Poco sopra soglia di 330 voti che consente di indire referendum

Turchia, passano i primi 2 emendamenti della riforma della Costituzione

Il Parlamento turco ha approvato a scrutinio segreto due dei 18 articoli della riforma costituzionale che punta a dare più poteri al presidente Recep Tayyip Erdogan

ANKARA - Il Parlamento turco ha approvato due dei 18 articoli della riforma costituzionale che punta a dare più poteri al presidente Recep Tayyip Erdogan. I due articoli, sul potere giudiziario e l'aumento dei seggi in Parlamento, sono stati approvati a scrutinio segreto. Il primo con 347 voti favorevoli su 550 seggi, 132 contrari, 66 assenti, due astenuti e una scheda nulla, scrive Hurriyet. Il secondo con 343 favorevoli, 133 contrari, un'astensione, due schede bianche e una nulla.

Gli emendamenti
Il primo emendamento approvato modifica l'articolo nove della Costituzione turca che recita: «Il potere giudiziario deve essere esercitato da tribunali indipendenti in nome della Nazione Turca», diventa «indipendenti e imparziali». Il secondo emendamento fa passare i parlamentari da 550 a 600 in base all'aumento della popolazione.

Referendum
Se nella votazione finale su tutti gli emendamenti la riforma riceverà almeno 330 voti favorevoli si svolgerà un referendum popolare che dovrà stabilire se passare dal sistema parlamentare a quello presidenziale. Se invece la riforma otterrà il sostegno di 367 deputati potrà diventare legge senza il passaggio referendario, anche se l'Akp, il partito di governo, ha dichiarato di voler organizzare ugualmente la consultazione popolare.

La sfida di Erdogan
L'Akp ha soltanto 316 seggi e sta mandando avanti la riforma grazie ai voti dei nazionalisti del Mhp, 39, che le consentono di superare la soglia dei 330 voti, mentre le altre opposizioni sono ferme sul no. Tra le modifiche previste dalla riforma costituzionale quella di dare al presidente il potere di formare un governo indipendemente dal Parlamento, eliminando di fatto il ruolo di primo ministro. Le elezioni parlamentari e presidenziali sarebbero contemporanee ogni cinque anni. Il presidente avrebbe il limite di due mandati ma non dovrebbe abbandonare la sua appartenenza a un partito, come accaduto per Erdogan nel 2014.