14 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Aiuti umanitari e sanitari

Libia, ecco la richiesta del premier al Serraj all'Italia

Aiuti umanitari e soccorsi sanitari: il premier libico Fayez al Sarraj ha avanzato la sua richiesta all'Italia. Raid e operazioni militari sono riservate agli Usa

TRIPOLI - «Aiuti umanitari e soccorsi sanitari»: il primo ministro libico Fayez al Sarraj ha avanzato la sua richiesta all'Italia. Un impegno concreto, che comporterebbe anche l'invio di addestratori militari nel settore dello sminamento, lì dove ce n'è più bisogno: a Sirte, dove infuria la battaglia tra i jihadisti e i misuratini, e dove le mine disseminate dall'Isis hanno già fatto più di 300 morti e 3.000 feriti. «La richiesta è arrivata e l'esecutivo la sta valutando», ha confermato ad askanews una fonte del governo, ricordando che il nostro Paese è già da tempo impegnato in attività di aiuti e sostegno alle legittime autorità libiche, soprattutto «in ambito umanitario e di soccorso ai feriti».

Addestratori per lo sminamento già in Libia
Secondo fonti libiche citate da Repubblica, addestratori italiani per lo sminamento sarebbero già in Libia. «Sappiamo che sono arrivati i vostri soldati che ci addestrano a rimuovere le mine, con gli equipaggiamenti e le protezioni per gli uomini», è stato spiegato, evidenziando un impegno contro quello che sembra essere il principale problema - assieme ai cecchini - delle truppe misuratine impegnate nella battaglia di Sirte. Ma le fonti governative italiane escludono tale ipotesi e sottolineano che una decisione non è stata ancora presa: l'eventuale invio degli aiuti, addestratori compresi, potrebbe avvenire in futuro con il via libera dell'esecutivo a un'operazione inquadrata nell'ambito degli sforzi internazionali contro i jihadisti dell'Isis in Libia, in particolare nell'area di Sirte. «Per qualsiasi nuova iniziativa, il governo coinvolgerà il Parlamento», ha spiegato la fonte.

Solo intervento americano
Insomma, nessun militare italiano al momento sta operando in Libia sotto il comando militare delle nostre Forze armate. E lo stesso Sarraj esclude per ora l'ipotesi dell'invio di truppe straniere sul terreno. Non le vuole e non le ha chieste. «Ho chiesto solo l'intervento con attacchi aerei Usa che devono essere molto chirurgici e limitati nel tempo e nelle zone geografiche, sempre coordinati con noi. Non ci servono truppe straniere sul suolo della Libia», ha sottolineato in un'intervista al Corriere della Sera. Non è escluso però l'invio di soldati italiani per operazioni speciali, sulla base di un decreto del Consiglio dei ministri adottato nello scorso inverno. «Ma in questo caso non sarebbe per attività di sminamento, ma per garantire la necessaria cornice di sicurezza ai nostri agenti» dell'intelligence, ha sottolineato la fonte.

In campo umanitario
Il contributo più significativo, almeno in questa fase, l'Italia potrà dunque continuare a fornirlo in campo umanitario. Lo stesso Sarraj ha ricordato che «sin dall'inizio» il nostro Paese ha sostenuto l'esecutivo libico installato a Tripoli. «All'Italia chiediamo qualsiasi aiuto possa darci. L'Isis è un nemico difficile, infido, pericoloso per il nostro Paese, ma anche per l'Italia, l'Europa e il mondo intero», ha detto Sarraj. I soldati libici hanno certamente compiuto dei progressi contro i jihadisti del califfato, avanzando per centinaia di chilometri. Ma l'Isis, adesso, ricorre a «tattiche nuove nella difficile guerra urbana per le strade di Sirte». «Sono infidi, pericolosi», ha avvertito Sarraj. 

Guerra senza fine
Nella città natale di Gheddafi è in corso un bagno di sangue continuo, con la crescente necessità di aiuti e soccorsi. Gli americani sono operativi da tempo nella regione. Ma i raid aerei statunitensi sugli obiettivi dell'Isis sono appena iniziati e non hanno ancora prodotto risultati rilevanti. Secondo il Washington Post, adesso, ad essere coinvolto sul terreno è anche un limitato numero di militari Usa che si stanno coordinando sui raid aerei e stanno fornendo informazioni d'intelligence alle forze impegnate sul territorio libico. Il personale Usa è numericamente contenuto ma sta agendo al fianco dei soldati britannici a Sirte, secondo fonti americane e libiche.

Aiuto internazionale
«La nostra Libia ha bisogno dell'aiuto internazionale nella battaglia contro l'Isis», l'Italia è parte dell'alleanza internazionale guidata dagli Usa contro l'Isis e sta ai comandi dell'alleanza decidere come cooperare militarmente, ha ricordato Sarraj. «Ma all'Italia noi chiediamo di trattare e curare nei suoi ospedali i nostri feriti di guerra. Vorremmo più cooperazione in questo senso. Gli aiuti medici e i visti per il trasferimento dei nostri feriti sul vostro territorio dovrebbero essere più rapidi. Abbiamo anche richiesto alcuni ospedali da campo che sarebbero molto utili per trattare in tempo utile i nostri feriti gravi sulle prime linee», ha insistito il primo ministro libico. «Inoltre, abbiamo già ottenuto dall'Italia partite di visori notturni e giubbotti anti-proiettili che servono per salvare la vita ai nostri uomini. Ma non bastano. Necessitiamo di altri invii e altri aiuti».

(Fonte Askanews)