5 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Un martedì fondamentale per le primarie

Al via il Super-Tuesday: ecco cosa accadrà oggi

Archiviati i primi risultati di febbraio, che hanno già dato indicazioni importanti per l'assegnazione delle nomination in vista delle elezioni presidenziali statunitensi dell'8 novembre, oggi le primarie repubblicane e democratiche vivranno un momento fondamentale: è il cosiddetto Super Tuesday

NEW YORK - Archiviati i primi risultati di febbraio, che hanno già dato indicazioni importanti per l'assegnazione delle nomination in vista delle elezioni presidenziali statunitensi dell'8 novembre, oggi le primarie repubblicane e democratiche vivranno un momento fondamentale: è il cosiddetto Super Tuesday.

La storia
Il Super Tuesday fu ideato nel 1988 per combattere la cosiddetta «sindrome dell'Iowa», lo Stato che per primo vota, attirando l'attenzione di candidati e mass media, ma che non è assolutamente rappresentativo dell'elettorato statunitense. Lo Stato, spesso, premia candidati molto presenti sul territorio, con poche risorse, come Rick Santorum (2012) e Mike Huckabee (2008), e scarse prospettive. Con il Super Tuesday, i candidati devono condurre una campagna elettorale capillare, venendo esposti alla durezza e ai costi di una campagna nazionale; un momento, quindi, decisivo per i candidati.

Repubblicani
I repubblicani voteranno in 11 Stati, che metteranno in palio 595 delegati, in gran parte assegnati proporzionalmente e legati alla scelta degli elettori (sono i delegati che, alla convention di partito, scelgono il candidato alla presidenza). Sono in programma le primarie in Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont e Virginia, e i caucus in Minnesota e Alaska. Inoltre, sono in programma anche i caucus in Colorado e Wyoming (e la chiusura dei caucus in North Dakota), ma senza preferenze presidenziali: i delegati del partito sceglieranno in un secondo momento il candidato da sostenere alla convention nazionale. Per conquistare la nomination del Grand Old Party, servono 1.237 delegati. Al momento, Donald Trump è in testa con 82 delegati, frutto delle tre vittorie consecutive in New Hampshire, South Carolina e Nevada, dopo il secondo posto in Iowa; alle sue spalle, il senatore Ted Cruz, vincitore in Iowa, con 17 delegati, e il senatore Marco Rubio con 16; più staccati, due candidati destinati a lasciare presto la competizione: il governatore John Kasich, con sei, e l'ex neurochirurgo Ben Carson, con quattro. Trump potrebbe conquistare tutti gli Stati in palio, secondo i sondaggi: l'unico che appare in dubbio è il Texas, quello che assegna più delegati in giornata, ovvero 155 (in generale solo la California, con 172, ne assegna di più). È lo Stato che Ted Cruz rappresenta nel Senato federale dal 2012 e dove ha costruito una forte rete di sostenitori e ha ottenuto importanti 'endorsement', come quelli dell'ex governatore Rick Perry e dell'attuale governatore, Greg Abbott. La media dei sondaggi di Real Clear Politics gli assegna 7,2 punti di vantaggio su Trump: se non dovesse vincere, difficile immaginare che possa battere il miliardario di New York altrove.

Democratici
I democratici voteranno in 12 Stati, che metteranno in palio 894 delegati, assegnati proporzionalmente, e 140 superdelegati, ovvero membri del Congresso, governatori, ex presidenti e alti esponenti del partito che partecipano alla convention e sono liberi di votare per chi vogliono: le primarie sono in programma in Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont e Virginia, mentre in Minnesota, Colorado e nelle Samoa americane sono in programma i caucus; inoltre, potranno votare anche i cittadini statunitensi all'estero, fino all'8 marzo (ci sarebbero circa 8,7 milioni di elettori statunitensi all'estero, secondo la Cnn). Per conquistare la nomination del partito democratico, servono 2.383 delegati. Finora, Bernie Sanders ha tenuto testa a Hillary Clinton, con una netta vittoria in New Hampshire, un 'pareggio virtuale' in Iowa e due sconfitte (attese) in Nevada e South Carolina, quest'ultima maturata con un distacco di 47,5 punti percentuali. Al momento, sono stati assegnati 91 delegati a Clinton e 65 a Sanders; il problema, per il senatore del Vermont, sono i superdelegati: il conteggio totale è impietoso: 453 a 20 per l'ex segretario di Stato. Lo spostamento della primarie a Sud mostrerà probabilmente i limiti della candidatura di Sanders, riuscito ad attirare il voto dei giovani, dei bianchi progressisti e anche delle donne, ma non degli afroamericani, come dimostrato anche dal South Carolina, dove quasi nove elettori neri su dieci hanno scelto Clinton. Martedì, il senatore è sicuro di vincere nel suo Stato, il piccolo Vermont, e ha buone chance di successo in Massachusetts; per avere delle reali possibilità di conquistare la nomination, secondo Nate Silver, l'esperto di dati statistici di Five Thirty Eight, Sanders dovrebbe vincere in questi due Stati e anche in Minnesota, Colorado, Oklahoma e Tennessee. Per quanto riguarda i primi due Stati, non ci sono sondaggi abbastanza recenti per fare delle previsioni, mentre in Oklahoma è in ritardo di 9 punti percentuali, e in Tennessee addirittura di 23 punti. I delegati sono assegnati proporzionalmente, quindi anche i distacchi tra i due candidati saranno importanti per valutare quanto, dopo il primo marzo, sarà credibile la candidatura di Sanders.

Decisivo
In passato, il Super Tuesday ha già mostrato di poter essere decisivo: nel 2012, per esempio, Mitt Romney si assicurò di fatto la nomination repubblicana; quest'anno, tra i repubblicani, Marco Rubio e John Kasich sperano di difendersi, grazie all'assegnazione proporzionale di gran parte dei delegati, per poi puntare al successo il 15 marzo in Stati che assegnano tutti i delegati al vincitore, come Florida ( che Rubio rappresenta nel Senato federale) e Ohio (governato da Kasich). Per Cruz, fondamentale sarà vincere nel suo Stato, il Texas; probabile, invece, il ritiro di Ben Carson dopo il Super Tuesday.

(Con fonte Askanews)

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