20 aprile 2019
Aggiornato 02:30
Discorso sullo Stato dell'Unione

Obama, un esercizio di retorica e una dimostrazione di forza

Il discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato da Obama davanti al Congresso «lascia aperte domande sull'inutilità di obiettivi improbabili». Per il New York Times, infatti, il presidente vedrà sulla sua scrivania ritornare pochissime delle proposte avanzata nel corso del suo discorso.

NEW YORK - Un esercizio di retorica e una dimostrazione di forza. Ma il discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato da Obama davanti al Congresso «lascia aperte domande sull'inutilità di obiettivi improbabili». Per il New York Times, infatti, il presidente vedrà sulla sua scrivania ritornare pochissime delle proposte avanzata nel corso del suo discorso.

Questo perché il Congresso a maggioranza repubblicana (nonostante i buoni propositi e la richiesta di lavorare insieme) non potrà convenire con il presidente su temi come la riforma dell'immigrazione o l'aumento delle tasse ai ricchi per favorire la classe media.

Il quotidiano di New York parla di «inutile spreco di tempo e di atto per rimarcare la sua forte leadership». Nulla di più, soprattutto vista la situazione politica che dovrà affrontare Obama negli ultimi due anni alla Casa Bianca.

Proprio su questo tema il Washington Post fa un passo avanti sostenendo che Obama - dopo il suo discorso - dovrà contare su altre misure per portare a termine la sua agenda: da una parte gli ordini esecutivi e dall'altra le sponde al di fuori di Washington.

I repubblicani hanno fatto commentare il discorso a Joni Ernst, la senatrice dell'Iowa nota per le sue posizioni conservatrici. Ernst ha aperto alla collaborazione con i democratici ricordando tuttavia che il Grand old party continua a lavorare per fermare l'Obamacare e per passare un budget bilanciato «con riforme significative e non con più tasse».

Ogni presidente - ha scritto il New York Times - presenta le sue idee allo stato dell'Unione sapendo che non trionferà, ma tentando di creare un dibattito, aprire un passaggio, segnare una linea contro gli avversari o preparare la strada alle azioni future. «Ma raramente la distanza tra il presidente e il Congresso è sembrata così grande come quando Obama ha presentato un piano che si muove nella direzione opposta al mandato esposto dai repubblicani dopo la vittoria di novembre».

Un Obama che non segue la dottrina di Bill Clinton, che cercò di portare il suo discorso molto vicino a quello dei repubblicani su temi come la giustizia e il welfare. Il presidente ha tenuto fede ai suoi valori liberal. Ed è sembrato molto più simile a George W. Bush che nel 2006 parlò a un Congresso completamente democratico. Bush aveva in quella occasione ignorato le richieste democratiche di porre fine alla guerra in Iraq, inviando invece più militari. E agendo in modo unilaterale. Forse l'unica ricetta con la quale Obama può sperare di portare a termine la sua ambiziosa agenda. Retorica a parte.