23 marzo 2019
Aggiornato 14:00
Sperano in un'ondata nazionalista

Usa 2016, è festa tra i populisti europei per la vittoria di Trump

I cosiddetti «populisti» europei sono entusiasti della vittoria di Donald Trump, che ha ridato linfa ai loro movimenti nella vecchia Europa

Il nuovo presidente americano Donald Trump.
Il nuovo presidente americano Donald Trump. Shutterstock

PARIGI - La vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa ha ridato fiato e linfa ai partiti populisti, nazionalisti e anti-migranti anche nella vecchia Europa. E il nazionalismo anti-stranieri, anti-elite e anti-globalizzazione ha infuso speranza negli elettori in tutto il continente in vista delle prossime tornate elettorali. Tra i primi a fare le congratulazioni a Trump per la vittoria la leader del Front National (FN), Marine Le Pen, candidata per le presidenziali francesi del 2017, che ha twittato commentando che adesso gli americani sono «liberi».

von Storch: cambiamento politico chiaro
«La vittoria di Trump è il segnale che le persone nel mondo vogliono un cambiamento politico chiaro», ha dichiarato Beatrix von Storch, uno dei leader del partito tedesco di destra AfD, in costante crescita di consensi nel Paese. Il numero uno dell'estrema destra islamofobica olandese Geert Wilders ha scritto al neo eletto presidente degli Stati Uniti su Twitter: «La tua vittoria è storica anche per tutti noi!».

Grillo: deflagrazione di un'epoca
E in Italia Beppe Grillo, leader del M5S, ha commentato senza mezze misure: «È pazzesco. Questa è la deflagrazione di un'epoca. È l'apocalisse dell'informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un vaffanculo generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco». Grillo è stato seguito immediatamente da Matteo Salvini, leader della Lega: «Eravamo in pochi a crederci, abbiamo fatto bene a crederci alla faccia di politologi, giornalisti, finanzieri. E' una giornata storica, il 9 novembre segna cambiamenti epocali in positivo per la pace nel mondo, per l'interesse dei cittadini italiani e del mondo: Sono cambiamenti in negativo per speculatori e burocrati, non oso immaginare lo sconforto a casa Boschi, Renzi e di tutti gli 'hilaryani'».

Zeman: sconfiggere certi centri di potere si può
Tra gli ammiratori di Trump anche il premier ungherese Viktor Orban e il presidente ceco Milos Zeman che si era schierato apertamente per il candidato repubblicano. Il capo dello stato della Repubblica ceca ha accolto con soddisfazione il risultato delle elezioni Usa e la vittoria di Donald Trump. A esternare l'opinione di Zeman, ci ha pensato questa mattina il suo portavoce, Jiri Ovcacek, che ha twittato: «I cittadini americani ci hanno insegnato, con la vittoria di Trump, come sia possibile sconfiggere i centri di potere dei media bugiardi e delle pseudo élite magniloquenti». Il portavoce del Castello di Praga ha poi aggiunto: «Dimostriamo anche noi cechi, nel 2018, di saper sconfiggere i media e le cosiddette élites». Il 2018 è l'anno in cui in Repubblica ceca si terranno le elezioni presidenziali e queste parole suonano come l'annuncio della possibile candidatura di Zeman per un secondo mandato.

Contro la politica vecchio stampo
Jeremy Shapiro, capo ricercatore del Consiglio europeo per le relazioni estere, sostiene che la vittoria del populismo di estrema destra deriva dalla «paura del cambiamento, la paura degli stranieri e la paura della contaminazione culturale». I diversi partiti o movimenti populisti sono diversi, ma condividono caratteristiche comuni, secondo l'analista. I sostenitori di questi gruppi sono contro la politica vecchio stampo, la globalizzazione e il libero mercato e spesso abitano in campagna o in piccole città. L'aumento della disuguaglianza sociale e la stagnazione dei salari in Paesi sviluppati hanno rafforzato la rabbia di questi elettori, spesso bianchi con impieghi poco specializzati che temono l'immigrazione, la forza lavoro a basso costo e il terrorismo. «L'immigrazione è il vettore più importante perché è culturalmente definibile e immediamentamente minacciosa», ha dichiarato Shapiro.

Difesa
In un periodo di incertezza uno stato forte, con frontiere sicure sembra la migliore difesa contro il mondo che cambia velocemente e il protezionismo sembra l'antidoto a decenni di globalizzazione. Per John Judis, autore dell' «Esplosione del populismo» la recessione, il debito e la stagnazione dei salari dalla crisi finanziaria del 2007-2009 hanno creato terreno fertile per questi partiti o movimenti anti-sistema. Molti osservatori tra cui lo stesso Shapiro ritengono che il ritorno del nazionalismo sia una conseguenza ineludibile e una sfida diretta alla fondazione ideologica dell'Unione europea e possa essere una minaccia anche per altre istituzioni internazionali, come la Nato, spesso attaccata da Trump.

(con fonte afp)