11 dicembre 2019
Aggiornato 18:00

Chi è Jihadi John, ragazzo londinese divenuto boia del Califfato nero

Da tranquillo ragazzino londinese tifoso di calcio a boia mascherato dello Stato islamico, la figura di Mohammed Emwazi resta un mistero anche dopo il raid Usa che potrebbe averlo ucciso

LONDRA - Da tranquillo ragazzino londinese tifoso di calcio a boia mascherato dello Stato islamico, la figura di Mohammed Emwazi resta un mistero anche dopo il raid Usa che potrebbe averlo ucciso. «Jihadi John» ha provocato un'ondata di sdegno globale con i video delle sue esecuzioni di cooperanti stranieri e giornalisti in Siria. Le persone che lo conoscevano, citate dalla stampa britannica, non riescono a riconciliare il bambino silenzioso e appassionato a cui erano abituate con il killer «freddo, sadico e spietato» descritto da un ex ostaggio dell'Isis.

Voleva fare il calciatore
Emwazi, 27 anni, è nato in Kuwait, ma la sua famiglia emigrò a Londra quando lui aveva sei anni, trasferendosi a North Kensington, un bel quartiere residenziale nel quale è stata poi scoperta una rete di estremisti islamisti. Da bambino era un fan della squadra di calcio del Manchester United e della pop band S Club 7, secondo l'annuario scolastico del 1996 pubblicato da The Sun. «Quando cresco voglio fare il calciatore» scriveva sull'annuario. Il ragazzo andò a studiare informatica all'University of Westminster, che ha confermato che sei anni fa uno studente con quel nome si è laureato e si è dichiarata «scioccata e disgustata» delle accuse. Un documento pubblicato da Sky News rivela che la data di nascita di Emwazi è il 17 agosto 1988 che che l'uomo ha una laurea breve in sistemi informativi.

Dopo la laurea, in Tanzania
Gli attivisti del gruppo Cage, che hanno pubblicato anni di corrispondenza con Emwazi, dicono che la sua radicalizzazione è cominciata con un viaggio post-laurea in Tanzania nel 2009. Emwazi ha detto a Cage che si trattava di una vacanza, ma che al ritorno le autorità britanniche lo accusarono di aver voluto unirsi ai combattenti Shebab in Somalia. Emwazi ha raccontato che dopo essere rimasto una notte in stato di fermo, sotto minaccia di armi da fuoco, a Dar es Salaam, è stato rispedito in Gran Bretagna via Amsterdam, con interrogatori lungo la strada. Secondo quanto dichiarato a Cage, dietro il suo arresto ci sarebbero stati i servizi britannici, che gli avrebbero chiesto di diventare una spia e gli avrebbero promesso «un sacco di problemi» dopo il suo rifiuto. 

Poi in Kuwait
Cage ha raccontato che su consiglio della madre e del padre tassista, Emwazi è fuggito in Kuwait per vivere con la famiglia della fidanzata e lavorare nel settore informatico. Nel 2010 era tornato a Londra a trovare la famiglia, che vive un una casa modesta accanto a un complesso di edilizia popolare nell'ovest di Londra. La vicina Elisa Moraise ha detto al Daily Telegraph che Emwazi allora era diventato «strano e scostante». L'uomo ha detto a Cage che dopo la secondo visita le autorità britanniche tentarono di impedirgli di tornare in Kuwait e lo misero sulla lista dei terroristi.

Quindi in Siria
Secondo documenti giudiziari pubblicati dalla stampa britannica Emwazi sarebbe stato legato ai «London Boys», un gruppo islamista addestrato dagli Shebab. Secondo il Guardian alcuni jihadisti giocavano insieme a calcio a cinque. L'uomo sarebbe stato anche collegato a Bilal al-Berjawi, che divenne un leader di Al-Shebab, e fu poi ucciso da un drone Usa nel gennaio 2012. Dopo aver cambiato il nome in Mohammed al-Ayan e aver tentato invano di rientrare in Kuwait nel 2013, Emwazi sparì. La polizia disse alla famiglia che probabilmente era fuggito in Siria.

Freddo e spietato
E' un mistero come sia poi diventato uno degli uomini più odiati e ricercati del mondo, ma un ostaggio che finì nelle sue mani a Raqqa lo ha definito un killer «freddo, sadico e spietato». Due medici britannici che lo incontrarono quando visitò un amico in un ospedale siriano lo definiscono «tranquillo, ma adrenalina-dipendente». «Ho visto arrivare questo tipo, in tenuta da combattimento, con una pistola in una fondina al fianco, rivista e borsa della spesa in una mano, che parlava al telefono» ha detto uno dei due a ITV News. «Portava bevande, dolci e gelato». I due medici hanno raccontato di aver saputo di un episodio in cui Emwazi ha estratto la pistola davanti a un gruppo di uomini armati che volevano rubare le sue armi. «Sembra uno che non aveva molto da perdere» ha detto uno di loro.

(Con fonte Askanews)