Finita era della «pazienza strategica» voluta da Obama

Corea del Nord, gli Usa non escludono l'opzione militare

Il nuovo segretario di Stato americano, Rex Tillerson, in visita oggi a Seoul, non ha escluso l'ipotesi che la questione nordcoreana venga regolata per via militare.

Il segretario di Stato di Donald Trump Rex Tillerson.
Il segretario di Stato di Donald Trump Rex Tillerson. (ANSA)

WASHINGTON - Il nuovo segretario di Stato Usa Rex Tillerson, in visita oggi a Seoul, non ha escluso l'ipotesi che la questione nordcoreana venga regolata per via militare, spazzando via otto anni di «pazienza strategica», che è la cifra della politica adottata nei confronti del regime di Pyongyang dalla precedente amministrazione americana del presidente Barack Obama.

Svolta
Il passaggio da Obama a Donald Trump, per quanto riguarda l'Asia orientale, registra quindi una svolta che sarà certamente foriera di conseguenze, soprattutto nelle relazioni con la Cina, principale alleato della Corea del Nord e considerata dall'America come la chiave di volta per imporre alla Corea del Nord uno stop alle sue ambnizioni nucleari e missilistiche.

Il tour di Tillerson
Tillerson è arrivato oggi in Corea del Sud dal Giappone, dove ieri aveva già dichiarato "un fallimento" gli ultimi venti anni di politica per risolvere la questione nucleare nordcoreana. Immediatamente, usando un elicottero Black Hawk, si è recato a vedere la Zona smilitarizzata (DMZ), la linea di confine stabilita dall'armistizio del 1953 che ancora oggi regola i rapporti tra le Coree.

Colloqui
Questo nuovo approccio sarà certamente al centro dei colloqui che Tillerson avrà domani in Cina, il principale alleato della Corea del Nord. Per quanto Pechino non apprezzi l'atteggiamento del riottoso vicino e condanni i test nucleari e missilistici che Kim Jong Un periodicamente fa fare, tuttavia rimane anche fredda all'ipotesi di un inasprimento ulteriore delle sanzioni nei confronti di Pyongyang.

Futuro incerto
L'eventuale caduta della dinastia dei Kim - della quale Kim Jong Un è il terzo esponente, dopo il fondatore Kim Il Sung e il padre dell'attuale leader Kim Jong Il - potrebbe avere conseguenze devastanti nella Penisola coreana che ricadrebbero anche in parte sulla Cina interessata piuttosto a consolidare la stabilità alle sue porte di casa. Per questo motivo, Pechino continua a insistere sulla possibilità di ritornare al tavolo delle trattative con la Corea del Nord. I negoziati a sei (le due Coree, Cina, Russia, Giappone e Stati uniti), di cui la Cina era stata sponsor, si sono arenati nel 2009 e, da allora, non c'è stata volontà delle parti di tornare a parlarsi.

Verso il summit Trump-Xi
La visita di Tillerson in Cina, in effetti, ha una certa importanza anche perché vuole preparare il terreno per un summit tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che dovrebbe tenersi il mese prossimo a Mar-a-Lago, l'esclusivo club della Florida che è anche residenza privata del presidente americano. I diplomatici impegnati a spianare la strada al summit, tuttavia, stanno avendo ancora difficoltà nell'affrontare alcuni temi, tra i quali quello più scabroso è, appunto, il dossier nordcoreano. Poi, a Seoul, si è presentato ai giornalisti dichiarando che «la politica della pazienza strategica è terminata» e che gli Usa stanno «esplorando una serie di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche». Insomma, "tutte le opzioni sono sul tavolo» e, tra queste, anche quella dell'«azione militare».