23 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
Legata a conflitto con Pkk

Turchia, tensione alle stelle tra il governo e il partito curdo

Il Partito filo-curdo democratico dei popoli (Hdp) non sarà incluso tra gli appuntamenti del primo ministro previsti questa settimana con i leader delle principali formazioni politiche, per discutere della riforma costituzionale voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan

ISTANBUL - Per il premier turco Ahmet Davutoglu «non ha più senso sedere allo stesso tavolo» con chi insiste per mantenere un «approccio insolente». E così il Partito filo-curdo democratico dei popoli (Hdp) non sarà incluso tra gli appuntamenti del primo ministro previsti questa settimana con i leader delle principali formazioni politiche, per discutere della riforma costituzionale voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

Critiche
Una decisione, quella del premier, comunicata ieri, a seguito delle dure critiche portate dall'Hdp ad Ankara, sulla gestione della situazione di emergenza nelle regioni del Sudest, dove sono in corso da settimane scontri tra il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e le forze di sicurezza turche. E proprio mentre il Congresso dei popoli democratici (DTK, definita la piattaforma più ampia della società civile curda e di cui lo stesso Hdp fa parte) lanciava un appello per la formazione di «regioni democratiche autonome» senza escludere la formazione di uno «Stato Curdo» nelle regioni sudorientali della Turchia, a maggioranza curda. Due decisioni che segnano una nuova fase della crisi in atto tra il movimento politico curdo e il governo guidato dal Partito conservatore-islamista della giustizia e dello sviluppo (Akp), dove le conseguenze immaginabili della crisi indicano uno scenario in cui la politica nazionale e internazionale turca risultano - ancora una volta - inevitabilmente intrecciati.

Autogoverno e scontri sul fronte interno
La pratica dell'«autogoverno» delle assemblee popolari ha avuto inizio in alcune circoscrizioni sudorientali del Paese come Silopi, Cizre e Nusaybin a partire dall'estate scorsa, con la ripresa degli scontri tra il Pkk e l'esercito turco, dopo la fine del cessate il fuoco durato oltre due anni, seguito al «congelamento» delle trattative di pace tra il movimento politico curdo ed Ankara. Giovani delle stesse circoscrizioni, membri del Movimento patriota giovanile (Ydg-H, definita quale ala giovanile del Pkk), hanno nel frattempo messo in atto una lotta armata, per protestare gli arresti e le prevaricazioni denunciate dal movimento curdo. In risposta alle barricate e alle trincee scavate dai giovani militanti, le autorità hanno lanciato un'offensiva militare, dichiarando nelle circoscrizioni interessate il coprifuoco per oltre 50 volte. Misure tutt'ora in atto che hanno causato la paralisi della vita in alcune regioni del sudest - secondo dati non ufficiali un totale di 1 milione e 300 mila persone sarebbero finora rimaste coinvolte nella situazione - e decine di morti civili.

Hdp: partito della Turchia o ritorno del nazionalismo curdo?
L'Hdp, che alle elezioni anticipate del 1 novembre scorso ha superato lo sbarramento elettorale del 10% diventando così, con 59 deputati, la terza formazione politica in seno al parlamento, ha gradualmente preso una posizione più nettamente a favore della «resistenza» messa in atto nelle circoscrizioni a maggioranza curda. Accusata ripetutamente dai leader di Ankara di essere un «avamposto», una «pedina» del Pkk, il partito di Demirtas che deve il suo successo elettorale anche alla trasformazione della formazione in un «partito della Turchia», alla luce degli ultimi sviluppi, è criticata per avere assunto connotati nazionalista curdo. Un punto, quest'ultimo, utilizzato a proprio vantaggio anche dal premier Davutoglu che ha chiamato gli elettori «ingannati» alle precedenti consultazioni a riconoscere nell'Hdp un fautore del «progetto per dividere la Turchia». Per Demirtas invece, che ha risposto alle critiche, la trasformazione in «partito della Turchia» dell'Hdp è legata all'«accettazione dei curdi da parte delle regioni occidentali della Turchia». Se questa non dovesse accadere, secondo il leader, «è allora che questa trasformazione sarebbe destinata a fallire». Riferendosi anche al sistema presidenzialista voluto da Erdogan, Demirtas aggiunto che insistere per instaurare forme di governo «autonomo» è anche un modo di opporsi alla «dittatura» e al «governo di un uomo unico al potere». «Le dichiarazioni di autogoverno [in corso nel Sudest] non sono state decise dall'Hdp. È una inizitiva presa dai cittdini perchè ai politici non è stata data la possibilità di discutere della questione al tavolo delle trattative», ha poi specificato il politico: «Quando abbiamo iniziato ad accennare una tale possibilità all'opinione pubblica, sia il presidente che il premier l'hanno bollato come separatismo, affermando che non avrebbero permesso che il Paese venisse sezionato».

Pkk, Pyd e autonomie curde in Siria
Ma la crisi della questione curda in atto nel Paese risulta avere uno stretto legame con l'affermazione territoriale curda nel Nord della Siria. Come già noto dal caso di Kobane - cantone curdo rimasto sotto assedio dello Stato islamico per diversi mesi e liberato grazie all'azione dei combattenti del YPG - Unità di protezione popolare, braccio siriano del PKK - in alleanza con Stati Uniti, la Turchia finora ha fatto di tutto per ostacolare la nascita di una nuova regione autonoma curda ai propri confini, vista come una vera e propri minaccia per le conseguenze che potrebbe avere sulla propria integrità territoriale, se considerata la vicinanza ideologica e storica tra il Pkk e lo Ypg. Ora secondo diversi osservatori l'ingresso più attivo della Russia - soprattutto dopo gli sviluppi della crisi del bombardiere abbattuto da parte dell'aviazione turca, dell'Iran e dell'Irak nello scacchiere siriano hanno influito sugli equilibri a favore del Pyd - e di conseguenza del Pkk - mettendo in maggiore difficoltà la Turchia. «Se è difficile fare affermazioni nette sulla posizione dell'Hdp è lecito invece dire che il Pkk ha un obiettivo strategico a lungo termine», scrive oggi in un commento il giornalista Oral Calislar sul quotidiano Radikal. Secondo Calislar il Pkk "ha intenzione di imporre alla Turchia un modello di autonomia che può arrivare fino all'indipendenza. E per questo cerca di tracciare una road map sul piano internazionale. Da questa prospettiva, sia la visita a Mosca [di Demirtas] che il sistema cantonale curdo rincorso in Siria possono essere ritenuti parte di questa mappa «È possibile pensare che anche l'Hdp stia cercando di adattarsi a questa linea», chiosa l'analista. Per Murat Yetkin, invece, direttore di Hurriyet Daily News «risulta evidente che il Pkk vuole ottenere uno Stato curdo indipendente o per lo meno autonomo, in cambio del ruolo nella lotta contro l'Isis»«È probabile che fondi questo ragionamento sulla propria irrinunciabilità nella lotta all'Isis», commenta il gioralista, aggiungedo che «nel fare questo ragionamento, forse i dirigenti del Pkk si dovrebbero però domandare se agli occhi degli Stati uniti o dell'Unione europea sono più indispensabili loro o la Turchia. E non voglio nemmeno menzionare il caos e il bagno di sangue che si creerebbe se le frontiere inizassero a spostarsi, così come già avvenuto un secolo fa», conclude Yetkin. «Anche se oggi si parla più frequentemente di 'rottura', la maggioranza [turca] silenziosa non supporta una politica che possa condurre alla divisione e allo scontro» è l'opinione di Calislar, che aggiunge tuttavia che «è necessario che la volontà che guida il Paese e soprattutto il governo arrivino leggere questa realtà in modo più realistico ed esteso».

(Con fonte Askanews)