ci si sarebbe vergognati, che sarebbe stato subissato di fischi e risate, ma che oggi viene scandito a chiare lettere in sede Onu. In tal senso lo schiacciante voto contrario al riconoscimento di Gerusalemme quale capitale esclusiva di Israele passa in secondo piano. Per la cronaca, la votazione è terminata con il seguente risultato: 128 a 9. Ma il singolo voto Usa, quelli che mettono il malloppo, legittima qualsiasi decisione, anche la più controversa.

Programmi credibili
Ovviamente non ha alcun risultato pratico tale esito - in generale le risoluzioni Onu nel conflitto israelo-palestinese sono da sempre lettera morta - ma dopo la minaccia della Haley non hanno nemmeno un valore culturale. Sono aria che si scontra con la durezza del comando economico globale. Che la democrazia si muova su un binario dato, nemmeno criticabile, è sempre più rivendicato e applaudito. Solo pochi giorni fa, il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha rilasciato una dichiarazione importante, caduta nel vuoto: «I programmi dei partiti dovranno essere credibili». Convenuto che bizzarrie eccessive al momento non sono state avanzate da nessuno, emerge una domanda di fondo: qual è un programma elettorale credibile? Ad esempio: l’uscita dall’euro. Chi la sostiene, anche per vie traverse come il M5s, deve essere consapevole che è impossibile? Oppure non deve nemmeno sostenere un'idea così perché, in virtù di non si sa quale legge irreversibile, è impossibile. Che razza di democrazia è quella dove si prospetta, fin dalla campagna elettorale, la totale uguaglianza tra tutte le proposte? E nel caso andasse al potere una forza euroscettica? Si realizzerebbe in un altro contesto la minaccia dell’ambasciatrice Haley, ovvero chi comanda toglierà i soldi? Ad esempio l'Unione Europea? Oppure ci sarà la solita punizione collettiva con lo spread?