18 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Economia e politica estera i temi più controversi

L'autodifesa di Obama nell'ultimo discorso sullo stato dell'Unione

Il discorso, incentrato nuovamente sul tema del «cambiamento», ma anche della «paura», è servito al presidente Barack Obama per celebrare le proprie conquiste e, soprattutto, difendersi dalle accuse di insuccesso

WASHINGTON - L'ultimo discorso sullo stato dell'Unione appare come una sorta di bilancio di un Presidente ormai prossimo a lasciare la Casa Bianca. Così, Barack Obama ha voluto riproporre il cavallo di battaglia sul quale era stato eletto - quello del «cambiamento» - e contemporaneamente rivendicare i principali risultati della propria presidenza. Per questo, Obama ha particolarmente calcato la mano sui due punti sui quali l'opinione pubblica si dimostra più critica: l'economia e la politica estera.

Economia
In merito alle questioni economiche, Obama ha ribadito che gli Stati Uniti hanno "l'economia più forte e stabile del mondo». «Abbiamo dato vita al più grande numero di posti di lavoro nel settore privato della storia», ha aggiunto, ricordando ancora una volta un dato: il suo governo ha creato 14 milioni di posti in 70 mesi. Questo tagliando il deficit americano di almeno tre quarti rispetto a quello del 2009. Proprio l'economia, anzi la nuova economia, è uno dei quattro punti dell'intervento del presidente americano. Una economia che è cambiata moltissimo, grazie alla tecnologia e al fatto che le aziende posso spostarsi in giro per il mondo. Questo però - ha detto Obama - deve portarci comunque a combattere per «avere pari opportunità per tutti». Per Obama, dunque, chi parla di "declino economico" vende solo fantasie, visto che il Paese vede ridotta la disoccupazione al 5%. Quindi, l'inquilino della Casa Bianca ha attaccato Wall Street e la finanza. «Le famiglie che vivono di food stamp non hanno causato la crisi economica. Non sono gli immigrati che non fanno crescere gli stipendi ma le persone che stanno nelle stanze dei bottoni», ha detto il presidente che per concludere ha ricordato che nonostante siano stati raggiunti ottimi risultati, ci sia ancora molto da fare. Perché negli Stati Uniti, «il 3% della popolazione possiede la metà della ricchezza».

Politica estera
In merito alla politica estera, poi, Obama ha cercato di minimizzare l'emergenza terroristica (andando nettamente in contrasto con gli umori popolari), ma anche di rivendicare i propri successi, oscurati dalla percezione di un lungo immobilismo e di una sostanziale incertezza della scena globale. Per contrastare la retorica del declino, il Presidente ha tenuto a ribadire che «gli Stati Uniti sono il paese più potente al mondo. Punto. Non c’è nemmeno paragone». Nessun riferimento alla nuova crisi nel Golfo Persico, dove due navi Usa e dieci marinai sono stati fermati dall'Iran. La stessa fermezza «Dire che è in corso la terza guerra mondiale fa solo il gioco dell'Isis. La terza guerra mondiale è solo nelle loro menti, sono persone che stanno avvelenando i nostri cittadini». È stata questa la ferma condanna al gruppo dello Stato islamico pronunciata dal presidente americano, Barack Obama, nel corso del discorso sullo stato dell'Unione. «L'Isis non pone una minaccia all'esistenza della nazione», ha detto Obama, sottolineando che chi lo sostiene finisce per aiutare i terroristi. Obama ha poi cercato di replicare a chi lo accusa di avere fatto poco contro l'Isis. «Andatelo a chiedere a Bin Laden, ai leader di al Qaeda in Yemen o agli attentatori di Bengasi», ha detto ricordando che chiunque andrò contro i cittadini americani sarà preso e portato davanti alla giustizia. Infine il presidente ha voluto ribadire come la guerra è contro «i terroristi e i fanatici» e non contro l'Islam, «una delle più grandi religioni al mondo».

L'allusione a Trump
Su questi temi, Obama non ha mancato di attaccare il candidato alle primarie repubblicane Donald Trump, pur non riferendosi mai esplicitamente a lui. «Quando i politici insultano i musulmani, la cosa non ci rende più sicuri. Non è dire le cose come sono. E’, semplicemente, sbagliato». Come sbagliato, «e tale da renderci meno degni agli occhi del mondo», è proibire ai musulmani l’entrata negli Stati Uniti.