24 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Putin richiama a rispetto accordi di Minsk

Ucraina, ecco cosa si sono detti Putin e Obama al telefono

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente americano Barack Obama hanno discusso telefonicamente della crisi in Ucraina, una crisi che non accenna a placarsi

MOSCA - Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente americano Barack Obama hanno discusso telefonicamente della crisi in Ucraina, sottolineando «l'importanza dei prossimi contatti tra i rappresentanti dei due Paesi sul tema», ha reso noto il servizio stampa del Cremlino.

Le richieste di Putin
Come riporta l'agenzia Interfax «in particolare Vladimir Putin ha sottolineato la necessità che Kiev rispetti gli obblighi previsti dall'accordo di Minsk, tra cui l'avvio di un dialogo diretto con il Donbas, il coordinamento degli emendamenti alla Costituzione con questo (con autorità separatiste ndr), l'organizzazione di elezioni locali e l'entrata in vigore delle leggi sullo status speciale e l'amnistia».

La frase di Obama
Nei giorni scorsi hanno fatto particolarmente discutere in Russia le parole di Barack Obama. Nel suo discorso al Congresso ha infatti dichiarato che Mosca spende risorse finanziare per sostenere «Stati clienti come l'Ucraina e la Siria», «che stanno sfuggendo dalla sua orbita di influenza», nonostante le difficoltà dell'economia russa. L'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Steven Pifer ha definito la dichiarazione di Obama sull'Ucraina «una frase strana». Secondo il dirigente del fondo «Carnegie Endowment for International Peace» Andrew Weiss, Obama si riferiva al sostegno della Russia non alle attuali autorità ucraine, ma al governo precedente guidato dal presidente Viktor Yanukovych. Weiss è convinto che l'Ucraina potesse essere considerata uno «Stato-cliente» quando la Russia nel 2014 l'aveva indebitata per 15 miliardi di dollari.

Sanzioni e reazioni
Ma la risoluzione della crisi è ancora lontana. L'Ucraina ha annunciato ieri che lancerà questa settimana una rotta commerciale per le sue merci con la repubblica ex sovietica dell'Asia centrale del Kazakistan, bypassando la Russia che applica contro i prodotti di Kiev un embargo.La Russia questo mese ha attivato nuove sanzioni contro l'Ucraina in risposta alla decisione di Kiev di attivare l'area di libero scambio con l'Unione europea. Tra i divieti attivati con l'embargo russo, c'è anche quello di far transitare merci ucraine dirette alle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale. Durante un incontro con il primo ministro Arseniy Yatsenyuk, il ministro delle Infrastrutture ucraino Andriy Pyvovarski ha detto che forniture «sperimentali» via Georgia e Azerbaigian saranno inviate verso il Kazakistan da venerdì. Il ministro ha parlato di una nuova «Via della Seta che non solo darà alle merci ucraine un accesso alternativo a mercati nel quali sono storicamente molto forti, ma creerà anche una nuova rotta commerciale tra Asia ed Europa occidentale».

Boicottaggio
Altro segnale di tensione: centinaia di attivisti ucraini hanno bloccato nei giorni scorsi la distribuzione delle sigarette in diverse città dell'Ucraina, in un atto di boicottaggio mirato a un oligarca russo che controlla buona parte del settore sia in patria che nelle regioni ucraine. Il deputato Sergiy Vystotskiy ha riferito che l'azione è stata lanciata in contemporanea a Kiev, a Leopoli e in altre località più marcatamente anti-russe. Centinaia di militanti hanno preso di mira i magazzini di una società controllata dal magnate della distribuzione Igor Kasaev, basato a Mosca e presidente del Gruppo Mercury, che controlla il 70% del mercato delle bionde in Russia e oltre il 90% di quello ucraino e kazako. Secondo Vystotskiy, l'oligarca russo ha spartito «fifty fifty il suo business con la famiglia Yanukovich»: così vengono descritti gli alleati dell'ex presidente spodestato nel 2014 dalla rivoluzione di piazza a Kiev, che avrebbero ampiamente approfittato in termini economici della vicinanza al capo dello Stato. In particolare nella città di Leopoli, cuore del nazionalismo ucraino, circa 300 persone si sono riunite stamattina per cercare di bloccare l'ingresso nello stabilimento della società russa. «Il business russo non solo si troverà a disagio in Ucraina, ma sarà costretto a lasciare il Paese», ha spiegato un attivista alla Afp. «Non c'è posto per chi sponsorizza la guerra dei separatisti». I promotori dell'azione di blocco hanno tuttavia precisato di non volere ricorrere alla violenza o di fare irruzione nei magazzini della Mercury. 

(Con fonte Askanews)