20 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
Dopo lo stop ai raid, si continua a combattere

Arabia Saudita, in Yemen missione compiuta?

Dopo quattro settimane di raid aerei, l'Arabia Saudita è riuscita a indebolire pesantemente i ribelli sciiti in Yemen ma il regno ha ancora molta strada da percorrere per portare la pace nel Paese vicino, dove al Qaida resta molto attiva. L'annuncio della fine dei raid, allora, sarebbe in gran parte simbolico, e gli scontri militari proseguono.

SAN'A (askanews) - Dopo quattro settimane di raid aerei, l'Arabia Saudita è riuscita a indebolire pesantemente i ribelli sciiti in Yemen ma il regno ha ancora molta strada da percorrere per portare la pace nel Paese vicino, dove al Qaida resta molto attiva. E' quanto sottolineano gli esperti.

Missione compiuta?
«Missione compiuta», ha scritto un quotidiano saudita qualche ora dopo l'annuncio, da parte della coalizione araba, della fine della campagna di raid aerei contro i ribelli Houthi. Un annuncio che ha sorpreso gli osservatori, meno di un mese dopo il lancio della campagna di bombardamenti - il 26 marzo - a seguito di una richiesta di aiuto del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, oggi rifugiato in Arabia Saudita, di fronte alla folgorante avanzata dei ribelli verso il sud del Paese.

I raid avrebbero avuto successo
Il ministero della Difesa di Riad ha giustificato questo stop spiegando che i raid erano riusciti «con successo a eliminare le minacce che gravano sulla sicurezza dell'Arabia Saudita e dei Paesi vicini». Ha inoltre riferito della «distruzione di armi pesanti e missili balistici che erano stati sequestrati dalla milizia Houthi». Affermazioni che sono state giudicate credibili da un responsabile diplomatico occidentale, che ha richiesto l'anonimato. Anche se una delle ragioni addotte per questa operazione era ripristinare la legittimità del presidente Hadi, questo responsabile ha giudicato che «la missione (della coalizione) non è mai stata chiaramente definita». E per lui, l'annuncio della conclusione dei bombardamenti è prima di tutto «simbolica», perchè i sauditi non si vogliono «impantanare».

Ma gli interventi militari non sono conclusi
Il portavoce della coalizione, il generale Ahmed Assiri, ha comunque sottolineato che gli interventi militare per impedire i movimenti dei ribelli non sono conclusi. E qualche ora dopo, puntuali, alcuni raid mirati ad allentare la morsa su una brigata rimasta fedele al presidente Hadi hanno interessato la zona di Taez, nel sudovest dello Yemen. Nello stesso tempo, i combattimenti sono proseguiti nel Paese tra sostenitori e avversari degli Houthi. Fonti vicine ai ribelli hanno invece giudicato «un fallimento» l'operazione sotto comando saudita. «Hadi è ancora a Riad e gli Houthi non si sono ritirati da alcun villaggio. Non si ritireranno se non al termine di un accordo tra yemeniti», ha detto uno scrittore vicino ai ribelli, alludendo alle regioni conquistate dagli Houthi nel centro e nell'est del Paese. Gli osservatori hanno inoltre sottolineato che i ribelli non sono al primo scontro con il potere yemenita. Hanno effettuato sei campagne militari tra il 2004 e il 2010 contro l'esercito dell'ex presidente Ali Abdallah Saleh. Hanno inoltre effettuato nel 2009 un'incursione in Arabia Saudita.

Una parziale vittoria
Un altro responsabile diplomatico, sotto richiesta di anonimato, ha invece rimarcato come l'operazione «sia stata in un certo modo una vittoria». A suo giudizio, la coalizione è riuscita ad arrestare l'avanzata degli Houthi, ha ottenuto un sostegno internazionale, moblitato gli alleati arabi e mostrato «la determinazione di fronte all'Iran», Paese accusato da Riad di sostenere militarmente i ribelli. Tutto ciò ha creato un «nuovo quadro per una ripresa del dialogo nazionale, con un nuovo equilibrio», ha sottolineato il responsabile.