28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
Ragioni ambientali contro ragioni economiche

Tutto quello che c'è da sapere sull'oleodotto del North Dakota che i Sioux non vogliono, ma Trump sì

E' una vicenda che rievoca epiche storie di cowboy e pellerossa. In realtà, in ballo c'è molto di più. In primis, una guerra tra interessi contrapposti, dove Trump ha scelto da che parte stare

WASHINGTON - L'avevano definita una decisione «storica», lo stop all'oleodotto del North Dakota voluto da Barack Obama; oggi, invece, i Sioux sono di nuovo sul piede di guerra, da quando l'amministrazione di Donald Trump ha deciso di ripristinarne la costruzione, firmando due ordini esecutivi che autorizzano la realizzazione di quella pipeline e di un'altra ancora, il Keystone XL, in Colorado. Entrambe attraversano le sacre terre dei nativi americani. Nelle scorse ore è arrivato il permesso finale necessario per l'oleodotto del North Dakota, il progetto da 3,8 miliardi di dollari per trasportare bitume dal North Dakota all'Illinois. Quella che il mondo aveva salutato come un'epica vittoria della tribù indiana, insomma, si trasforma ora in una bruciante sconfitta, che un po' rievoca il tempo delle riserve e delle mitiche lotte con i coloni.

La politica energetica di Trump
Ma la storia dell'oleodotto in questione va ben oltre le suggestioni del nostro immaginario comune sui cowboy. Una storia dove si scontrano interessi contrapposti, quelli ambientali e di sicurezza da un lato, e quelli più prettamente economici dall'altro. D'altra parte, la decisione di Trump si colloca nel quadro più ampio della sua politica energetica, volta a rifare grande l'America assicurandole la tanto agognata indipendenza. Sospinto dalla potente lobby petrolifera dell’American Petroleum Institute (Api), il tycoon, già in campagna elettorale, aveva annunciato di voler aggirare tutti gli «stop» imposti da Obama e dalla sua ferrea disciplina ambientale.

Il progetto, e le ragioni dei Sioux
Il progetto, della società Energy Tranfer Partners, del Texas, è ambizioso: si tratta di un oleodotto di 1.900 km, che trasporterà 470mila barili di oro nero al giorno dai giacimenti di petrolio di Bakken fino all'Illinois, nei dintorni di Chicago. Un progetto che ha provocato mesi di proteste da parte della tribù Sioux locale e di migliaia di supporter dei nativi americani in tutti gli Stati Uniti. Il motivo principale sarebbe il percorso seguito dall'oleodotto, che attraverserebbe le sacre terre dei nativi, e, secondo loro, rischierebbe di contaminare le acque raccolte dal fiume Missouri, il più lungo del Nord America. In caso di perdite di greggio, insomma, secondo i Sioux e i loro sostenitori i danni ambientali sarebbero incalcolabili. In realtà, la compagnia ha puntualizzato che l'infrastruttura passerebbe a nord delle terre dei nativi, terre che però i Sioux rivendicano, accusando il governo di avergliele sottratte illegalmente nel 1868.

La versione della Energy Transfer Partners
Le proteste hanno prodotto anche degli arresti. La compagnia petrolifera ha citato il capo tribù, oltre ad altre persone di rilievo, accusandoli di bloccare i lavori e minacciare gli operai. Nonostante i tentativi dei Sioux, la costruzione dell'oleodotto sarebbe rapidamente avanzata: a novembre, secondo la Energy Tranfer Partners i lavori erano al 45%. Per la compagnia, le preoccupazioni dei Sioux sono ingiustificate: gli oleodotti sarebbero il modo più sicuro ed efficiente di trasportare petrolio. L'azienda sostiene inoltre che l'aumento della produzione nel giacimento di petrolio di Bakken ha portato ad una crescita del carico di oro nero attraverso trasporti ferroviari e camion, lasciando così meno mezzi di trasporto a disposizione per l'agricoltura regionale. L'oleodotto avrebbe creato 12mila posti di lavoro durante la sua costruzione, mentre i giacimenti da cui parte circa 80mila.

Il Keystone XL
La storia del Dakota Access riecheggia quella del Keystone XL, altro oleodotto che Obama aveva bocciato a causa del suo impatto ambientale, e che Trump ha riautorizzato. Progettato dalla compagnia energetica canadese TransCanada per trasportare, a regime, fino a 830mila barili di bitume al giorno, il Keystone vede una parte meridionale già operativa, che arriva fino al Messico, e una prima versione di quella settentrionale che parte dal Canada ma che, attraversando numerosi stati del midwest, risulta poco efficiente dal punto di vista logistico.  Da qui, la nuova versione dell'oleodotto, più rettilinea, che consentirebbe peraltro agli Usa di andare nella direzione dell'indipendenza energetica e di fare affari con un Paese amico come il Canada, invece che con Stati arabi e sudamericani. Secondo le stime di TransCanada Keystone XL ridurrebbe del 40 per cento la dipendenza degli Stati Uniti dal Venezuela e dal Medio Oriente.