26 settembre 2020
Aggiornato 10:00
Madrid: non tollereremo provocazioni

Catalogna, la via parlamentare all'indipendenza

Botta e risposta fra Barcellona e Madrid dopo l'annuncio dei partiti indipendentisti catalani di voler far approvare per l'inizio di novembre una risoluzione parlamentare con la quale si annuncia 'l'inizio di un processo di creazione di uno Stato catalano indipendente, sotto forma di una Repubblica'

MADRID - Botta e risposta fra Barcellona e Madrid dopo l'annuncio dei partiti indipendentisti catalani di voler far approvare per l'inizio di novembre una risoluzione parlamentare con la quale si annuncia «l'inizio di un processo di creazione di uno Stato catalano indipendente, sotto forma di una Repubblica».

Rajoy sul piede di guerra
Immediata la replica del premier conservatore spagnolo, Mariano Rajoy, il quale ha avvertito che il governo centrale «non tollererà» alcuna risoluzione sulla secessione della Catalogna: «Questo atto di provocazione non avrà alcun effetto: lo Stato non rinuncerà all'utilizzo di tutti gli strumenti politici e giuridici che gli attribuiscono la legge e la Costituzione per difendere la sovranità della Spagna». La risoluzione verrà verosimilmente approvata dal nuovo Parlamento regionale riunitosi per la prima volta ieri, dal momento che la coalizione Junts pel Sì e la Cup hanno insieme la maggioranza assoluta dei deputati; il testo del documento inoltre assicura di voler «avviare i negoziati» per l'effettiva indipendenza con il governo spagnolo ma anche con l'Unione Europea.

Compromesso
Si tratta in sostanza di un compromesso fra la coalizione del presidente regionale uscente Artur Mas - favorevole a una dichiarazione unilaterale di indipendenza - e la Cup, che poneva come condizione l'ottenimento della maggioranza dei voti oltre che dei seggi, obiettivo che non è stato tuttavia raggiunto (le due liste hanno ottenuto insieme il 47,8% delle preferenze).

Via parlamentare all'indipendenza
Il documento dunque rappresenta una sorta di «via parlamentare» all'indipendenza, aperta però al negoziato, come è ovvio in vista delle elezioni politiche del prossimo dicembre che potrebbero vedere la sconfitta dei conservatori del Partido Popular di Rajoy, contrari a qualsiasi ipotesi di secessione; tuttavia, la soluzione politica più probabile rimane quella di una ridefinizione dell'autonomia, soprattutto finanziaria - magari nell'ambito di una riforma costituzionale - assai più facile però con un esecutivo a guida socialista. Un aspetto interessante della risoluzione è la volontà di non «volersi sottomettere alle decisioni delle istituzioni dello Stato spagnolo, in particolare la Corte Costituzionale»: proprio la Corte (dominata dai giudici conservatori) è infatti oggetto di una riforma del Pp, che vorrebbe dotarla dei mezzi per far rispettare le proprie sentenze, ovvero la facoltà di sospensione dei funzionari disobbedienti.

Alta pressione
Barcellona cerca quindi di mantenere alta la pressione - e la temperatura del termometro indipendentista - senza tuttavia procedere a passi irrevocabili: la «via parlamentare» inizierà col risolversi in una serie di ricorsi legali complicati dalla delegittimazione annunciata della Corte Costituzionale - insomma, una melina polemica ma pur sempre melina in attesa di chiarire quali saranno gli effettivi schieramenti.

Limbo
Di fatto, fino a che non sarà chiaro quale sarà l'interlocutore a Madrid - e occorrerà forse attendere il 2016 tenendo presente che nessuno dei principali partiti è accreditato della maggioranza assoluta, ma servirà una coalizione di non immediata gestazione - la situazione politica catalana rimarrà nel limbo, anche perché nel frattempo i partiti indipendentisti devono risolvere la questione non secondaria di chi nominare alla carica di governatore: la Cup è infatti fermamente contraria alla riconferma di Mas, il cui partito è invischiato in un grave scandalo di tangenti.

(Con fonte Askanews)