20 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Politiche europee

Quo vadis, Europa?

Il potale web EurActiv, che illustra la vita dell’Unione Europea, ha annunciato la creazione del hashtag «Il team di Juncker: i primi 100 giorni», che seguirà tutte le azioni della Eurocommissione sotto la direzione di Jean-Claude Juncker durante il periodo iniziale del suo lavoro iniziato ufficialmente il 1 novembre 2014.

Il potale web EurActiv, che illustra la vita dell’Unione Europea, ha annunciato la creazione del hashtag «Il team di Juncker: i primi 100 giorni», che seguirà tutte le azioni della Eurocommissione sotto la direzione di Jean-Claude Juncker durante il periodo iniziale del suo lavoro iniziato ufficialmente il 1 novembre 2014.

Anche se è vero che, a giudicare dai primi passi del «governo europeo», non è il caso di parlare di successi di sorta nella soluzione dei problemi economici, sociali ed integrazionistici. I problemi reali che preoccupano gli europei vengono palesemente soppiantati dagli interssi politici contingenti.

In sostanza, i 28 commissari non hanno ancora iniziato un vero lavoro pratico. Stando ai media, questa settimana a Strasburgo i deputati dell’Europarlamento devono tenere i dibattiti, su richiesta di un gruppo dei propri colleghi, in merito al voto di sfiducia da esprimere alla Eurocommissione a causa dello scandalo attorno alle azioni illegittime di Jean-Claude Juncker commesse quando era ministro delle finanze e capo del governo del Lussemburgo: avrebbe concluso con grandi consorzi accordi segreti al fine di evadere le tasse.

Il grosso del gruppo degli autori della richiesta è composto dai rappresentanti degli euroscettici. Secondo l’opinione degli esperti, il voto di sfiducia non sarà realizzato visto che Juncker è stato promosso dai due maggiori gruppi parlamentari, ossia dai conservatori e dal socialdemocratici. Ma in questo caso è importante – dice Manfred Weber, capo del gruppo del Partito popolare europeo – che gli autori della richiesta di sfiducia all’Eurocommissione intervengono non tanto contro la struttura principale del potere esecutivo dell’UE come tale, quanto contro l’Ue in generale.

L’energica offensiva degli euroscettici venuti nel parlamento mostra che sia i deputati che i commissari dovranno affrontare dure battaglie politiche contro gli avversari del progetto europeo come tale. Il braccio di ferro attorno allo stesso diventa ultimamente sempre più forte. Durante l’intervento davanti ai deputati europei alla vigilia dell’inizio ufficiale del lavoro della commissione Jean-Claude Juncker ha proclamato: «I cittadinii perdono la fiducia, gli estremisti di sinistra e di destra ci stanno alle calcagna, i nostri concorrenti sono all’offensiva. È venuto il tempo per infondere nuova vita al progetto europeo».

Difficilmente qualcuno avrà obiezioni contro questa tesi. Solo che i vari politici vedono in modo diverso i contorni di questa «nuova vita». Giorni fa l’austriaco Die Presse ha citato le parole dell’ex cancelliere austriaco, il socialdemocratico Franz Vranitzky, dette a Vienna in occasione del 20° anniversario della decisione del parlamento sull’ingresso dell’Austria nell’Ue. Dopo aver reso il giusto merito al progetto europeo come «progetto unico del mondo», Vranitzky ha definito l’Europa «Europa dei consorzi». A partire dal 2008, ha detto l’ex cancelliere, l’Unione Europea conduce una lotta infinita contro le crisi che, però, non scompaiono da nessun parte. Avviene un incessante risanamento dei bilanci che, in realtà, significa la «perdita della sicurezza sociale» dei cittadini.

Negli stessi giorni Markus Marterbauer, direttore del dipartimento dell’economia e della statistica della Camera del lavoro di Vienna e docente dell’università viennese, si è espresso molto categoriamente sul portale EurActiv a favore di un cambiamento di rotta dell’Ue. Secondo le sue parole, le «norme cristallizzate», che si sono dimostrate economicamente e socialmente inadeguate, devono cedere il posto ad una politica pragmatica le cui priorità più importanti siano la lotta contro la disoccupazione di massa, la diminuzione della disuguaglianza sociale e l’imbrigliamento dell’ipertrofico sistema sociale.

Ma è capace il team di Juncker di realizzare una nuova linea dell’Ue se i leader dei paesi membri hanno adesso priorità ben diverse? Si può dire che l’Ue sia degna del titolo di «progetto del mondo» e del Premio Nobel considerato che rifiuta insieme con gli USA, Ucraina e Canada di sostenere all’ONU il progetto russo di risoluzione con la condanna del nazisnmo? Vladislav Belov, capo del dipartimento dei paesi e delle regioni dell’Istituto di studi sull’Europa, vede il problema principale dell’Unione Europea nel fatto che vengono ignorati, in particolare in Ucraina, gli interessi dell’uomo:

I partiti principali pongono in primo piano gli slogan che trasformano l’uomo in spiccioli. L’uomo comune sparisce dal campo visivo dei grandi partiti tradizionali ed appare in nuovi movimenti, che putroppo sono spesso di stampo radicale nazionalista. In Europa il formale diritto internazionale ha assolutamento nascosto l‘uomo, in particolare i cittadini ucraini. L’Occidente non vuole vedere in Ucraina i problemi dei cittadini semplici.

Parlando giorni fa dell’assenza di prospettive della linea antirussa dell’Unione Europea il patriarca della politica estera della Germania, l’ex ministro degli esteri Hans-Dietrich Genscher, ha fatto notare: «Le sanzioni assomigliano ad una scala, vi sono pure gradini. Ma una volta la scala finisce. Allora sorge la domanda: cosa fare ulteriormente, scendere o saltare giù?».

Quindi la questione dove va l'Europa resta ancora aperta.