16 giugno 2019
Aggiornato 23:30
Politiche europee

E ora Berlino accusa la Cina delle «divisioni europee». Ma da che pulpito?

Global Times commenta le recenti dichiarazioni del ministro tedesco Gabriel, che ha imputato alle politiche di Pechino le divisioni dell'Ue. Rilevando lucidamente come, al di là degli ovvi interessi cinesi, le cause della crisi europea vadano ricercate molto più vicino a noi

PECHINO - Come viene vista l'Unione europea dall'estero, in particolare dalla Cina? L'impressione è che, dall'ottica distanziata del Dragone cinese, vi sia paradossalmente una consapevolezza ancora più lucida dei problemi che attanagliano, ormai da decenni, il Vecchio Continente, e anche una maggior capacità di individuarne le cause. Del resto, che l'Ue manchi di autocritica non è affatto una novità, e neppure è una novità la tendenza, in realtà, oltre che europea, occidentale, a scaricare la responsabilità delle proprie contraddizione all'esterno, individuando di volta in volta «nemici» e «cattivi» che diventano il capro espiatorio di turno. Lo ha notato anche Cui Hongjian, penna del quotidiano cinese in lingua inglese Global Times nonché direttore del Dipartimento degli Studi Europei, dell’Istituto cinese di studi internazionali, che ha evidenziato come siano ridicoli i tentativi di addossare alla Cina le tendenze digregatrici che da tempo interessano una struttura sovranazionale frammentata e piena di contraddizioni quale è l’Unione europea. Andando peraltro alla radice di uno dei maggiori paradossi su cui la stessa Unione è costruita.

Gabriel: Cina una delle cause delle divisioni in Ue
L'autore ha fatto riferimento in particolare a quando, in una riunione settimanale di gabinetto in Francia, il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel ha descritto la Cina come una delle cause della declinante influenza dell’Europa e della crescente tendenza alla divisione all’interno dell’Ue. Gabriel, per di più, ha affermato che Pechino «dovrebbe adottare una politica di ‘Europa unita’ e non tentare di dividerci». Il riferimento di Gabriel è ai timori teutonici ed europei a proposito della cooperazione privilegiata in corso tra la Cina e 16 Paesi dell'Europa centrale e orientale, il cosiddetto modello di cooperazione 16+1 promosso da Pechino come parte del piano di collegamento del territorio euroasiatico all'interno del progetti One Belt One Road. La scelta dei 16 Paesi è dovuta al fatto che questi sono strategicamente posizionati tra Europa occidentale e il porto del Pireo in Grecia, proprietà cinese per il 51%: costituiscono insomma per Pechino un ponte di indiscutibile valore per accedere al mercato dell'Europa Occidentale.

La divisione dell'Ue: colpa della Cina o responsabilità (anche) tedesca?
Nell'attuale situazione di instabilità europea, le preoccupazioni di Berlino e di Bruxelles, che teme che la Cina stia utilizzando una strategia «divide et impera» per ritagliarsi sempre più influenza nel vecchio Continente, sono anche comprensibili. Paradossale, però, il fatto che la Germania chieda alla Cina di trattare l'Europa come «unita», quando la divisione attuale dell'Europa è un insuccesso innanzitutto della «locomotiva» tedesca. Altrettanto paradossale il fatto che Berlino accusi il Dragone di dividere l'Unione, quando le linee di faglia che frammentano quest'ultima hanno certamente prima di tutto radici locali. Lo stesso Cui Hongjian evidenzia tale paradosso con grande lucidità, ben sapendo quanto un'Europa unita convenga a Berlino, visto che «una UE divisa significherebbe che gli enormi dividendi economici e l’influenza politica di cui gode la Germania al centro dell’Europa avrebbe probabilmente fine. Una volta che la divisione europea del lavoro, con la Germania nella parte superiore della catena del valore, dovesse crollare, è difficile immaginare dove finirebbe l’economia tedesca».

La lucida analisi del commentatore cinese
L'autore prosegue provocatoriamente: «La Cina dovrebbe forse essere ritenuta responsabile della Brexit e delle tendenze disgregatrici all’interno dell’UE?» Naturalmente no, rispondiamo noi. E non è neppure una domanda eccessivamente iperbolica, visto che in passato l'Ue ha incolpato Putin della Brexit prima e del referendum catalano poi. Il commentatore cinese non fatica invece a individuare una delle origini delle crescenti contraddizioni europee nella salda volontà della Germania di tenere «una stessa politica per tutti», un'inflessibilità che, insieme ad altre concause, ha poi fatto esplodere la crisi del debito europeo e portato all'assoluta dominazione della politica dell'austerity. Politica che, neppure questo sfugge alla Cina, ha accentuato il divario tra Nord e Sud Europa.

Quel vizietto tutto europeo dello scaricabarile
«Che si voglia la costruzione di un’Unione Europea forte o perseguire una «Europa unica», questo deve essere fatto dagli europei per conto proprio», scrive Cui Hongjian. E aggiungiamo noi: è ovvio che la Cina cerchi di perseguire i propri interessi, così come la Russia o qualsiasi altra potenza straniera. Ma è folle, se non tristemente ridicolo, imputare a Cina, Russia od altra potenza straniera la responsabilità di fallimenti dalle cause tutte europee. Cause che Bruxelles sembra ancora ostinarsi a non voler vedere, ma che, almeno dalla Brexit in poi, sono molto più difficili da nascondere sotto il tappeto.