25 giugno 2017
Aggiornato 00:00
Insieme a Mosca, accusato Pechino

L'ultima accusa alla Russia (senza prove): «Ha favorito la Brexit»

L'ultima puntata dell'isteria anti-russa si svolge nel Regno Unito, dove parte della stampa e della politica è convinta che Mosca (insieme a Pechino) abbia hackerato il sistema di registrazione al voto nel referendum sulla Brexit

Il Big Bang a Londra.
Il Big Bang a Londra. (EPA/ANDY RAIN)

LONDRA - Se c'è una cosa che non passa mai di moda in questo periodo è l'abitudine di accusare la Russia di essersi intromessa (o di volersi intromettere) nei principali appuntamenti elettorali occidentali. A lungo si è parlato delle presunte interferenze russe a favore di Donald Trump, e molti Paesi europei (Germania e Francia in primis) temono che si realizzino scenari simili in occasione delle prossime elezioni locali. Non è tutto. Perché ora parte della stampa britannica punta il dito contro la Russia per aver «favorito» la Brexit. Imputandole, in particolare, di aver manomesso il sistema informatico britannico a pochi giorni dal voto.

L'allarme della stampa
A dare l'allarme, tra gli altri, quotidiani illustri quali il Guardian e l'Independent, convinti che alcune «potenze straniere», come Mosca e Pechino, siano coinvolte nel collasso del sito di registrazione dei votanti effettivamente verificatosi qualche giorno prima del referendum effettivo. A riprova di tale circostanza, viene citato un rapporto della commissione d'inchiesta della Camera dei Comuni.

Un semplice crash per sovraccarico di utenze?
Sebbene i titoli dei quotidiani sopracitati facciano particolare scalpore, a voler leggere davvero il rapporto, non ci sono prove concrete che dimostrino che Russia e Cina abbiano avuto un ruolo in quanto accaduto. In effetti, inizialmente il Governo imputò il collasso del sito di registrazione al traffico senza precedenti di utenti che tentavano di accedere alla piattaforma, con più di 500mila persone che provavano a registrarsi l'ultimo giorno disponibile. Una spiegazione che pare del tutto realistica, ma che, evidentemente, non deve essere stata considerata sufficiente a escludere una responsabilità della «cattivissima» Russia.

Solo vaghi indizi
Lo stesso rapporto, in realtà, si mostra piuttosto cauto nell'addossare la responsabilità di quanto accaduto a Russia e Cina. Il documento, infatti, non identifica quei due Paesi come diretti responsabili, ma nota che i cyber-attacchi russi e cinesi di solito usano un approccio basato sulla conoscenza della psicologia di massa e sullo sfruttamento degli individui a fini manipolatori. Contrariamente, ad esempio, da Stati Uniti e Gran Bretagna, che ne preferiscono uno fondato sulla comprensione tecnica dell'utilizzo del sistema informatico elettorale.

Quali prove?
E' questa una prova sufficiente per gridare, per l'ennesima volta, agli hacker russi? Certamente no, verrebbe da dire; tanto più che neppure il report citato presenta altre prove a supporto di tale scenario. Solo ipotesi, come quella sul possibile utilizzo di sistemi DDOS, che sfruttano un network di computer infetti da software maligni: un metodo, peraltro, molto comune per ammissione della stessa Commissione.

Le conclusioni del rapporto
Non solo: nel documento si ammette anche che il crash del sito non abbia avuto «effetti materiali sull'esito del referendum». Non si può, insomma, sostenere – come la stampa britannica ha suggerito con i suoi titoli allarmistici – che la Russia e la Cina abbiano «favorito la Brexit». Ciò che afferma il rapporto nelle sue conclusioni, piuttosto, è che il governo dovrebbe implementare la difesa contro gli attacchi hacker perché viene ritenuta una minaccia credibile che, in futuro, potrebbe colpire effettivamente il sistema elettorale britannico. Addirittura una portavoce del governo ha sostenuto che oltre all’assenza di prove d’interferenze straniere, un’accurata indagine ha reso evidente che si sia trattato di un semplice sovraccarico di utenze.

Le accuse di stampa e politica
Di concreto, insomma, anche in questo caso non c'è nulla. Questo non ha impedito a parte della stampa e della politica di puntare il dito contro la Russia. Come ha fatto il parlamentare labour Ben Bradshaw, che, come puntualmente riporta l'Independent, ha dichiarato «altamente probabile» che Mosca abbia interferito nel referendum. Con l'obiettivo, naturalmente, di far vincere i brexiteers e di dividere, e quindi indebolire, il Vecchio Continente.