23 luglio 2024
Aggiornato 04:00
Per autorità greche, la situazione è al limite dell'esplosione

Migranti, Lesbo e frontiera ungherese nel caos

Nuove tensioni hanno contrapposto nella serata di ieri migranti e polizia a Lesbo, isola greca del Mar Egeo, nel momento in cui si susseguono le iniziative di solidarietà dell'Europa di fronte a un afflusso di rifugiati che continua a crescere e mentre l'Ue tenta di mettere sul piatto un nuovo piano per far fronte all'emergenza

ATENE (askanews) - Nuove tensioni hanno contrapposto nella serata di ieri migranti e polizia a Lesbo, isola greca del Mar Egeo, nel momento in cui si susseguono le iniziative di solidarietà dell'Europa di fronte a un afflusso di rifugiati che continua a crescere e mentre l'Ue tenta di mettere sul piatto un nuovo piano per far fronte all'emergenza. E resta molto caldo anche il fronte ungherese, dove ieri centinaia di migranti si sono messi in marcia verso Budapest, dopo aver forzato un cordone di polizia vicino a un centro d'accoglienza per rifugiati presso la frontiera con la Serbia. Secondo la Bbc, la polizia ha utilizzato anche spray al peperoncino per tenere a distanza i migranti che si erano messi a lanciare pietre.

Lesbo, la porta dell'Europa
Oltre 15mila persone hanno affollato Lesbo, circa il 20 per cento della popolazione dell'isola, porta d'ingresso verso l'Europa per quanto fuggono dalla guerra che lacera la Siria. E, in serata, i poliziotti armati di manganelli hanno faticato a controllare una folla di circa 2.500 migranti in attesa di potersi imbarcare su un traghetto per Atene noleggiato dal governo greco. I migranti hanno spinto a più non posso, determinati disperatamente a salire a bordo di una nave per continuare il viaggio verso l'Europa occidentale. Le autorità greche, che giudicano la situazione «al limite dell'esplosione» a Lesbo, hanno preso una serie di misure di emergenza per alleviare il capoluogo dell'isola Mytilène, accelerare il trasferimento degli sfollati verso Atene e facilitare la loro presa in carico.

Boom di arrivi
Più di duemila migranti sono inoltre entrati dalla Grecia in Macedonia mentre circa altri 8mila aspettavano di poter varcare la frontiera per entrare in Europa occidentale. A più riprese, la polizia macedone è intervenuta a colpi di manganello. Da inizio anno, 366.402 persone sono arrivate attraverso il Mediterraneo, come annunciato dall'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Altre 2.800 persone sono morte o giudicate disperse. Secondo l'inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, migliaia di nuovi rifugiati siriani potrebbero volersi recare in Europa a causa del proseguimento della guerra civile.

L'appello della Mogherini
Dopo molte esitazioni, il primo ministro David Cameron ha annunciato che il suo Paese è pronto ad accogliere 20mila siriani su cinque anni e la Francia si è impegnata ad accettare 24mila rifugiati nell'arco di un biennio, nel quadro di un piano di ripartizione dell'Unione Europea. Federica Mogherini, l'Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha salutato questa decisione di Parigi, chiedendo a tutti gli stati membri dell'Ue ad agire «con lo stesso coraggio».

Politica comune cercasi
Senza una politica comune, questa sarà «la fine dello spazio di libera circolazione Schengen», ha avvertito il presidente francese Francois Hollande che ha proposto anche una conferenza internazionale sulla crisi. «Ciò che noi stiamo vivendo è qualcosa che è destinato (...) a cambiarci e vogliamo che il cambiamento sia positivo e pensiamo di poterci riuscire», ha sottolineato Angela Merkel a Berlino, dettagliando un programma federale da sei miliardi di euro per il 2016 che punta a migliorare la presa in carico e l'integrazione dei migranti. Il cancelliere tedesco ha sottolineato che la somma potrebbe arrivare a dieci miliardi di euro il prossimo anno. Secondo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, questo "esodo" rischia di durare. «L'ondata attuale non è un evento singolo ma l'inizio di un autentico esodo, che significa che avremo a che fare con questo problema negli anni a venire», ha spiegato Tusk a Bruxelles.

L'impegno di Berlino e Parigi
Altri tremila migranti hanno raggiunto ieri la Germania, al termine di un fine settimana che ha visto l'arrivo in questo Paese di 20mila persone provenienti dall'Ungheria attraverso l'Austria. La Commissione europea proporrà mercoledì di ripartire tra stati membri dell'Ue 120mila rifugiati nel corso dei prossimi due anni. Un progetto che vuole integrare il reinsediamento di 40mila migranti annunciato a maggio. Queste quote di accoglienza collocano la Germania in prima linea (26,2 per cento, 31.443 rifugiati), seguita dalla Francia (20 per cento, 24.031) e Spagna (12,4 per cento, 14.931). La Germania prevede di ricevere 800mila richieste di asilo quest'anno, il quadruplo rispetto all'anno precedente. Un movimento che non fa che crescere da quando le autorità hanno deciso di non rispedire i siriani verso i loro Paesi di ingresso in Europa.

Le resistenze di Orban
Il principio delle quote, tuttavia, è ben lungi dall'ottenere l'unanimità, in particolare nell'Europa dell'Est. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha giudicato prematuro dibattere della ripartizione finchè l'afflusso di migranti non sarà sotto controllo. Centinaia di loro hanno sfilato in corteo, e contromano, su un'autostrada ungherese per una quindicina di chilometri in direzione di Budapest, prima di accettare di essere trasferiti in un centro di accoglienza. In Danimarca, la polizia ha parzialmente chiuso - sempre nella serata di ieri - un'autostrada, impedendo ai rifugiati siriani di marciare verso la Svezia.