17 novembre 2019
Aggiornato 11:00
Avvertimento a Trump e attacchi al Presidente

Ecco la reazione dei repubblicani al discorso di Obama

Le reazioni dei repubblicani (candidati e non) al discorso di Obama hanno visto non soltanto critiche al Presidente e al suo operato, ma anche un sottile avvertimento allo stesso Donald Trump...

NEW YORK - «Gli immigrati arrivano da generazioni sulle nostre coste per vivere il sogno americano. Vogliono il meglio per sé e i per i loro figli. Dobbiamo resistere alla tentazione di seguire il richiamo delle voci più arrabbiate. Nessuno dovrebbe mai sentirsi indesiderato in questo Paese, se ha voglia di lavorare duramente, di rispettare la legge e amare le nostre tradizioni». Parola di Nikki Haley, governatrice della South Carolina, che ha tenuto il discorso con cui, tradizionalmente, il partito che non controlla la Casa Bianca risponde allo stato dell'Unione pronunciato all'inizio di ogni anno dal presidente degli Stati Uniti. Un discorso che è stato, come si evince da queste parole, anche un avvertimento al candidato repubblicano in testa ai sondaggi, Donald Trump: segno che il Grand Old Party, come Obama, guarda al futuro, ma al contrario del presidente, con preoccupazione.

Immigrazione illegale
Nimrata Nikki Randhawa, coniugata Haley, è nata in South Carolina da una famiglia di origine sikh, immigrata dall'India. «Crescendo nel Sud, la nostra famiglia non era come le altre e non avevamo molto» ha ricordato la governatrice. «Ci sono stati tempi duri, ma avevamo la possibilità di fare ed essere qualsiasi cosa volessimo, lavorando» ha raccontato. La governatrice, poi, ha però detto, criticando Obama, che il Paese «non può continuare ad accogliere immigrati irregolari» e, con la minaccia del terrorismo, non si possono nemmeno accogliere i rifugiati, «di cui non possiamo conoscere le intenzioni». È necessario «correggere il sistema», «fermando l'immigrazione illegale» e dando «il benvenuto agli immigrati regolari a prescindere da razza e religione, come fatto per secoli». Altre critiche a Obama sono state rivolte per il debito, il sistema sanitario, l'accordo sul nucleare iraniano.

Bandiera
La governatrice è tornata anche su un argomento di cui si è molto discusso negli ultimi mesi: la rimozione della bandiera confederata, dopo la strage della scorsa estate in una chiesa di Charleston, di matrice razzista, criticata da molti membri del partito repubblicano, tra cui alcuni candidati alla presidenza. «Alcune persone pensano che sia necessario avere la voce più alta per fare la differenza, ma non è così. Spesso la cosa migliore da fare è abbassare il volume, in modo da ascoltare quello che qualcun altro sta dicendo. E questo può fare un'enorme differenza».

Le critiche dei candidati GOP
Nemmeno i candidati repubblicani alla presidenza hanno fatto mancare i loro commenti nel dibattito sul discorso sullo stato dell'Unione pronunciato ieri sera dal presidente statunitense, Barack Obama. L'ex governatore della Florida, Jeb Bush, ha criticato il presidente, in un comunicato, per aver sottovalutato la minaccia posta dall'Isis; Rand Paul, senatore del Kentucky, lo ha accusato di aver fatto aumentare i costi della sanità con la sua riforma; Donald Trump, soffermandosi più sullo stile che sulla sostanza, ha scritto su Twitter che il discorso «è veramente noioso, lento, letargico, molto difficile da guardare!». Ted Cruz ha detto, intervistato da Fox News, che non si è trattato di un discorso sullo stato dell'Unione, ma di uno «sullo stato della negazione», visto che Obama si è rifiutato di parlare dei marinai «in ostaggio» dell'Iran e della minaccia posta da Teheran. «Gli americani sanno che la nostra economia sta ristagnando, che la nostra leadership nel mondo si sta dissolvendo e che la vera natura della nostra nazione è minacciata» ha commentato Carly Fiorina, l'unica donna tra i candidati repubblicani. Il discorso di Obama «è una lista dei desideri di un presidente che ci ha rovinati. È il mondo che avrebbero voluto, non il mondo reale che ha lasciato agli americani» ha dichiarato il governatore del New Jersey, Chris Christie, durante il suo discorso davanti alle Camere del Parlamento statale. «Questo discorso è l'esempio del motivo per cui dobbiamo riformare Washington e ridare il potere alla gente» ha detto Ben Carson. Concentrato sul futuro il commento di John Kasich, governatore dell'Ohio: tra otto anni «descriverò un'America più forte, sicura e unita».

(Con fonte Askanews)