24 agosto 2019
Aggiornato 06:30
Terrorismo islamico

Iraq, perché l'Isis ha colpito i tifosi del Real Madrid

Un attentato fortemente simbolico, quello messo in atto dall'Isis in un bar iracheno popolato da tifosi del Real Madrid. Qui vi spieghiamo perché.

BALAD - L'orrore Isis non si ferma. Questa volta, nel mirino del sedicente Stato islamico un bar di Balad, città a 80 Km a nord di Baghdad, dove sono soliti riunirsi i tifosi del Real Madrid, uccidendo almeno 16 persone e ferendone altre 25. L'attacco è stato rivendicato da una cellula locale dell'Is, chiamata «Provincia di Baghdad nord». L'incursione fa seguito a una serie di attentati avvenuti nei giorni scorsi a Baghdad e rivendicati dallo Stato islamico che hanno provocato un centinaio di morti.

Un attentato simbolico
Un attentato ancora più significativo perchè appositamente studiato per colpire i tifosi del Real Madrid. Secondo il presidente del circolo locale dei tifosi della squadra madrilena Ziad Subhan, «Un gruppo di terroristi dell'Is è entrato nel caffè armato di fucili AK-47, sparando a tutti quelli che si trovavano lì». «Loro non amano il calcio - ha spiegato Subhan - pensano che sia contrario all'Islam». La rivendicazione dell'Isis riporta che l'obiettivo erano gli sciiti. Dopo l'attacco, due degli assalitori si sono fatti esplodere in mezzo ad agenti delle forze di sicurezza giunti sul posto.

Come al Bataclan...
Come riporta El Paìs, il club del Real Madrid ha confermato e condannato l'attacco. E anche il circolo locale dei tifosi della squadra spagnola ha condannato su Facebook «questo atto terroristico codardo». Quest'ultimo attentato che ha sconvolto l'Iraq riporta alla memoria quello messo in atto lo scorso novembre a Parigi, che ha colpito il teatro Bataclan. Sono attacchi fortemente simbolici, sia che essi avvengano in Europa, sia in Medio Oriente, perché prendono di mira luoghi e persone votati allo stile di vita occidentale. Il teatro, il calcio ne sono innegabilmente emblemi.

La passione degli arabi per il Real Madrid (e il Barcellona)
Gli iracheni, come gli arabi in generale, sono appassionati di calcio, e tra le squadre più seguite ed apprezzate ci sono proprio il Real Madrid e il Barcellona. Le loro partite sono seguite da decine di migliaia di affezionati, e quando le due squadre si sfidano, le città letteralmente si paralizzano. Ma per l'Isis, il calcio - esattamente come ogni forma di arte, musica e svago - è contrario ai precetti dell'Islam. E non è la prima volta che il mondo calcistico diventa un target dei terroristi in Medio Oriente. A fine marzo, un kamikaze ha ucciso  trenta persone riunite in uno stadio di Iskandariyah, a sud di Baghdad. Si pensi anche all'attacco allo Stade de France lo scorso novembre, dove si giocava Francia-Germania, e l'allarme che qualche giorno dopo ha costretto ad annullare Germania-Olanda allo stadio di Hannover.

Iraq, un Paese sull'orlo del precipizio. E l'Isis se ne approfitta
Senza contare il terribile quadro generale in cui versa attualmente l'Iraq. L'11 maggio è stata una giornata di orrore, uno dei giorni più sanguinosi della storia del Paese. Quattro attentati suicidi hanno provocato almeno ottanta vittime a Sadr City, uno dei quartieri più poveri di Baghdad. Quasi subito hanno cominciato a circolare immagini scioccanti delle vittime. Secondo alcuni analisti, l'Isis starebbe perdendo terreno in Iraq, e starebbe cercando di approfittare della crisi politica che il Paese sta vivendo per ribaltare la situazione. Inoltre, come riporta El Pais, gli osservatori hanno anche notato un cambiamento di tattica: non più attentati suicidi, ma spesso terroristi che colpiscono cercando di salvarsi: il che può indicare una mancanza di volontari. Ad ogni modo, il susseguirsi di attacchi negli ultimi giorni indicherebbe la volontà di Daesh di esacerbare le tensioni tra le fazioni in corso ormai da decenni, e che ha portato l'Iraq sull'orlo di una guerra civile.