16 luglio 2024
Aggiornato 15:30
Storico incontro a Singapore

Summit Cina-Taiwan: vuoto simbolismo o cambio di gioco?

Una stretta di mano ha dato il via allo storico incontro tra i presidenti delle due Cine, Xi Jinping per la Repubblica popolare cinese e Ma Ying-jeou per Taiwan. Proteste a Taipei contro il vertice.

Summit Cina-Taiwan: vuoto simbolismo o cambio di gioco?
Summit Cina-Taiwan: vuoto simbolismo o cambio di gioco? Foto: ANSA

SINGAPORE - Una stretta di mano ha dato il via allo storico incontro tra i presidenti delle due Cine, Xi Jinping per la Repubblica popolare cinese e Ma Ying-jeou per Taiwan. I due si sono riuniti oggi a Singapore, all'hotel Shangri-la, tra i sorrisi, per un vertice nel quale nessuno dei due chiamerà l'altro «presidente», ma «signore», visto che Pechino e Taipei non si riconoscono reciprocamente.

«Noi siamo una famiglia, nessuna forza ci potrà separare», ha detto Xi al leader taiwanese, destinato a chiudere tra le polemiche il suo mandato per elezioni che si terranno a gennaio nelle quali il suo Partito nazionalista (Kuomintang, su posizioni non anti-cinesi) rischia di prendere una batosta.

Ma, senza dar ascolto alle proteste arrivate da Taiwan dove alcuni manifestanti nella notte hanno anche tentato di dare l'assalto al parlamento, ha affermato che «anche se si tratta del primo incontro, noi ci sentiamo come vecchi amici. Ora abbiamo davanti agli occhi i frutti della conciliazione rispetto e non dello scontro».

Il vertice a porte chiuse è molto delicato. E' la prima volta che i leader di Pechino e Taiwan s'incontrano dalla fine della guerra civile nel 1949, che portò alla nascita della Repubblica popolare cinese di Mao Zedong e alla fuga nell'ex Formosa di Chiang Kai-shek e dei nazionalisti.

Zhang Zhijun, capo dell'Ufficio affari di Taiwan del Consiglio di Stato, cioè di fatto un ministro, ha spiegato nei giorni scorsi che i due leader s'incontreranno «in linea con il principio dell'Unica Cina, dal momento che le differenze politiche tra le due parti rimangono». Una precisazione, che comunque accompagna un plauso per Ma, il quale merita un «caldo applauso per la sua volontà d'incontro». D'altronde, ha scritto il Global Times, una testata che fa riferimento al Partito comunista cinese, per quanto la sua amministrazione di Taiwan sia stata «controversa», il suo impulso a migliori relazioni con la Cina continentale «potrebbe avere una lunga influenza sul futuro di Taiwan oltre la fine del mandato».

La preoccupazione vera, per Pechino, è che il settennato di Ma al potere possa essere seguito da una presidenza che torni a spingere sul tema dell'indipendenza, se il Kuomintang, oggi su posizioni non ostili rispetto al Pechino, dovesse perdere le elezioni presidenziali di gennaio. Il clima per il Kuomintang non è affatto buono. E, dopo l'annuncio del vertice di sabato, ci sono state immediate critiche. «Siamo furiosi, perché Ma andrà a vendere Taiwan», ha dichiarato Hsu Ya-chi, uno dei portavoce dell'Unione taiwanese per la solidarietà, una formazione indipendentista.

Anche Tsai Ing-wen, la leader del Partito democratico progressista, la formazione considerata la favorita per le elezioni, ha dato un giudizio negativo del vertice. «Il popolo non permetterà di danneggiare il futuro di Taiwan, semplicemente per soddisfare i suoi interessi politici», ha dichiarato, riferendosi a Ma. Il presidente s'è difeso sottolineando l'importanza del vertice. «Questo summit parla alle generazioni future, non alle elezioni», ha affermato in un discorso alla nazione. «E' mio dovere costruire un ponte tra le due sponde, perché il prossimo presidente possa attraversare il fiume», ha continuato con una metafora. «E' - ha detto ancora - un primo passo verso la normalizzazione degli incontri tra leader».

Molti vedono nel vertice con Xi, una tentativo di Ma di salvare il Kuomintang dalla disfatta elettorale, dopo gli ultimi passi falsi elettorali e la devastante vicenda della candidatura alle presidenziali di Hung Hsiu-chu, revocata non consensualmente a ottobre. Il prossimo candidato, il presidente del partito Eric Chu e sindaco di Taipei, nei sondaggi è dato molto dietro alla leader democratico-progressista.

Meno chiaro il motivo per cui Pechino ha deciso di dare il suo via libera a un vertice. Alcuni osservatori ci vedono un tentativo di dare una mano al Kuomintang, per scongiurare la prospettiva di una leadership ostile a Taipei. Altri invece sostengono che la Cina sta facendo approcci per migliorare i rapporti con alcuni alleati degli Stati uniti, in una fase in cui le relazioni sono particolarmente tese.

(con fonte Askanews)