24 luglio 2019
Aggiornato 00:00
2000 le donne rapite in Nigeria dal 2014

Le prime vittime di Boko Haram sono donne

Dal 2014, sono stati almeno 5.500 i civili uccisi, ma le donne, nel regime del terrore di Boko Haram, hanno un posto particolare. In occasione del primo anniversario del rapimento delle 200 studentesse di Chibook, Amnesty International ha denunciato i rapimenti, gli stupri, gli arruolamenti forzati di quello che ha definito «il regno del terrore».

ROMA (askanews) - Sono almeno 2.000 le donne e le bambine rapite dai jihadisti di Boko Haram dall'inizio del 2014, ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere. E' quanto ha denunciato oggi Amnesty International in occasione del primo anniversario del rapimento delle oltre 200 studentesse di Chibok, di cui non si hanno più notizie dallo scorso maggio.

Il rapporto di Amnesty International
Basato su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di Amnesty, intitolato «Il regno del terrore di Boko Haram», denuncia molteplici crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi dal gruppo armato, tra cui l'uccisione di almeno 5.500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014. Nel rapporto vengono rivelati nuovi particolari sui metodi brutali usati da Boko Haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città. «Le prove contenute in questo raccapricciante rapporto, un anno dopo l'orribile rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, mettono in evidenza la dimensione e la depravazione dei metodi di Boko Haram - ha dichiarato Salil Shetty - uomini e donne, bambini e bambine, cristiani e musulmani, sono stati uccisi, sequestrati e brutalizzati sotto il regno del terrore di Boko Haram, che ha investito milioni di persone. I recenti successi militari possono anche essere l'inizio della fine per il gruppo armato, ma c'è ancora tantissimo da fare per proteggere i civili, risolvere la crisi umanitaria e rimarginare le ferite».

#BringBackOurGirl
La vicenda delle 276 studentesse rapite a Chibok nell'aprile 2014 ha avuto risonanza mondiale grazie anche alla campagna #BringBackOurGirls. Ma si tratta solo di una piccola parte delle donne, delle bambine, degli uomini e dei bambini rapiti da Boko haram, ha sottolineato Amnesty. Di solito, Boko Haram porta le donne e le bambine rapite nei suoi campi collocati in zone remote o in centri improvvisati di transito come quello istituito nella prigione di Ngoshe. Da qui, le vittime vengono spostate in città e villaggi e indottrinate sulla versione dell'Islam seguita dal gruppo armato, in vista del matrimonio.

La storia di Aisha
​Aisha, 19 anni, ha raccontato di essere stata rapita nel settembre 2014 durante una festa di matrimonio. Con lei erano state portate via sua sorella, la sposa e la sorella di quest'ultima. Boko Haram ha portato le quattro rapite in un campo a Gullak, nello stato di Adamawa, dove si trovava un altro centinaio di donne e bambine rapite. Una settimana dopo, la sposa e la sorella della sposa sono state costrette a sposare due combattenti. Aisha e le altre donne rapite sono state anche addestrate a combattere. «Spiegano come usare le armi. A me hanno insegnato a sparare, a usare le bombe e ad attaccare i villaggi. L'addestramento è durato tre settimane, poi hanno iniziato a mandarci in azione. Io ho preso parte a un attacco contro il mio villaggio», ha raccontato Aisha. Durante i tre mesi di prigionia, la 19enne è stata stuprata ripetutamente, talvolta da gruppi di sei combattenti, e ha visto uccidere oltre 50 persone, tra cui sua sorella: «Alcune avevano rifiutato di convertirsi, altre di imparare a uccidere. Sono state sepolte in una fossa comune nella boscaglia. Hanno preso i loro corpi e li hanno gettati in una larga buca, però poco profonda. Io non la vedevo, ma potevo sentire l'odore dei corpi in putrefazione».