14 dicembre 2019
Aggiornato 01:00

Trump e le accuse sugli hacker russi: è tempesta ai vertici USA

Secondo il miliardario in attesa di insediarsi alla presidenza il prossimo 20 gennaio, non è stata direttamente la Cia a diffondere il rapporto, ma sono stati i democratici, «perchè hanno subito una delle più grandi sconfitte della storia politica» americana.

NEW YORK - Donald Trump liquida la tesi di un intervento russo nell'elezione americana a suo favore come «ridicola» e rilancia: «Potete immaginare» cosa sarebbe successo «se i risultati delle elezioni fossero stati l'opposto e noi avessimo cercato di giocare la carta della Russia/Cia? Sarebbe stata definita una teoria complottista», ha scritto oggi su Twitter. Ma tra sospetti, ironia, smentite e iniziative bipartisan, il rapporto segreto rivelato dal Washington Post, in cui la Cia si dice convinta dell'ingerenza russa sfocia in un conflitto tra il presidente eletto, l'amministrazione uscente, il Congresso e la Central Intelligence Agency, che tra poco più di un mese si ritroverà con Trump alla Casa Bianca. Il tutto, mentre il prossimo segretario di Stato pare sarà davvero il Ceo di Exxon, quel Rex Tillerson che da Putin è stato premiato con un eloquente «Ordine dell'Amicizia».

La Cia ha concluso in un rapporto rivelato venerdì sera che la Russia ha coordinato i cyberattacchi durante la campagna elettorale americana con lo scopo di aiutare Donald Trump e non con l'obiettivo più ampio di gettare nel caos l'elezione presidenziale dell'8 novembre. Trump ha ribattuto con toni sarcastici: «questa è la stessa gente che diceva che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa», ha commentato tramite una nota del suo team. Poi ne ha parlato in varie interviste. Chiedendo, tra l'altro: «perchè non hanno pubblicato (il documento segreto) prima delle elezioni?» E ancora: «A meno che non becchiate in flagrante, è molto difficile determinare chi sia stato l'autore del pirataggio». Secondo il miliardario in attesa di insediarsi alla presidenza il prossimo 20 gennaio, non è stata direttamente la Cia a diffondere il rapporto, ma sono stati i democratici, «perchè hanno subito una delle più grandi sconfitte della storia politica» americana. Oggi il New York Times osserva che «svariati funzionari governativi, compresi alcuni che hanno letto il rapporto, pensano che le conclusioni della Cia non siano il prodotto di specifiche nuove informazioni ottenute dopo l'elezione».

Da parte sua, Kellyanne Conway, consigliera di Trump, ha insistito sul fatto che Fbi e Cia non sono sulla stessa onda sull'argomento, anche se la comunità dell'intelligence ad ottobre parlava con una voce sola sulle intenzioni russe in termini di hackeraggio e ingerenza elettorale, in particolare con la diffusione tramite Wikileaks di messaggi email interni al partito democratico, che hanno gettato un'ombra poco lusinghiera sulla macchina elettorale di Hillary Clinton. Niente, invece, è trapelato dal campo repubblicano.

In ogni caso, l'ombra della Russia sugli affari interni americani sta diventando un affare di Stato. Barack Obama aveva già ordinato un'analisi «completa» dei cyberattacchi compiuti durante la campagna per le presidenziali. I senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham, i democratici Chuck Schumer e Jack Reed hanno lanciato nel fine settimana un appello congiunto per l'avvio di una inchiesta parlamentare, con audizioni pubbliche al Congresso, in modo da stabilire se, come e perchè Mosca abbia tentato effettivamente di inserirsi nel processo elettorale. Molti repubblicani, però, non vedono di buon occhio la prospettiva di una commissione ad hoc che rischierebbe di scatenare una tempesta proprio al debutto del nuovo Congresso.

Mitch McConnell, leader repubblicano al Senato statunitense, ha detto che sosterrà le indagini del Congresso per appurare se la Russia abbia usato degli attacchi informatici per influenzare le elezioni statunitensi. McConnell, scrive il New York Times, non ha però dichiarato se sia d'accordo con l'ipotesi che la Russia abbia agito per favorire Donald Trump e non ha voluto commentare gli attacchi del presidente eletto alla Cia, che in un rapporto segreto ha accusato il Cremlino. E ha stimato che la Commissione Servizi del Senato è ampiamente legittimata ad indagare.

Naturalmente, anche Mosca smentisce, seccamente: «accuse infondate» quelle della Cia, «nessuna di queste affermazioni è supportata da alcuna informazione, per non parlare di prove. Accuse gratuite, poco professionali che non hanno nulla a che fare con la realtà», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.