18 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Brexit

Brexit, ripartono i negoziati di poche speranze. Intanto Tajani prepara il conto a Theresa May

La Gran Bretagna e l'Unione europea hanno ripreso oggi i colloqui sulla Brexit con scarse speranze di una svolta, mentre la fragilità del governo di Theresa May fa dubitare di ulteriori progressi prima di fine anno

BRUXELLES - La Gran Bretagna e l'Unione europea hanno ripreso oggi i colloqui sulla Brexit con scarse speranze di una svolta, mentre la fragilità del governo di Theresa May fa dubitare di ulteriori progressi prima di fine anno. Il sesto round di negoziati è il primo da quando il vertice Ue del 20 ottobre ha avvertito May che Londra non ha fatto progressi sufficienti per spostare il tavolo negoziale dalle questioni relative al divorzio al tema dei futuri rapporti commerciali. I leader aveva detto che avrebbero avviato i preparativi interni in modo da poter avviare il negoziato sul commercio a dicembre, ma varie fonti dicono che ora la scadenza sembra molto incerta. "Servono più progressi sulle tre questioni chiave" ha scritto su Twitter il capo negoziatore Ue Michel Barnier.

I tre nodi da sciogliere
L'agenda di questa settimana è spoglia: solo due giorni di incontri e un a faccia a faccia tra i due responsabili del negoziato, il francese Barnier e il ministro britannico per la Brexit, David Davis, solo domani mattina. La Ue chiede progressi su tre questioni: il cosiddetto "conto" che Londra dovrà pagare per uscire dalla Ue, rispettando gli impegni presi nel budget Ue, il destino del confine tra Irlanda del Nord e repubblica irlandese e i diritti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito. Il governo britannico pare però sempre più in difficoltà e le dimissioni ieri della sottosegretaria per gli aiuti, per non avere rivelato degli incontri avuti con il governo di Israele, non fanno che sottolineare il senso di caos dopo il disastro elettorale di giugno, quando May ha perso la maggioranza in parlamento al voto anticipato da lei stessa convocato per rafforzarsi. "Vedo una forte volontà di giungere a un accordo. Ho fiducia che tutti capiranno ciò che va fatto da entrambe le parti" ha detto un diplomatico Ue che intende restare anonimo. "La domanda è: ne hanno la forza? Le iniziative verranno prese in tempo per la fine di novembre, prima settimana di dicembre?".

14 dicembre, e poi?
Entro allora la Gran Bretagna deve mostrare progressi se vuole che i negoziati avanzino sui rapporti futuri e sul periodo di transizione post-Brexit al prossimo vertice del 14 dicembre, dicono fonti europee. Se ciò non sarà possibile, il prossimo capitolo negoziale non si aprirà che a febbraio, se non a marzo, lasciando solo sei mesi di tempo per stringere un accordo finale entro ottobre 2018, la scadenza posta da Barnier per consentire tutte le ratifiche necessarie entro fine marzo 2019, quando il divorzio tra Gran Bretagna e Unione europea sarà effettivo. La Ue dice di volere che la Gran Bretagna fornisca garanzia scritta che intende onorare gli impegni finanziari, una promessa fatta da May in un discorso a Firenze a settembre. "Non ci servono discorsi, ci servono impegni" ha detto la fonte.

Un conto da 60 miliardi
Il presidente dell'europarlamento Antonio Tajani, la cui istituzione dovrà votare sul futuro accordo per la Brexit, ha detto a ottobre che il conto per Londra sarà di 50/60 miliardi di dollari e che i 20 miliardi proposti dalla Gran Bretagna sono "bazzecole». Il parlamento europeo ha anche respinto le ultime proposte britanniche per proteggere i diritti dei tre milioni di cittadini Ue che vivono nel Regno Unito dopo la Brexit. "Non riconosco le notizie secondo cui un accordo sui diritti dei cittadini è quasi fatto. Ci sono ancora importanti questioni che vanno risolte" ha detto il capo della commissione che segue il negoziato per l'europarlamento, Guy Verhofstadt. Ieri gli ambasciatori Ue hanno avuto la loro prima seduta di "brainstorming" interno sulle future relazioni e sulla transizione, che dovrebbe durare almeno due anni. "E' stato tutto molto teorico perchè non abbiamo ancora affrontato la fase uno" ha detto una fonte diplomatica. "C'è stato il riconoscimento dei limiti di qualunque esercizio di preparazione interna finchè non abbiamo una chiara idea di quale futura relazione Londra voglia".