27 ottobre 2021
Aggiornato 04:30
Il militante jihadista è stato ucciso ad Aleppo

Isis, ucciso il portavoce Al Adnani. Perché la sua morte è importante, ma non risolve l'impasse di Washington

Il portavoce ufficiale dell'Isis, su cui pendeva una taglia Usa, è morto nella città di Aleppo. Un duro colpo per Daesh, ma che non cambia la difficile impasse di Washington nel teatro bellico

ALEPPO - Un nuovo brutto colpo per i terroristi di Daesh. Mentre lo Stato islamico batte in ritirata tanto nei territori di Siria e Iraq quanto in Libia, giunge la notizia secondo cui il suo portavoce ufficiale è stato ucciso in Siria. L'ha riferito oggi l'agenzia di stampa Amaq, legata al movimento jihadista, secondo quanto riporta la Bbc. Abu Muhammad al Adnani è morto nella città di Aleppo,ucciso «da martire mentre sovrintendeva alle operazioni per respingere le campagne militari contro Aleppo», ha detto Amaq.

Dettagli ancora da verificare
Al Adnani è considerato uno degli alti esponenti dell'Isis più a lungo sulle barricate. Non sono ancora stati chiariti dettagli sull'uccisione. Il Pentagono ha fatto sapere che l'uomo è stato il target di un raid nella città di al Bab, e i risultati sono in corso di verifica. .

Principale stratega
Il portavoce del Pentagono Peter Cook ha descritto Adnani come «il principale stratega delle operazioni estere dell'Isis», sottolineando che l'uomo ha «coordinato il movimento dei combattenti dell'Isis, incoraggiato direttamente gli attacchi di lupi solitari sui civili e su membri dell'esercito, e attivamente reclutato» nuovi uomini.

Chi era
Adnani fu uno dei fondatori dell'organizzazione, nato nel Nord della Siria nel 1977, e con una taglia imposta dagli Usa sulla sua testa da 5 milioni di dollari. Sotto la leadership di Al Baghdadi, nel 2014 ha formalmente dichiarato la nascita del Califfato sui territori di Siria e Iraq, esortando lealtà da parte di tutti i Musulmani. L'ultima sua comunicazione ufficiale risale allo scorso maggio, quando ha incoraggiato i lupi solitari a colpire senza pietà l'Occidente.Secondo fonti americane, Adnani era anche uno dei foreign fighters più attivi nell'opporsi alla presenza delle truppe americane in Iraq dopo il 2003.

Duro colpo per la propaganda dell'Isis
Di certo, la morte di Adnani costituisce un durissimo colpo per un'organizzazione terroristica che, come Daesh, punta tutto sulla propaganda: in quest'ottica, la perdita del suo portavoce è un significativo scacco. In effetti, Al Adnani è stato colui che ha incitato, in ogni parte del mondo, simpatizzanti dell'Isis a colpire, durante il Ramadan, «infedeli» occidentali. Un invito che è stato raccolto tanto lo scorso anno, quanto nell'ultimo, causando notevole spargimento di sangue in Europa e non solo. 

Difficilmente rimpiazzabile
Certo, come in ogni organizzazione terroristica, un portavoce è facilmente rimpiazzabile. Ma è pur vero che, per l'Isis, le qualità di cui disponeva Adnani - capacità oratoria ed esperienza militare - saranno più difficilmente sostituibili. Inoltre, per Daesh rimane un brutto colpo a livello d'immagine: anche perché questa perdita giunge proprio in un momento in cui i media di tutto il mondo registrano una progressiva battuta d'arresto nel controllo territoriale da parte dell'organizzazione terroristica, ormai quasi del tutto cacciata da Sirte, in Libia, e in netta ritirata in Siria e in Iraq.

Ma in Siria per gli Usa resta l'impasse
Sebbene dunque la morte di Adnani è certamente una perdita significativa per l'organizzazione terroristica, è pur vero che l'operazione ha un'importanza più «d'immagine» che «di fatto" per Washington, che l'ha portata a termine e poi annunciata forse anche nella speranza di distogliere l'attenzione dalla complicatissima posizione in cui si trova in Siria. E' innegabile che, in quel teatro bellico, gli Usa stiano attraversando una grave impasse, specialmente dopo il controverso intervento turco. Washington, infatti, da un lato fatica a trovare un accordo con Mosca, che sostiene il regime di Assad in funzione anti-Isis, dall'altro lato si dichiara alleata di Ankara, che però non perde occasione per colpire platealmente i combattenti curdi: i quali, da sempre alleati sul campo degli Stati Uniti, sono anche tra i principali artefici delle sconfitte inflitte a Daesh. Una impasse decisamente difficile da sciogliere, e che rende i negoziati per la pace nel Paese ancora più difficili.