16 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Meglio su immigrazione, male su Brexit

Vertice Ue, la notizia (quasi) buona e quella cattiva

La sintesi del vertice Ue si immigrazione e Brexit l'ha data Renzi, parlando di qualche timido passo avanti sulla prima questione e di passi indietro sulla seconda

BRUXELLES - «Qualche timido passo avanti su immigrazione, passi indietro su Brexit». E' in questa sintesi del presidente del Consiglio italiano Mattero Renzi, perfetta per un messaggino da Twitter, il senso della prima giornata dei capi di Stato e di governo dell'Ue (Consiglio europeo), a Bruxelles. La riunione è finita attorno alle 2.20 del mattino, dopo una cena di lavoro che è durata sei ore. Parlando della questione britannica, Renzi, che si è fermato a fare due battute con i giornalisti all'uscita, si è detto «ancora fiducioso ma meno ottimista di quando sono entrato» al vertice. In effetti, la discussione sull'accordo con Londra per evitare l'uscita del Regno Unito dall'Ue, svoltasi nel pomeriggio, prima della cena dei leader, è stata più difficile del previsto.

Ore negoziali notturne
Il negoziato è ripreso poco prima delle 3 del mattino, con le «bilaterali» in cui il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, dovevano incontrare in successione il premier britannico David Cameron, il presidente francese François Hollande, il primo ministro belga Charles Michel (che ha le posizioni più dure sulle richieste di Londra) e il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka, che rappresenta anche gli altri paesi del gruppo di Visegrad, Slovacchia, Polonia e Ungheria (tutti preoccupati per le intenzioni britanniche di tagliare gli assegni familiari e l'assistenza sociale agli stranieri con cittadinanza Ue residenti nel Regno Unito). Si vedrà oggi se i negoziati notturni saranno riusciti a risolvere i problemi politici ancora aperti, in modo da consentire agli esperti di mettere in forma giuridicamente accettabile l'eventuale testo di compromesso e presentarlo poi all'«English breakfast» dei leader dei Ventotto, attorno alle 11 del mattino, per la firma finale dell'accordo.

Immigrazione 
Sull'immigrazione, nella breve dichiarazione alla stampa insieme a Juncker al termine della cena dei leader Tusk ha annunciato che sarà convocato un nuovo vertice straordinario Ue-Turchia, «all'inizio di marzo», con la partecipazione di tutti i Ventotto e del premier turco Ahmet Davutoglu. Juncker, da parte sua, ha sottolineato almeno due risultati positivi: laddove prima del vertice c'erano diversi paesi che «avevano dubbi», ieri tutti hanno sottoscritto all'unanimità le conclusioni che confermano l'assenza di «un'alternativa saggia e intelligente» alla cooperazione con la Turchia per la gestione del flusso di rifugiati, e sanciscono un «approccio europeo» alla crisi dei rifugiati, senza più «assoli nazionali» che sono «poco raccomandabili». Inoltre, ha aggiunto Juncker, «al prossimo appuntamento, dopo aver visto oggi che tutti i leader hanno adottato l'approccio europeo, spero che si proceda in modo più coraggioso verso l'attuazione delle soluzioni che abbiamo proposto da tempo sul ricollocamento dei rifugiati». Anche su questo, «finora c'era chi dubitava: diversi Stati membri avevano lasciato intendere che prendevano le distanze rispetto a decisioni prese due mesi fa», ha concluso il presidente della Commissione. Da notare, infine, che durante la cena Renzi avrebbe criticato gli Stati membri restii ad accogliere i rifugiati «ricollocati» da Italia e Grecia, affermando che il problema migratorio riguarda tutti, e che la solidarietà non può essere solo nel prendere. Il premier italiano avrebbe quindi lanciato un avvertimento, ricordando che sta per iniziare il negoziato sulla programmazione dei fondi Ue per il bilancio comunitario post 2020. E affermando che i «contributori netti», come l'Italia, di fronte alla mancanza di solidarietà da parte dei paesi che non vogliono attuare la «relocation», potrebbero smettere a loro volta di essere solidali e non finanziare, ad esempio, i fondi strutturali comunitari destinati in gran parte proprio a quegli stessi Stati membri (soprattutto quelli dell'Est).

(Con fonte Askanews)