La calda estate di Erdogan
Mentre i raid contro Isis e Pkk proseguono, la Turchia si prepara a un'estate bollente. Il processo di pace rischia l'implosione, i filocurdi dell'Hdp sono nel mirino di Erdogan e la prospettiva di elezioni anticipate diventa sempre più probabile...
ISTANBUL (askanews) - A più di una settimana dall'inizio dei bombardamenti da parte della Turchia su postazioni del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), l'azione militare dell'esercito di Ankara sta avendo forti ripercussioni sul clima politico in Turchia, mentre le trattative di pace per la risoluzione della questione curda avviati 4 anni fa rischiano seriamente di crollare.
Politica interna esplosiva
L'atmosfera in politica interna appare esplosiva per un mix di fattori ad alto potenziale destabilizzante, nella prospettiva di possibili elezioni anticipate, con il partito filo-curdo Hdp chiaramente nel mirino del presidente Recep Tayyip Erdogan e dei suoi alleati. Sono di quotidiana attualità gli attacchi e le rappresaglie del Pkk: nell'ultimo mese e mezzo sono stati uccisi 13 ufficiali delle forze dell'ordine e dell'esercito turchi. Da giorni proseguono i i bombardamenti da parte dell'esercito turco sui monti Qandil, nel Nord dell'Iraq, su postazioni dei ribelli curdi. Affiancati da arresti di presunti membri Pkk, assieme ad altri presunti membri di organizzazioni di sinistra considerate illegali e di altri sospettati di far parte dell'Isis: oltre 1300 fermi negli ultimi 10 giorni.
Nodo curdi
In questo quadro, il Partito filo-curdo della pace e della democrazia (Hdp), che alle consultazioni del 7 giugno scorso ha ottenuto il 13% delle preferenze, sbarrando la strada ad un quarto esecutivo monocolore Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo) e al progetto del capo di Stato Recep Tayyip Erdogan di instaurare un sistema presidenziale, è al centro degli attacchi del governo del premier Ahmet Davutoglu e dello stesso presidente, in un crescendo accuse e colpi di scena. Il leader Hdp Selahattin Demirtas e gli altri parlamentari della formazione sono accusati dall'Akp di essere responsabili quanto il Pkk per gli attentati. «Ritengo che i dirigenti del partito debbano pagare un prezzo. Coloro che si appoggiano ai gruppi terroristici devono essere privati dell'immunità parlamentare e pagare», ha affermato Erdogan, riferendosi ai politici filo-curdi. Immediata la risposta dei deputati della formazione filo-curda, i quali, affermando di non avere nulla da temere, hanno subito presentato in parlamento una richiesta per revocare la propria immunità, invitando i deputati di altri partiti a fare altrettanto.
Alleanze impossibili
Mentre Demirtas si trova anche sotto inchiesta penale con l'accusa di aver incitato i tumulti registrati nel Sud-Est del Paese lo scorso ottobre, durante l'assedio di Kobane da parte dell'Isis, il Partito di azione nazionalista (Mhp), sempre più in sintonia con l'Akp, ha presentato alla Corte suprema un ricorso per chiudere l'Hdp. L'alleanza Akp-Mhp si è fatta notare anche con il «no» congiunto delle due formazioni alla proposta del Partito repubblicano del popolo (Chp) di costituire una commissione d'inchiesta parlamentare sugli attentati terroristici registrati nelle scorse settimane nel Paese. Malgrado vi siano trattative in corso tra il Chp e l'Akp per formare un governo di coalizione, recenti affermazioni del presidente Erdogan (che a sorpresa si è detto «a favore di un governo di minoranza provvisorio sostenuto dall'esterno») portano a ipotizzare con più forza la direzione di un governo Akp sostenuto dal Mhp in vista di elezioni anticipate. Il quotidiano Taraf ha pubblicato una nota informativa che sarebbe stata inviata dal vice segretario dell'Akp, Besir Atalay, alle sedi provinciali del partito. Secondo quanto riporta il giornale, i membri dell'Akp sarebbero invitati dal vice a tenersi «pronti per elezioni anticipate» e a mantenere un «discorso univoco» sugli attentati delle scorse settimane, sottolinenado «l'ipocrisia dell'Hdp che non rilascia dichiarazioni contro il Pkk». Nella stessa nota figura una riflessione sui successi ottenuti dall'Akp dopo la sconfitta elettorale del 7 giugno. In particolare si afferma che «con le giuste mosse politiche il blocco di opposizione del 60% che si voleva erigere davanti a noi è stato dissolto. (?) Dal momento in cui è stato aperto il parlamento, tutti i lavori sono stati svolti secondo la nostra iniziativa».
Processo di pace a rischio
Nell'attuale panorama politico turco le trattative di pace per la risoluzione della questione curda risultano messe a serio rischio. Il conflitto armato tra il Pkk e l'esercito turco che in 30 anni ha causato la morte di 40mila persone era stato uficialmente interrotto nel marzo 2013, con l'appello del leader Pkk Abdullah Ocalan, in prigione dal 1999. Nel tentativo di screditare l'Hdp - parte attiva delle trattative il cui referente principale è Ocalan - il governo è arrivato ad affermare che il partito filo-curdo sta addirittura agendo contro la volontà del leader curdo. Il vice premier Yalçin Akdogan, figura influente delle trattative di pace, ha affermato che "l'Hdp mente quando dice che Ocalan è contrario al sistema presidenziale». «L'Hdp si è fatto manipolare, ha fatto saltare il processo di pace, è ormai chiaro. Come dice lo stesso Ocalan, quando si vuole risolvere la questione curda, scatta un meccanismo per fermarlo. Nell'ultimo periodo abbiamo assistito ad un meccanismo inteso a contrapporsi a Erdog?an, quale principale artefice e attore della risoluzione. L'Hdp ha impostato il proprio piano d'azione sull'opposizione a Erdogan», ha aggiunto il vice premier.
Demirtas vs. Erdogan
Il co-leader dell'Hdp Demirtas ha risposto alle accuse affermando in un'intervista che Erdogan era a favore del processo - interrotto dopo una dichiarazione congiunta rilasciata dal governo e l'Hdp lo scorso 28 febbraio - ma «ha cambiato idea nel momento in cui ha visto i risultati dei sondaggi che indicavano un calo dei voti dell'Akp». Secondo Demirtas Erdogan, alludendo al processo di pace, avrebbe affermato: «Se non ci serve a nulla perchè ci siamo imbarcati in questa impresa?'" Demirtas chiama il Pkk e l'esercito turco a deporre contemporaneamente le armi, invitando i parlamentari e la società civile a mantenere una posizione a favore della pace che vada al di là degli interessi dei partiti. Ma il governo insiste affinchè sia il Pkk a lasciare per primo le armi e continua i bombardamenti a Qandil. La Turchia sembra risucchiata in una situazione estremamente pericolosa, dove sempre più il fine ultimo appare quello di isolare e mettere fuori gioco l'Hdp.
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