19 ottobre 2019
Aggiornato 14:30
Per contrasti con Erdogan

Turchia, il premier Davutoglu annuncia le sue dimissioni

E alla fine si è dimesso. Ahmet Davutoglu, premier turco, tra i principali artefici dell'accordo con l'Ue sui migranti e 'creatura politica' di Erdogan, si è dimesso. A causa delle tensioni con il presidente. Ecco i motivi dello scontro

ANKARA - E' stato definito un incontro «drammatico», quello intercorso tra il premier turco Ahmet Davutoglu con il presidente Tayyp Recep Erdogan. Che poi ha portato alle dimissioni del primo ministro. Le avvisaglie c'erano già da tempo, e la situazione è apparsa definitivamente compromessa qualche giorno fa, quando Erdogan si era lasciato sfuggire un'allusione con un riferimento facilmente identificabile: «Non bisognerebbe mai dimenticare come si è ottenuto il proprio posto». Così, il primo ministro ha annunciato che non correrà per la carica di segretario del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) al congresso straordinario del 22 maggio.

I motivi dello scontro
Lo scontro di potere riguarda innanzitutto il modo di concepire il futuro del Paese, che attraversa un periodo particolarmente turbolento, ed è da mesi obiettivo di attacchi terroristici da parte di fondamentalisti islamici e del Pkk curdo. Erdogan, in questo, incarna sempre più il rischio di una svolta autoritaria - oltre che "super-presidenzialista" - che sarebbe pericolosissima per gli alleati della Nato. A far traboccare il vaso sarebbe stata - secondo i media - l'eccessiva «autonomia» con cui il premier ha gestito con l'Ue l'accordo sui migranti e che pure ha consentito ad Ankara di portare a casa la liberalizzazione dei visti Ue ai cittadini turchi. Tantomeno, sarebbe stata apprezzata da Erdogan la volontà di Davutoglu di tornare al tavolo negoziale con i curdi. Di qui, la decisione di fermarlo, togliendogli i poteri, o meglio facendoglieli togliere dal direttivo del partito che, qualche giorno fa, ha negato al Davutoglu il potere di assegnare l’incarico ai capi delle sezioni provinciali del partito.

Un sodalizio finito male
In effetti, Erdogan ha sempre considerato Davutoglu una propria creatura politica, e il sodalizio tra i due si realizzò in particolare nel 2003, quando il professore universitario specializzato in Medio Oriente divenne consigliere di Erdogan durante il suo primo mandato da premier. Poi, nel 2009, arrivò la nomina a ministro degli Affari Esteri e infine, nel 2014 quella a primo ministro e a leader dell’Akp in seguito all’elezione di Erdogan a presidente della Repubblica dopo tre mandati consecutivi come capo del governo. Erdogan, però, per mantenere saldo il potere nelle sue mani, aveva bisogno di un premier «malleabile» e sufficientemente controllabile: la figura di Davutoglu, come ben spiega la BBC.

Chi sarà il successore?
Evidentemente, però, qualcosa si è rotto: e ora Erdogan ha bisogno di un premier più «obbediente». Le voci delle dimissioni hanno cominciato a rincorrersi da diverse ore, e sono diventate una certezza dopo il faccia a faccia tra i due leader. E ad Ankara emergono già i primi nomi dei candidati alla successione del premier: Berat Albayrak, ministro dell’energia e genero di Erdogan, Binali Yildirim, ministro delle Infrastrutture e falco del presidente, Bekir Bozdag, ministro della Giustizia, Numan Kurtulmus, vicepremier e infine Mehmet Muezzinoglu, ministro della Sanità.