28 settembre 2020
Aggiornato 18:00
La testimonianza

Bruxelles, racconto da Molenbeek dove i finanziatori del terrorismo lobotomizzano vite piene di noia

Quella che è in atto è una vera e propria guerra finanziata dagli emiri dei petroodollari alla piccola-media borghesia, quella nata dalla rivoluzione francese, che tiene insieme le società, al lavoro e all’impresa

BRUXELLES - «Verranno a prendervi nelle vostre case, nelle vostre piazze e nelle vostre vite. Avete aperto le porte dell’inferno». Queste parole mi furono dette nel lontano e mai così vicino 2004. Seduto nella piccola stanza di un albergo di Baghdad, il colonnello ormai in ciabatte paventava scenari apocalittici e dieci e venti anni. Mi parvero parole fuori posto di un uomo allo sbando e umiliato, prive di relazione con la realtà. I mercati della capitale irachena proprio in quel tempo cominciavano a traboccare di merci, e presto l’opulenza avrebbe sostituito ogni miraggio di vendetta. I carri armati americani non giravano più per le strade, il coprifuoco era finito e la vita riprendeva. Certo il quartiere di Sadr City, uno dei luoghi più infernali che abbia mai visto, bolliva come un vulcano con la sua turba pronta ad esplodere: ma erano tutti sciiti e presto avrebbero preso il potere con un bella fetta di torta.

"Fatto fuori Saddam avete pensato di aver vinto la guerra, invece avete eliminato il vostro miglior alleato»
Errore. Clamoroso errore dettato da ignoranza. Che cominciai a comprendere quando assistetti, esterrefatto, al primo pellegrinaggio sciita post Saddam verso la città «santa» di Kerbala. Un uomo colto il colonnello, per molti versi raffinato e maniaco delle formalità del mondo militare. Aggiunse: «Non avete capito voi occidentali che la cultura mediorientale necessita di un califfo laico. Le nostre genti sono settarie, fanaticamente religiose, e solo uomini di forza possono tenere insieme gruppi che si odiano visceralmente. Fatto fuori Saddam avete pensato di aver vinto la guerra, mentre avete eliminato il vostro miglior alleato». Davanti a un misero pollo arrostito predisse esattamente tutto quanto sta avvenendo oggi. Guerre su vasta scala, terrorismo, migrazioni di massa incontrollabili.

Omertà assoluta per le strade di Molenbeek
Dopo undici anni da quell’incontro, in seguito agli attentati parigini di novembre, camminavo per le vie di Molembeek, il quartiere maghrebino di Bruxelles dove una vasta organizzazione terroristica è coperta da una vasta rete sociale. E questa è forse la realtà peggiore di tutte: le dimensioni dell’empatia, le dimensioni dell’omertà, che hanno coperto gli assassini hanno dimensioni inimmaginabili. Centinaia, migliaia di persone pronte a coprire, informare, dare ospitalità, far scappare, nascondere. Pronte a organizzare sul campo una risposta militare all’arresto del terrorista Salah, con una potenza di fuoco geometrica. Negare tutto questo è folle. Negare che questo tragga origine dall’analisi di quel colonnello, poi morto in combattimento a Falluja nel 2004, lo è altrettanto. Un nido di vipere velenose, protetto dallo stato sociale belga: questo è Molembeek. E oggi non ci resta che sperare che sia solo Molembeek ad essere così.

Ragazzi impregnati di integralismo anti-occidentale
Un luogo senza lavoro, dove file interminabili di caffè pullulano di giovani che passano le giornate a impregnarsi di integralismo anti-occidentale via televisione satellitare. A cinquecento passi dallo sfavillante centro cittadino, oggetto di concupiscenza e non di odio. Perché sostenere che questi uomini e queste donne odino lo stile di vita occidentale è fuori luogo. Farne delle icone monastiche, dedite all’ascetismo, è una banalizzazione cieca. Nella pastoia senza ideologica dove sguazzano lo stile di vita iper consumista è bramato, e i finanziatori globali del terrorismo, gli emiri dei petrodollari, meglio di chiunque altro lo possono dimostrare. Per la carne da cannone di Molenbeek invece basta come detonatore la noia assoluta, vite senza lavoro e senza scopo, senza una meta. Vite riempite non dalla religione ma dalla propaganda politica dei media finanziati dagli emiri dei vari stati canaglia.

Una guerra alla piccola-media borghesia europea
E la turba ingrossa sempre più mentre noi cerchiamo nelle moschee quello che si potrebbe trovare con grande abbondanza guardando mezz’ora di immagini patinate piene di odio. Siamo di fronte alla crisi di un classe sociale in Europa. Una classe sotto attacco da parte delle istituzioni finanziarie che fanno e disfano nelle vite di tutti, sotto attacco da parte del terrorismo globale che piazza bombe e apre il fuoco alla cieca. E’ una guerra mossa alla piccola borghesia, quella nata dalla rivoluzione francese, al ceto medio che tiene insieme le società, al lavoro e all’impresa. Paralizzare tutto, tornare indietro nel tempo, nei secoli. Chi è morto oggi, come ieri a Parigi? Chi morirà nei prossimi attentati? Chi perderà le libertà conquistate? Chi vedrà tagliato la sanità in nome della sicurezza armata? A tutte queste domande, e a molte altre una sola risposta: noi. Le persone normali alla ricerca di un lavoro, di un momento di svago, di amicizia e amore.