26 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
Crisi post-elettorale per l'UKIP

«Seconde dimissioni» per Farage?

Il deludente risultato elettorale - almeno in termini di seggi - ha aperto una crisi in seno all'Ukip, il partito degli euroscettici passato dal 27,5% delle scorse europee al 12,6% delle politiche britanniche, con un singolo rappresentante a Westminster.

LONDRA (askanews) - Il deludente risultato elettorale - almeno in termini di seggi - ha aperto una crisi in seno all'Ukip, il partito degli euroscettici passato dal 27,5% delle scorse europee al 12,6% delle politiche britanniche, con un singolo rappresentante a Westminster. Tanto che, secondo fonti dello stesso United Kingdom Independence Party, il leader Nigel Farage potrebbe dimettersi a breve. Per la seconda volta, dato che lo ha fatto una volta appresi i risultati devastanti delle legislative del 7 maggio sulla sua formazione, salvo poi ripensarci.

L'unico deputato mantenuto - Douglas Carswell, transfuga del partito Conservatore - si è visto peraltro al centro di una querello con la direzione del partito che lo aveva pregato di usare le 650mila sterline allocategli dopo l'elezione per assumere 15 assistenti, imbarcata che il deputato ha ritenuto un utilizzo «inappropriato» del denaro pubblico.

La direzione poi non sta certo attraversando il suo periodo migliore, se si intende per leadeship quella del fondatore del partito, Nigel Farage: dopo un doveroso annuncio di dimissioni all'indomani delle elezioni, il lunedì successivo ci ha ripensato, anteponendo il bene della sua creatura politica alle ben meritate (così le ha definite) vacanze.

Ha trasformato il partito in un marchio tossico
Oggi gli appelli affinchè Farage si faccia definitivamente da parte si sono moltiplicati, tra questi anche l'esortazione del Alan Sked, fondatore dell'Ukip. Farage «ha trasformato il partito in un marchio tossico», ha detto al Telegraph, che ha lanciato un instant poll sull'opportunità di «seconde dimissioni». Nel primo pomeriggio il 59% di chi aveva votato era a favore dell'uscita di scena del leader, che negava stamattina il pericolo di una rivolta contro di lui in seno al partito.

Il responsabile della campagna elettorale dell'Ukip, Patrick O'Flynn, non si è lasciato commuovere da tanto altruismo e in un'intervista rilasciata al quotidiano conservatore «The Times» ha definito il suo leader come «maleducato, suscettibile, aggressivo», reo di aver trasformato il partito in una «monarchia assoluta» basata sul «culto della personalità».

Se secondo O'Flynn Farage non brilla anche i suoi consiglieri più diretti sono d'altronde «inesperti, aggressivi» e sotto l'influenza di una special relationship d'Oltreoceano basata sugli ideali ultraconservatori del Tea Party: per far uscire il partito dalla crisi, conclude O'Flynn, Farage dovrà «licenziare» buona parte della dirigenza ed esercitare la sua leadership «in maniera ben più partecipativa e consensuale».