14 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Perché Corbyn «il rosso» non convince, anche se vincerà

Secondo un sondaggio agli inglesi piace abbastanza ma non è abbastanza forte per ridare forza e potere ai Labour. Nonostante questo, il 63enne deputato della sinistra britannica è dato per favorito alle primarie del partito

LONDRA - La corsa per le primarie dei Labour in Gran Bretagna è agli sgoccioli. Si vota fino a giovedì e nei sondaggi è dato sempre in testa Jeremy Corbyn. Un uomo scomodo, forse perché incarna poco il politico tradizionale, un esponente di sinistra che divide il partito, uscito scosso dalla sconfitta alle elezioni di maggio. Corbyn, secondo gli analisti, raccoglie le preferenze di chi vuole dare una scossa ai laburisti britannici. Ma secondo un sondaggio in esclusiva dell'«Independent», per il 66% degli intervistati non sarebbe in grado di portare alla vittoria il partito nel voto del 2020.

Porterà alla rivincita dei Tories
Una bocciatura preventiva che taglia le gambe a una leadership in nuce, che ha tra i suoi oppositori anche grandi nomi del passato dei Labour come l'ex primo ministro Tony Blair, che è sceso apertamente in campo contro la sua candidatura e che ha consigliato a quanti si sono lasciati conquistare il cuore da Corbyn: «Fatevi un trapianto». Secondo il rilevamento del quotidiano britannico, condotto da Orb intervistando 2.000 persone, soltanto il 34% è convinto che Corbyn possa essere un leader forte, che possa condurre i laburisti a una rivincita contro i Tories tra cinque anni. Mentre ben due terzi pensano che la sua elezione porterà a una nuova sconfitta, motivo per il quale andrebbe rimpiazzato in tempo. Inoltre, secondo l'indagine, il 48% degli intervistati è convinto che la sua vittoria alle primarie possa danneggiare i Labour più che aiutarli nella ripresa.

Un leader molto «social»
Nonostante questi numeri il deputato 63enne continua ad essere il favorito per la vittoria alle primarie, da un lato perché incarna il desiderio di ritorno alle «origini» dell'ala più a sinistra del partito, dall'altra perché si rivolge ai giovani messi in difficoltà dai tagli all'istruzione e allo stato sociale. Il suo account Twitter ha raggiunto 130mila follower dagli iniziali 32mila e su Facebook ha 105mila like. Lo scenario della vittoria del «rosso» esponente Labour ha fatto piombare nello sconforto la leadership del partito: il timore ai vertici è he una vittoria di Corbyn potrebbe di fatto escludere il Labour dalla possibilità di raccogliere un numero sufficiente di voti per poter governare, spingendo l'elettorato più moderato nelle sempre aperte braccia dei conservatori.

Il rivale: Burnham
L'ex favorito alla vittoria, Andy Burnham, ha lanciato un ultimo appello a non votare per lui: eleggerlo equivale a consegnare il potere ai Conservatori per i prossimi 20 anni. In un'intervista all'»Independent», Burnham ha ammesso di essere in svantaggio rispetto a Corbyn, nonostante il sondaggio dello stesso quotidiano riveli che per lui sarebbe l'unico a migliorare le chance di vittoria del partito. Ma ha aggiunto che circa il 40% dei 550mila elettori «forti», come gli iscritti ai sindacati, in genere più mobilittati, deve ancora votare.

L'annuncio sabato
Secondo il ministro ombra per la Salute negli ultimi giorni dilaga l'incertezza anche tra i sostenitori di Corbyn: uno su cinque si è detto indeciso. Le altre due contendenti, Yvette Cooper e Liz Kendall, sono molto distaccate nei sondaggi e non sembrano impensierire Corbyn. L'annuncio del vincitore verrà dato sabato, ma è chiaro che se dovesse vincere Corbyn sarà solo l'inizio di una nuova battaglia, quella tra la leadership centrista e quella più radicale per evitare di presentarsi alle prossime elezioni con un leader poco carismatico, o piuttosto in grado di dividere più che di unire.

Come funziona il voto
Il voto per le primarie è iniziato il 14 agosto e si concluderà giovedì 10 settembre. Possono votare i membri del partito, i sostenitori registrati o i simpatizzanti, pagando tre sterline. Quest'ultima scelta, fatta nella riforma del sistema e voluta da Ed Millband, è stata duramente criticata perché ha aperto le porte alla crescita dell'ala più progressista e a possibili infiltrazioni di sabotatori del voto, anche conservatori. E se prima il leader del Labour veniva scelto da un collegio ristretto rappresentato per un terzo ciascuno da deputati, sindacati e iscritti, oggi ciascun membro del partito ha diritto ad un voto individuale, con identico peso. Per votare si usa l'Instant-runoff, o voto alternativo, che dà la possibilità di eleggere un singolo vincitore da una lista di tre o più candidati. È una forma di voto a classifica in cui gli elettori ordinano i candidati in ordine di preferenza, invece che scegliere semplicemente un singolo nome.