Russia, i servizi denunciano attacchi hacker. Siamo alla cyber-guerra?
Mentre la Cia accusa Mosca di aver influenzato le elezioni americane, i servizi russi denunciano attacchi hacker a istituzioni economiche. Siamo alla cyber-guerra?

MOSCA - La notizia campeggia, in queste ore, sulle prime pagine dei principali media occidentali: secondo il Washington Post, un rapporto della Cia rivelerebbe come lo spauracchio tanto sventolato durante la campagna elettorale americana - e cioè una possibile intromissione russa nelle elezioni a favore di Donald Trump - si sia in effetti realizzato. La vittoria del candidato repubblicano, insomma, secondo l'agenzia statunitense, sarebbe stata in effetti favorita dal solerte impegno del Cremlino, accusato di aver portato avanti una «vasta operazione» per sostenere Trump, e di aver fornito, tra le altre cose, a WikiLeaks le e-mail del Comitato nazionale democratico per screditare Hillary Clinton.
L'attacco alla Russia denunciato dall'FBS
Che tali accuse siano fondate o meno, di certo fanno molto più notizia del presunto attacco informatico su larga scala contro la Russia, infine sventato, denunciato nelle scorse ore in una nota ufficiale dall'FBS, i servizi segreti russi. Secondo cui l’obiettivo dell’attacco sarebbero state le istituzioni economiche di Mosca, «allo scopo di destabilizzare il sistema finanziario della Federazione, comprese le attività di alcune grandi banche». Un attacco che, secondo quanto si legge, prevedeva anche l’infiltrazione sui social e sul sistema della telefonia mobile, con l'obiettivo di diffondere notizie manipolate di una presunta «crisi del sistema creditizio e finanziario in Russia, e del fallimento e della revoca di licenze di un certo numero di banche». Il fine ultimo sarebbe stato quello di scatenare panico in Borsa.
Chi è stato?
Chi è stato? Mosca accusa «servizi segreti stranieri» senza però specificarne la nazionalità. L'intelligence russa riferisce di aver individuato i server da cui l'attacco sarebbe partito, situati in Olanda, ma appartenenti ad una società di hosting ucraina, la Blazing Fast, con sede a Kiev. La società, però, ha smentito categoricamente un proprio coinvolgimento con un post su Facebook, e si è detta pronta a collaborare per verificare le accuse di Mosca.
Tanti precedenti
Ma non è la prima volta che qualcosa di simile accade. Lo scorso luglio, l'FSB denunciò l'infiltrazione di un potente malware nei computer di almeno 20 organizzazioni statali russe, strutture della difesa e della ricerca. Il virus, «progettato e realizzato professionalmente», sarebbe stato in grado di attivare telecamere e microfoni dei computer, di rubare documenti e conservare traccia della navigazione. E ancora, solo qualche giorno fa, la Banca Centrale russa ha denunciato che, a causa di ripetute violazioni nel corso dell'anno, sarebbero andati in fumo ben 2 miliardi di rubli. E' verosimile che dietro a tali furti non si nascondano governi stranieri, ma veri e propri ladri informatici. Ma il dubbio che sia in corso una vera e propria cyber-guerra tra Occidente e Russia sussiste da tempo, almeno da quando da Washington hanno cominciato a puntare il dito contro Mosca, accusandola di influenzare le elezioni presidenziali.
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Le minacce di Obama e Biden
Accuse a seguito delle quali lo stesso presidente Barack Obama aveva promesso ritorsioni. Lo stesso vicepresidente Joe Biden disse alla NBC che da Washington sarebbe partito «un messaggio» diretto a Putin, minacciando il «massimo impatto possibile». Del resto, la lista dei recenti attacchi hacker dei quali gli Usa accusano Mosca è decisamente lunga.
Gli attacchi di cui gli Usa accusano la Russia
A settembre, un gruppo di hacker informatici identificati come i russi della Fancy Bear’s ha violato il database della Wada, l’agenzia antidoping mondiale, e ha iniziato a far trapelare rivelazioni che coinvolgono atleti statunitensi di primo piano. Un altro attacco ha colpito Michelle Obama, che ha visto pubblicato in rete il suo passaporto, e Colin Powell, di cui sono state rese note dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti di Hillary Clinton e Donald Trump. Poi sono arrivate le nuove rivelazioni di WikiLeaks sulla Clinton, e sui favoritismi praticati del Partito democratico nei suoi confronti e a svantaggio di Bernie Sanders. E ancora, si può ricordare il cyberattacco in grande stile che, un paio di mesi fa, ha messo KO centinaia di siti web americani, colpendo, tra gli altri, quelli di Twitter, Financial Times, Spotify, Reddit, eBay e New York Times.
Putin è già corso ai ripari
Che le ultime infiltrazioni denunciate da Mosca possano ricondursi a questo inquietante quadro, ricollegandosi alle minacce di Obama e Biden? Quello che è certo è che il presidente Vladimir Putin ha deciso di correre ai ripari, approvando tre giorni fa la nuova Dottrina sulla Sicurezza delle Informazioni, tesa a riorganizzare il sistema di difesa del Cremlino di fronte all’uso illimitato delle informazioni, alle minacce di manipolazione propagandistica e di attacchi informatici che possono mettere a rischio la sovranità nazionale.
Cyber-guerra fredda
Nel documento, si afferma che «uno dei principali fattori negativi per la sicurezza delle informazioni nella Federazione russa è l’influenza straniera», e si sottolinea che «alcuni Paesi hanno esteso la portata dei loro mezzi di comunicazione in operazioni psicologiche volte a destabilizzare la situazione politica e sociale interna sia in varie regioni del mondo che in Russia. Tali operazioni delle agenzie di intelligence straniere minano la sovranità e violano l’integrità territoriale dei paesi colpiti». La tensione, come si vede, è altissima. E tutto fa pensare che questo revival della Guerra fredda stia imperversando innanzitutto e con maggior virulenza nel cyberspazio.
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