21 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Gentiloni: sostegno a integrità ucraina, avanti con le riforme

L'Italia sta con Kiev

Il cessate il fuoco tra il governo di Kiev e i separatisti filo-russi nel Donbass è sempre più a rischio. I cinque soldati ucraini uccisi nelle ultime 24 ore sono la conferma di una tregua precaria, assai "fragile".

KIEV (askanews) - Il cessate il fuoco tra il governo di Kiev e i separatisti filo-russi nel Donbass è sempre più a rischio. I cinque soldati ucraini uccisi nelle ultime 24 ore sono la conferma di una tregua precaria, assai «fragile».

Scontri ripetuti
Da Lugansk e Donetsk sino a Mariupol sul Mare d'Azov, lungo tutta la linea del fronte, si sono ripetuti gli scontri tra le milizie filorusse delle repubbliche popolari e l'esercito regolare. Segnali poco incoraggianti, che arrivano a Kiev mentre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è impegnato in un giro di colloqui con la leadership locale. E' il presidente Petro Poroshenko a confermare al ministro degli Esteri che la situazione resta «delicata», nonostante l'Ucraina «stia facendo tutto il possibile per rispettare gli accordi di Minsk». Ma il capo dello Stato sente la fiducia dell'Italia, percepisce il «sostegno molto forte e continuo del governo di Roma a Kiev», e «alla sovranità e integrità territoriale dell'intero Paese».

Tanti gli ostacoli alla pace
Dalla firma del protocollo di Minsk, i passi in avanti non sono stati poi tanti. Solo oggi, a tre mesi dalla loro costituzione, cominceranno a incontrarsi i quattro gruppi di lavoro per la piena applicazione dell'intesa, mentre in queste ore è in programma anche la riunione del gruppo di contatto sull'Ucraina. Eppure, nonostante i "progressi lenti", il presidente Poroshenko, e prima di lui il premier Yatseniuk e il ministro Klimkin, hanno garantito a Gentiloni la piena volontà di rispettare tutti i 13 punti dell'accordo raggiunto a Minsk a febbraio, compreso il percorso di riforme economiche ed istituzionali e la concessione di uno statuto speciale per la regione del Donbass. Un impegno gravoso, che rischia di saltare già davanti a quella che viene percepita come la prima e più importante condizione: il rispetto del cessate il fuoco.

Il ruolo di Gentiloni
«Auspico che l'intesa di febbraio possa essere messa in pratica fino in fondo», ha detto Gentiloni ai suoi interlocutori, a loro volta «molto grati all'Italia» per il ruolo di collante in Europa su alcune questioni considerate cruciali da Kiev. Prima fra tutte, quella delle misure sanzionatorie contro Mosca. A questo proposito, ha spiegato Poroshenko, le posizioni di Italia e Ucraina coincidono e «le sanzioni devono essere rimosse solo quando l'accordo di Minsk sarà totalmente rispettato». D'altra parte, gli ha fatto eco Gentiloni, le sanzioni «non sono un obiettivo ma uno strumento» e devono essere «reversibili», sebbene «tutto dipenda dalla piena attuazione delle intese».

Gli impegni presi dalla Russia
Questo, ovviamente, vale per Mosca come per Kiev. «Ci aspettiamo da parte della Russia che ci sia un interesse a mantenere gli impegni presi», ha detto Gentiloni. Il riferimento è anche, anzi soprattutto, al ritiro totale delle armi pesanti dal confine. Secondo Poroshenko, le manovre militari dei combattenti filo-russi alla frontiera continuano ad essere numerose e la missione Osce nell'area non è in grado di assicurare quel monitoraggio indipendente e capillare che le viene richiesto. Quanto a Kiev, lo sforzo principale deve essere indirizzato prioritariamente al processo di riforme economiche e costituzionali che, tra l'altro, l'Europa ritiene strategiche per l'evoluzione dei rapporti di associazione tra la stessa Ue e l'Ucraina.

Verso l'accordo
A tal proposito, Poroshenko ha sottolineato l'importanza di «accelerare il processo di ratifica dell'accordo». Diciassette Paesi lo hanno già fatto, e «tenuto conto dell'alto livello delle relazioni, sarà importante che lo ratifichi anche l'Italia», ha detto il capo dello Stato. Che ha avanzato un'ultima richiesta a Gentiloni: Kiev necessita di «una data per lanciare il piano di liberalizzazione dei visti» che ha subito alcuni ritardi, secondo il presidente ucraino, a causa degli «ostacoli posti da Bruxelles». L'Ucraina auspica che tale data possa essere «il primo gennaio» 2016. L'Italia è favorevole, in linea di principio. "C'è molto da fare e anche l'Ue deve fare, e dare messaggi concreti su questo tema, anche se sulla base di condizioni definite", ha confermato Gentiloni.