6 ottobre 2022
Aggiornato 22:00
Ribolle il sud-est della Turchia

Violenze non fermano processo di pace con curdi PKK

E' ritornata alle stelle ieri la tensione nel Kurdistan turco, dopo mesi di relativa calma. Gli scontri che sono costati la vita a un giovane di 24 anni e un militare sono esplosi, ieri, quando un gruppo di militanti autonomisti hanno tentato di bloccare la demolizione di un monumento in onore di Mahsum Korkmaz.

ISTANBUL - Ribolle il sud-est della Turchia a maggioranza curda dopo l'uccisione di un soldato e di un manifestante durante le proteste contro la demolizione della statua di Mahsum Korkmaz, uno dei fondatori dell'autonomista Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ma, nonostante gli scontri, sia il leader del gruppo armato Abdullah Ocalan che il governo turco si sono detti determinati a continuare il negoziato per arrivare entro il 2015 una soluzione politica a un sanguinoso conflitto che ha fatto dal 1984 più di 40 mila morti: «Questa guerra durata 30 anni è vicina alla fine» ha dichiarato domenica Ocalan.

E' ritornata alle stelle ieri la tensione nel Kurdistan turco, dopo mesi di relativa calma. Gli scontri che sono costati la vita a un giovane di 24 anni e un militare sono esplosi, ieri, quando un gruppo di militanti autonomisti hanno tentato di bloccare la demolizione di un monumento in onore di Mahsum Korkmaz: si tratta del primo militante del Pkk ad attaccare l'esercito turco il 16 agosto 1984, nel paese di Lice nei pressi di Diyarbakir, la più importante città curda in Turchia, nel 30esimo anniversario della fondazione del movimento.

Gli scontri di questi giorni, non metteranno a rischio il processo di pace con il Pkk ha assicurato, tuttavia ieri, durante un'intervista trasmessa dall'emittente Atv il vice-premier Besir Atalay: «E' stata una provocazione, i provocatori sono ovunque» ha detto il politico, secondo cui il governo per arrivare alla pace sarebbe disposto persino a dare il via libera ad incontri diretti tra rappresentanti dello stato e la leadership militare del Pkk in Nord Iraq, qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa per un governo, quello turco che ha considerato gli autonomisti curdi la principale minaccia per la sicurezza nazionale. Una nuova road map per la pace sarà resa pubblica entro settembre, ha aggiunto Atalay.

Il negoziato tra Ocalan e il governo è iniziato a novembre 2012, ma è entrato in stallo nel settembre dello scorso anno quando la leadership del Pkk, critica con il premier Recep Tayyip Erdogan accusato di non adottare nessuna iniziativa concreta per far procedere le trattative, ha deciso di bloccare il ritiro dei suoi circa 3500 militanti in nord-Iraq, ordinato nel marzo 2013 da Ocalan, come gesto di buona volontà.

Da allora, sono stati pochi i passi avanti nel processo di pace, nonostante da ormai due anni gli scontri armati tra esercito e Pkk siano sporadici. Dopo la vittoria dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan, che ha fatto del processo di pace con i curdi una delle principali parole d'ordine della sua campagna elettorale alle presidenziali dello scorso 10 agosto, tuttavia, il processo di pace ha subito un'accelerazione.

Secondo Abdulkadir Selvi, analista politico del quotidiano pro-governativo Yeni Safak, sempre ben informato sui retroscena in campo Akp, il dialogo tra il governo, il pro-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp) e Ocalan - che si stanno incontrando da ormai oltre due anni sull'isola prigione di Imrali, nel mare di Marmara, dove il leader del Pkk sconta una condanna all'ergastolo dal 1999 - ha raggiunto una "fase decisiva". «Nell'ultima settimana - scrive l'analista - sono stati fatti sei meeting, e questo mostra sia quanta importanza venga data alla (ricerca di una) soluzione sia della fase critica a cui siamo arrivati».

Le tappe della road-map che il governo annuncerà sono prima di tutto «far uscire dalla Turchia tutti i membri (del Pkk) armati» a partire da ottobre-novembre, per poi modificare la legislazione anti-terrorismo per permettere ai circa 4 mila militanti curdi detenuti di uscire dal carcere, e arrivare all'annuncio della fine della lotta armata in Turchia prima delle elezioni politiche del 2015.