2 aprile 2020
Aggiornato 06:30
La denuncia dell'ong

Immigrati, Medici senza Frontiere «sconcertati» dall'inazione di Atene

Le equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) stanno fornendo assistenza medica a rifugiati, migranti e richiedenti asilo trasferiti dalla polizia nello stadio di Kos, in Grecia, con l'obiettivo di allontanarli dalle aree pubbliche della città

ATENE (askanews) - Le equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) stanno fornendo assistenza medica a rifugiati, migranti e richiedenti asilo trasferiti dalla polizia nello stadio di Kos, in Grecia, con l'obiettivo di allontanarli dalle aree pubbliche della città. E' quanto si legge in un comunicato della ong, in cui si precisa che lo stadio non offre servizi igienici, ombra né riparo e che l'iniziativa è stata condotta dalle autorità locali senza la minima intenzione di realizzare una struttura di accoglienza.

La preoccupazione di Msf
«Msf è molto preoccupata di come sta evolvendo la situazione a Kos - ha detto Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di Msf - sempre di più la polizia usa la forza contro queste persone vulnerabili e quella che prima era inazione è diventata un abuso di stato. La grande maggioranza delle persone che arrivano qui sono rifugiati in fuga dalla guerra in Siria o in Afghanistan. Le autorità di Kos hanno detto chiaramente che non hanno intenzione di migliorare le loro condizioni perché sarebbe un fattore attrattivo. Ma la verità è che le persone in fuga dalla guerra continueranno ad arrivare, anche se le autorità cercheranno di impedirlo». Ieri sera un'equipe di Msf è entrata nello stadio per organizzare un presidio medico dalle 22 alle 24. Oggi Msf sta fornendo assistenza medica all'esterno dello stadio e monitora la situazione al suo interno per individuare persone con urgente bisogno di cure mediche. Allo stesso tempo, Msf sta installando un telone per creare una zona d'ombra all'interno dello stadio.

Situazione al limite
La situazione sull'isola di Kos nelle ultime settimane è gravemente peggiorata, ricorda Msf. A luglio sono arrivati sull'isola 7.000 rifugiati, migranti e richiedenti asilo, il doppio rispetto al mese di giugno. In assenza di strutture di accoglienza adeguate, la maggior parte di loro vive in tende montate nei parchi pubblici e nelle piazze, oppure dorme all'aperto, vicino alla stazione di polizia, senza alcun accesso a latrine o docce. Non ricevono distribuzioni di cibo da aprile, non è stato organizzato alcuno spazio per accoglierli nonostante la grande disponibilità di aree libere e l'unica soluzione trovata finora è stata quella di trasferire le persone da un posto all'altro.

Sconcertati dall'inazione di Atene
«Otto mesi dopo il nostro primo appello alle autorità greche perché organizzassero un sistema di accoglienza decente e umano nel Dodecaneso, e in particolare a Kos, siamo sconcertati nel vedere che la Grecia non ha fatto nulla in tal senso - ha detto Manu Moncada, coordinatore delle operazioni sulla migrazione di Msf - deve ancora essere individuato un sito abbastanza grande da accogliere tutti con standard minimi di accoglienza. Ci chiediamo cos'altro deve accadere perché le autorità greche si assumano le proprie responsabilità e si decidano ad accogliere queste persone con l'umanità e la dignità che meritano». A Kos, oltre al presidio medico allo stadio, MSF sta offrendo assistenza medica al Captain Elias hotel, un albergo in disuso e fatiscente, senza elettricità, dove centinaia di rifugiati trovano un riparo per una media di 10-15 giorni prima di essere registrati dalla polizia greca e ricevere i documenti che li autorizzano a lasciare l'isola - nella maggior parte dei casi senza essere adeguatamente informati sul processo stesso. MSF fornisce anche consultazioni mediche e beni di prima necessità nei parchi e negli spazi pubblici della città.

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