Pinotti: dalla Libia si aggrava il rischio di contagio fondamentalista
«Ci preoccupa molto la situazione in Libia»: lo ha dichiarato Roberta Pinotti durante la Conferenza interparlamentare sulla politica estera in corso a Palazzo Madama. Molti e vari i fattori di crisi nel medio e vicino Oriente: oltre alla Libia, cresce la minaccia dello Stato islamico
ROMA - «Ci preoccupa molto la situazione in Libia, dove il conflitto fra le fazioni in campo non sembra riuscire a trovare una composizione, malgrado gli sforzi di tanti attori internazionali e delle Nazioni Unite. Percepiamo distintamente il pericolo che in Libia il conflitto si aggravi e che entrino nelle sue dinamiche ulteriori elementi perturbatori, in particolare il radicamento di componenti fondamentaliste con la capacità di proiettare le loro azioni terroristiche anche verso i Paesi europei». Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti intervenendo alla Conferenza interparlamentare sulla politica estera in corso a Palazzo Madama.
DAVANTI ALL'ISIS NON CI E' CONSENTITO VOLGERE LO SGUARDO ALTROVE - «In Siria e in Iraq i conflitti in corso hanno già provocato devastanti effetti, soprattutto sulle popolazioni inermi. La minaccia rappresentata dal cosiddetto Stato islamico è evidente a tutti noi, e negli ultimi mesi ha giustamente ricevuto l'attenzione di tutta la Comunità internazionale. Di fronte a quella violenza, non ci è consentito volgere lo sguardo altrove; abbiamo il dovere morale di reagire e la necessità di intervenire con urgenza, perché lo Stato islamico non può progredire oltre nella devastante azione».
TANTI I FATTORI DI CRISI NEL MEDIO E VICINO ORIENTE - «Purtroppo - ha aggiunto Pinotti - quella minaccia non è l'unica, ma si somma agli altri fattori di crisi e di conflitto che da tanti anni caratterizzano il vicino e medio Oriente. È importante, allora, che tanti Paesi arabi siano coalizzati, insieme ai Paesi occidentali, per contenere e respingere l'offensiva estremista. Ed è di straordinario significato la decisa presa di posizione di centinaia di esponenti religiosi islamici, in tutto il mondo, i quali hanno apertamente sconfessato le motivazioni addotte dai terroristi».
GENTILONI: SERVE IMPEGNO COMUNE - La minaccia posta dai jihadisti dello Stato islamico ha creato una «situazione assolutamente inedita, sconvolge i confini statali», combina «il richiamo dei combattenti stranieri e la minaccia terroristica. Una minaccia che richiede un impegno comune, un impegno politico, militare e culturale». Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, durante il suo intervento a Palazzo Madama alla Conferenza interparlamentare per la Politica estera e di sicurezza comune.
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