15 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Guerra di corea. Si rischia un bis

Gli USA avvertono Pyonyang: se non fate i bravi, ci pensiamo noi

Nonostante la Guerra di Corea si sia conclusa nel 1953, il conflitto tra la Corea del Nord e la Corea del Sud non è stato mai completamente risolto, e le relazioni tra Seoul e Pyongyang sono regolate da un armistizio firmato sotto l'egida delle Nazioni unite. Mentre in tempo di pace Seoul ha il comando delle sue forze armate, in caso di guerra esse ricadono sotto il controllo americano.

WASHINGTON - In caso di guerra con la Corea del Nord, continuerà a essere un generale a stelle e strisce a guidare le forze sudcoreane. Stati uniti e Corea del Sud hanno raggiunto un accordo per rimandare il trasferimento del comando operativo sulle forze militari presenti nella Penisola, in caso di conflitto con la Corea del Nord, dagli americani ai sudcoreani. L'hanno reso noto il Dipartimento alla Difesa Usa e il Ministero della Difesa di Seoul in un comunicato congiunto. Questa transizione era prevista per il 2015 e avrebbe cambiato una prassi stabilita più di sessant'anni fa.

USA: IL COMANDO MILITARE RESTA NELLE NOSTRE MANI - L'accordo è stato raggiunto nell'ambito di un incontro tra il segretario alla Difesa Usa Chuck Hagel, il ministro della Difesa sudcoreano Han Min-koo, alla presenza di alti esponenti militari dei due paesi, a partire dal presidente degli Stati maggiori riuniti Usa generale Martin Dempsey e il capo di stato maggiore sudcoreano ammiraglio Choi Yoon-hee. "Il segretario e il ministro hanno ribadito l'impegno di entrambe le parti a una stabile transizione del Controllo operativo (OPCON) in una data appropriata e hanno sottolineato che un approccio basato sulla situazione garantirà che la Repubblica di Corea (del Sud) assumerà il controllo operativo in caso di guerra, quando le capacità militari critiche della Corea del Sud e e degli Stati uniti saranno stabilizzate e il contesto di sicurezza nella Penisola coreana favorirà una stabile transizione del controllo operativo", si legge nel comunicato. Il trasferimento del comando avverrà solo quando entrambe le parti concordemente avranno verificato l'esistenza di tali condizioni. Fino ad allora il comando continuerà a essere presso la base di Yongsan, sotto la guida di un generale americano.

WASHINGTON È PREOCCUPATA - La mossa segnala una preoccupazione di Washington e Seoul rispetto al contesto di sicurezza nella Penisola coreana, considerato in rapido deterioramento. Gli Stati uniti hanno ribadito, nell'incontro, che intendono continuare a mantenere il loro livello di presenza militare in Corea del Sud, che attualmente ammonta a 28mila uomini. Gli Stati uniti mantengono una forte presenza militare nel paese dalla fine della Guerra di Corea, nel 1953. Il conflitto non è stato mai completamente risolto e le relazioni tra Seoul e Pyongyang sono regolate da un armistizio firmato sotto l'egida delle Nazioni unite. Mentre in tempo di pace Seoul ha il comando delle sue forze armate, in caso di guerra esse ricadono sotto il controllo del Comando combinato delle forze, che dal 1953 è guidato da un generale americano che ha come vice un sudcoreano. Nel comunicato congiunto, Seoul e Washington «hanno ribadito che alcuna aggressione nordcoreana o provocazione militare sarà tollerata» e hanno sottolineato la loro «determinazione a garantire sufficienti capacità alle forze combinate per la sicurezza del Corea del Sud». Seoul, inoltre, si è impegnata a rafforzare entro il 2020 le proprie capacità di controffensiva nei confronti di eventuali attacchi nordcoreani. Ancora, gli Stati uniti hanno ribadito l'impegno a «usare ogni tipo di capacità militare, compreso l'ombrello nucleare, gli attacchi convenzionali e le capacità di difesa missilistica» a deterrenza della minaccia di Pyongyang, la quale è impegnata in un controverso programma di armamento nucleare e missilistico.