30 settembre 2020
Aggiornato 02:00
Russia manterrà difesa aerea S-400. De Mistura: passo significativo

Siria, Mosca avvia il ritiro, ma la «lotta al terrorismo prosegue»

A meno di 24 ore dall'annuncio di Vladimir Putin, la Russia ha cominciato a rimpatriare, uomini, materiali e mezzi dalla Siria

DAMASCO - A meno di 24 ore dall'annuncio di Vladimir Putin, la Russia ha cominciato a rimpatriare, uomini, materiali e mezzi dalla Siria. Il Cremlino ha comunque confermato questa mattina che manterrà nel Paese tutti i mezzi necessari alla protezione delle sue strutture, compresi i sistemi di difesa aerea S-400. E i raid contro «obiettivi terroristici» proseguiranno: «è ancora presto per parlare di vittoria sui terroristi», ha dichiarato il vice ministro della Difesa, il generale Nikolai Pankov, presso la base aerea russa nel Sud-Ovest della Siria.

Il ritiro degli aerei
I primi aerei russi hanno lasciato la base di Hameimin questa mattina. I velivoli da trasporto T-154 e i cacciabombardieri Su-34 hanno preso il volo in direzione della Federazione russa dopo essere stati caricati di materiale ed equipaggiamenti militari. Ma non tutto sarà riportato indietro. Il nuovissimo sistema di difesa S-400 resterà in piedi e pronto all'uso. «al fine di fornire in modo efficace la sicurezza, è necessario», ha sottolineato il capo dell'amministrazione del Cremlino, Sergei Ivanov.

Missione compiuta?
Se infatti, Putin ha dichiarato «nel complesso eseguito» il «compito affidato al ministero della Difesa e alle forze armate russe" in Siria, Mosca ha deciso di proseguire il suo impegno nella lotta al terrorismo». «E' troppo presto per parlare di vittoria sui terroristi. L'aviazione russa ha la missione di proseguire i suoi raid aerei contro obiettivi terroristici», ha confermato Pankov. E a rafforzare la convinzione del Cremlino è arrivato oggi l'annuncio del Fronte al Nusra, ramo di al Qaida in Siria, di una nuova offensiva nel Paese in temi brevissimi, 48 ore. «E' chiaro che la Russia ha subito una sconfitta ed entro 48 ore il Fronte al Nusra lancerà un'offensiva in Siria», ha detto via Skype all'Afp un comandante della formazione jihadista in Siria.

Porte aperte
Insomma, all'indomani dell'annuncio a sorpresa del ritiro russo, l'impressione è che il Cremlino voglia tenere più di una porta aperta: via «gran parte» del contingente, ma restano in Siria armi e uomini in grado di reagire se ci saranno sorprese. La mossa conferma che Putin - che oggi incontrando i vertici dell'Interno ha evitato accuratamente di parlare di Siria - vuole evitare innanzitutto di restare impelagato a lungo in un conflitto che, una volta avviati i colloqui politici, non potrebbe più gestire in modo «unilaterale», come de facto è stato dall'inizio dell'intervento russo a fine settembre. Il presidente russo sa bene, inoltre, che l'opinione pubblica non gli perdonerebbe mai un «nuovo Afghanistan», una guerra dai tempi lunghi e magari con l'impegno dichiarato di un contingente di terra per il peacekeeping. E poi c'è la questione del peso economico della guerra, che la Russia non può permettersi in una fase di crisi economica, con i prezzi del petrolio ai minimi. Ancora lo scorso ottobre, fonti del Cremlino indicavano come «data limite» la fine del mese di marzo.

Reazioni
La decisione di Putin sul ritiro parziale dei militari russi - comunicato personalmente al telefono al presidente Barack Obama - ieri era stata giudicata «positiva» dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e dall'Iran. Anche l'opposizione siriana si era rallegrata della notizia, pur attendendo di vederne l'impatto sul terreno. «Noi dobbiamo verificare la natura di questa decisione e il suo significato», ha dichiarato a Ginevra alla stampa Salem al Meslet, portavoce della delegazione dell'Alto comitato per i negoziati (Hcn), che riunisce i gruppi chiave dell'opposizione impegnati nei negoziati di pace mediati dalle Nazioni unite.

Sviluppo significativo
Da parte sua, l'inviato Onu Staffan De Mistura lo ha definito «uno sviluppo significativo». «L'annuncio del presidente Putin, nel giorno stesso di inizio di questo round di negoziati intersiriani a Ginevra, è uno sviluppo significativo che, noi speriamo possa avere un impatto positivo sullo stato di avanzamento dei negoziati a Ginevra, che mirano a trovare una soluzione politica al conflitto siriano e una transizione politica pacifica nel Paese», ha spiegato de Mistura. Analogo l'auspicio espresso stamane dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. «La mia vera speranza è che l'annuncio» del ritiro delle truppe russe in Siria «possa consolidare il cessate il fuoco» che «è un mezzo miracolo che dura ormai da 20 giorni».

(Con fonte Askanews)