15 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Nè conservatori nè socialdemocratici avrebbero la maggioranza

Croazia al voto, duello destra-sinistra tra migranti e recessione

Gli elettori croati si recheranno domenica alle urne per eleggere il nuovo parlamento. A fare da sfondo alla campagna elettorale, che vede un testa a testa tra i conservatori e i socialdemocratici al potere, è la crisi migratoria che ha investito la Croazia

ZAGABRIA - Gli elettori croati si recheranno domenica alle urne per eleggere il nuovo parlamento. A fare da sfondo alla campagna elettorale, che vede un testa a testa tra i conservatori e i socialdemocratici al potere, è la crisi migratoria che ha investito la Croazia e su cui i leader dei due partiti in campo hanno giocato, anche come utile diversivo per rinviare la proposta di soluzioni reali per rilanciare l'economia stagnante del Paese balcanico.

Prime elezioni in Europa
Si tratta delle prime elezioni politiche da quando la Croazia è diventata membro dell'Unione europea nel 2013. Per la destra conservatrice all'opposizione (Hdz) rappresentano l'occasione per prendere il potere, approfittando dei mancati successi, soprattutto in campo economico, del governo di sinistra.

Testa a testa
La «Coalizione patriottica» creata dall'Hdz, che secondo i sondaggi ha guadagnato consensi dopo la vittoria della sua candidata alla presidenza Kolinda Grabar Kitarovic all'inizio dell'anno, è adesso testa a testa con la coalizione di sinistra «La Croazia cresce», guidata dal Sdp del premier Zoran Milanovic.

Nodo migranti
La crisi migratoria, che ha portato più di 300mila migranti sul territorio croato, ha permesso al premier Milanovic di mettere in stand-by le riforme indispendabili per rilanciare l'economia, focalizzando l'attenzione sull'emergenza rifugiati. «Il governo ha avuto l'opportunità di mettere in secondo piano gli altri temi grazie alla crisi migratoria», sostiene l'analista politico indipendente Davor Djenero. Milanovic ha mostrato molta empatia con i migranti e ha mantenuto le sue posizioni davanti ai colleghi europei, condannando la decisione dell'Ungheria di sigillare le sue frontiere e criticando la Serbia per come ha gestito la crisi, e contemporaneamente sottolineando l'importanza primaria degli interessi nazionali croati. «Milanovic sembrava morto politicamente a sei mesi dall'incarico. Oggi è risuscitato in qualche modo», aggiunge Djenero.  Il leader dell'opposizione, Tomislav Karamarko, ha condotto una campagna elettorale tutta sui toni della retorica nazionalista e anche lui ha cercato di giocare la carta dei migranti, ma senza grande successo.

Economia
Se la crisi dei rifugiati ha tenuto banco, il prossimo governo non potrà sfuggire dal problema della stagnazione economica che ha costretto migliaia di croati a cercare lavoro all'estero in questi anni come dimostrano i dati della disoccupazione: a settembre la percentuale dei senza lavoro era al 16,2%, livello alto che diventa allarmante nella fascia giovanile dove tocca il 43,1%. Il debito pubblico ha raggiunto proporzioni mastodontiche, al 90% del Pil e l'economia croata è una delle più povere dell'Ue, nonostante una lieve ripresa nei primi trimestri di quest'anno.

Nessuna soluzione credibile
Gli analisti ritengono, però, preoccupante che nessuno dei due sfidanti abbia offerto una soluzione credibile per rinvigorire l'economia e per ridimensionare un sistema amministrativo inefficace e sproporzionato. Ad aumentare i timori, le previsioni sul futuro governo: secondo i sondaggi, infatti nessuno delle due coalizioni in lizza otterrà la maggioranza per governare da sola e dovrà affidarsi al sostegno dei piccoli partiti, che diventeranno l'ago della bilancia. In particolare l'Hdz e la sua coalizione dovrebbero ottenere 63 dei 140 seggi, «La Croazia cresce» altri 60 e potrebbero diventare fondamentali i seggi che i sondaggi promettono a un nuovo movimento anti-sistema, la Lista dei candidati indipendenti (Most).

(Con fonte Askanews)