8 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Giappone, a un anno dal sisma il paese ha ricordato le vittime

A Tokyo si è svolta una cerimonia ufficiale al Teatro Nazionale, alla presenza dell'imperatore Akihito e di sua moglie Michiko, di esponenti del governo e di circa 1.200 invitati. Manifestazioni contro il nucleare a Fukushima

KORIYAMA - Il Giappone si è fermato oggi per ricordare le vittime del devastante tsunami di un anno fa, all'origine anche della catastrofe nucleare di Fukushima. Ma decine di migliaia di persone hanno anche manifestato proprio nella prefettura di Fukushima, nel nordest del Giappone, per chiedere l'abbandono dell'energia nucleare.
Le cerimonie in memoria delle vittime del sisma si sono svolte simultaneamente alle manifestazioni antinucleariste. Si stima che nella provincia di Fukushima sono 160.000 le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case, volontariamente o forzatamente, a causa del grave incidente nella locale centrale nucleare.

In tutto il paese è stato osservato un minuto di silenzio alle 14.46 (ora locale, le 6.46 in Italia), il momento esatto della potente scossa di magnitudo 9 che un anno fa provocò il devastante tsunami, che ha fatto circa 19.000 morti. Le sirene hanno risuonato per richiamare la popolazione al raccoglimento.
A Tokyo si è svolta una cerimonia ufficiale al Teatro Nazionale, alla presenza dell'imperatore Akihito e di sua moglie Michiko, di esponenti del governo e di circa 1.200 invitati che hanno intonato l'inno nazionale prima di raccogliersi in preghiera per le vittime.

A un anno dall'Apocalisse, la difficile ricostruzione - Per il Giappone è stato un anno orribile. I dodici mesi seguiti al'11 marzo 2011, 14.45 locali, quando si produsse nel Pacifico un devastante terremoto con conseguente tsunami che spazzò via la costa nord-orientale nipponica, sono stati difficili, pesanti, anche per l'incertezza prodotta dall'evoluzione del più duraturo dei danni collaterali del sisma/maremoto: l'incidente nucleare di Fukushima.
I giapponesi hanno un'espressione che indica il loro atteggiamento di fronte alle situazioni che non possono essere controllate. «Shikata ga nai», non c'è nulla da fare, indica non la rassegnazione, ma la consapevolezza che ci sono forze più grandi che vanno al di là delle possibilità umane di indirizzare la catena degli eventi. Un fatalismo probabilmente forgiato proprio nell'esperienza della continua tensione tra uomo e natura in un paese tra i più instabili al mondo dal punto di vista geologico.
La risposta a eventi naturali devastanti, come s'è potuto vedere nell'anno trascorso, è di frenetica attività per ricostruire, rinnovare, tornare a vivere. Un discorso a parte vale per Fukushima, che resta il grande punto interrogativo sul futuro del Giappone stesso. Mentre il sisma/tsunami è stato certamente un disastro naturale, quello di Fukushima è stato un disastro provocato dall'uomo. La vecchia centrale s'è dimostrata mal progettata rispetto al rischio di tsunami e le procedure si sono dimostrate inadeguate. La mancanza di comunicazione tra il governo e la Tokyo denryoku (Tepco), operatore della centrale, ha contribuito probabilmente a creare ulteriore confusione nei giorni del disastro.