20 gennaio 2021
Aggiornato 01:00
La crisi egiziana

Arrestata la guida dei Fratelli Musulmani. L'ONU: «Vogliamo inviare nostri osservatori»

Mohamed Badie è stato prelevato in un appartamento del Cairo nella notte tra lunedì e martedì, con l'accusa di istigazione all'omicidio. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite: «Siamo allarmati, vogliamo valutare la situazione sul terreno». Il vice ministro degli Esteri italiano invece interviene sulle polemiche riguardo la pericolosità dei viaggi nel Paese

IL CAIRO - Mohamed Badie, la guida suprema dei Fratelli musulmani d'Egitto (la confraternita del presidente islamista egiziano Mohamed Morsi destituito dall'esercito), è stato arrestato nella notte tra lunedì e martedì al Cairo. Lo ha annunciato un alto responsabile della sicurezza, nel sesto giorno di sanguinosa repressione delle manifestazioni pro-Morsi. Il suo arresto era stato ordinato per «istigazione all'omicidio». Badie rimarrà in custodia cautelare per un periodo di 15 giorni, ha reso noto la tv di Stato egiziana.
Il leader dell'influente confraternita è stato catturato in un appartamento vicino a piazza Rabaa al Adawiya, dove più di 280 sostenitori di Morsi sono stati uccisi mercoledì nel corso della prima operazione di polizia ed esercito contro i cortei di manifestanti islamisti, come confermato il ministero degli Interni alla televisione di stato. Le televisioni pubbliche e quelle private egiziane, che sostengono quasi unanimemente la presa di potere dei militari, hanno diffuso nella notte le immagini di Badie, 70 anni, bloccato dalla polizia e seduto in un ufficio, con l'aria prostrata e con indosso una jalabiya, la tradizionale lunga tunica bianca. La giustizia egiziana aveva ordinato il suo arresto insieme con quello di vari altri dirigenti di punta dei Fratelli Musulmani, il 10 luglio, una settimana dopo che l'esercito aveva destituito e arrestato Morsi, il primo capo di stato egiziano eletto democraticamente.

NOVECENTO MORTI - Intanto da sei giorni, le autorità create dell'esercito hanno ordinato la dispersione sistematica - spesso nel sangue - di ogni manifestazione dei fedelissimi di Morsi. Gli scontri con le forze dell'ordine hanno provocato in tutto quasi novecento morti dall'assalto di piazza Rabaa di mercoledì, in maggior parte civili che appoggiano i Fratelli Musulmani, uccisi a colpi di arma da fuoco. Da quattro giorni è stata data l'autorizzazione a poliziotti e soldati di aprire il fuoco sui manifestanti. Il capo delle forze armate e nuovo uomo forte dell'Egitto, il generale Abdel Fatah al Sissi, ha ribadito domenica che il suo Paese «non si piegherà» di fronte ai terroristi, come potere e organi di informazione definiscono i Fratelli Musulmani.
Comunque la Fratellanza ha già annunciato attraverso il suo sito internet di aver nominato Mahmoud Ezzat come sostituto temporaneo della loro guida suprema Mohamed Badie.
Ezzat è uno dei vice di Badie in seno all'esecutivo della confraternita. «Assumerà le funzioni di guida suprema su base temporanea, dopo che le forze del cruento colpo di stato hanno arrestato» Mohamed Badie, è scritto nel comunicato dei Fratelli Musulmani.
La situazione nel Paese nord africano sta preoccupando anche l'Onu. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite ai diritti umani vuole inviare osservatori per valutare la situazione sul terreno in Egitto. Lo ha riferito un portavoce a Ginevra. «Chiediamo alle autorità egiziane di permetterci di dispiegare gli osservatori dei diritti umani, in modo da poter valutare la situazione sul terreno», ha dichiarato la portavoce. L'Alto Commissariato vuole raccogliere informazioni sulla base di testimonianze di organizzazioni non governative e altre fonti, ha spiegato. «Noi restiamo allarmati dalla prosecuzione della violenza in Egitto», ha ancora dichiarato la portavoce, «La morte nella notte di domenica di 36 detenuti in mano alla polizia è molto preoccupante e deve essere oggetto di un'inchiesta completa». Menzionando l'arresto di centinaia di membri dei Fratelli Musulmani, la portavoce ha ricordato che ogni persona privata della sua libertà deve essere trattata umanamente e beneficiare di tutte le garanzie giuridiche offerte dal diritto internazionale.

LA QUESTIONE VIAGGI - Per quanto riguarda l'Italia, la Farnesina ha precisato di non aver avvisato in ritardo i cittadini italiani sulla pericolosità dei viaggi in Egitto e ha respinto «in modo molto secco» queste critiche, arrivate in particolare dalle associazioni dei consumatori. Lo ha chiarito Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri, ospite di Radio anch'io. «Le respingiamo al mittente in modo veramente molto secco. Ciascuno faccia il suo mestiere, io capisco che si sta cercando clientela a buon mercato ma l'accusa è totalmente scorretta», ha detto Pistelli, «Noi abbiamo adeguato, proprio con il bilancino del farmacista, il livello dell'allarme, a seconda di come la situazione cambiava. Non era possibile sconsigliare a giugno i viaggi, saremmo potuti veramente essere citati per danni...». Il fatto vero, ha proseguito il vice ministro degli Esteri, «è che in Egitto si va in due modi». Il primo è «per stare nei resort del Sinai in compound molto protetti e a tutt'oggi l'ente nazionale del turismo ha ringraziato le decine di migliaia di italiani che sono rimasti lì». Esistono poi, ha spiegato, «molti altri viaggi che si fanno nell'Egitto storico, quello delle piramidi per capirci: lì evidentemente nelle città, dove si era abituati a essere ospiti negli alberghi al Cairo a due isolati da piazza Tahrir, non era certo il caso di andare. Chi aveva un viaggio 'misto' si è trovato in difficoltà, perché non sapeva cosa fare. Noi all'inizio abbiamo detto di restare nei resort, evitare le città ed evitare le manifestazioni. A chi doveva partire una settimana fa abbiamo detto 'evitate se potete'».

MASSARI: SITUAZIONE INCERTA - L'ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, anche lui ospite di Radio anch'io, ha sottolineato che in Egitto la situazione è ancora «incerta e imprevedibile» e restano dunque validi gli inviti alla prudenza rivolti dalla Farnesina agli italiani presenti nel Paese africano. «Abbiamo una forte diminuzione» dei turisti, ha spiegato Massari senza addentrarsi in cifre, «Ma non solo noi italiani, anche gli altri Paesi europei, perché ci siamo mossi in maniera molto coordinata per sconsigliare nuove partenze, invitando alla massima cautela i nostri connazionali». «Queste indicazioni di cautela restano», ha proseguito l'ambasciatore italiano, «perché la situazione resta incerta e imprevedibile. Anche se il numero di manifestazioni, la quantità delle persone che partecipano e il livello di violenza si sono abbassati rispetto ai giorni precedenti». La «previsione» del rappresentante diplomatico è che «avremo comunque ancora una continuazione di questi disordini a singhiozzo, non necessariamente ogni giorno, con numeri più limitati e in focolai più circoscritti e localizzati». L'invito che ha rivolto agli italiani Massari è quello di rispettare in particolare il coprifuoco imposto dalle autorità egiziane, in vigore «dalle 7 della sera alle 6 della mattina e che viene applicato in maniera sempre più rigida».Quanto agli italiani che lavorano in Egitto e alle imprese presenti nel Paese africano, queste ultime, ha sottolineato Massari, «hanno ridotto sensibilmente il loro personale e allontanato temporaneamente le loro famiglie: non ci sono pericoli di sicurezza fisica particolari, c'è naturalmente per molti gruppi la diminuzione del ritmo di attività produttiva». Questo, ha riconosciuto l'ambasciatore al Cairo ai microfoni di Radio anch'io, «costituisce una perdita preoccupante: il ritorno alla stabilità è un condizione fondamentale anche per riprendere il normale ritmo produttivo dei nostri gruppi. È nell'interesse dello stesso Egitto tornare quanto prima alla normalità, ma questa non è una prospettiva immediata e credo che avremo ancora un periodo di violenze e manifestazioni non solo al Cairo, ma anche nei vari governatorati».

INTERVIENE ANCHE ERDOGAN - Sul fronte Mediorientale il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato oggi che Israele è dietro il colpo di stato militare che il 3 luglio ha rovesciato il presidente egiziano Mohamed Morsi. Lo ha riferito il sito internet del quotidiano Hurriyet.
«Ora l'Occidente inizia a dire che la democrazia non è solo l'urna elettorale o non solo l'urna, ma noi sappiamo che l'urna elettorale è la volontà del popolo», ha affermato Erdogan in una riunione del suo partito Giustizia e Svilupo (Akp). «Questo - ha aggiunto - è quanto è accaduto in Egitto. Chi c'è dietro questo? Israele. Noi abbiamo le prove». Erdogan, in particolare, ha fatto riferimento a una riunione tra un intellettuale e il ministro della Giustizia prima delle elezioni del 2011. Erdogan ha affermato che quell'intellettuale era ebreo. «'La Fratellanza islamica non andrà al potere anche se vincerà le elezioni. Perché la democrazia non è nell'urna elettorale': questo è quanto dissero allora». Il primo ministro turco è a capo di una formazione islamica, definita moderata, e ha sempre visto nell'ultima versione della Fratellanza islamica egiziana una declinazione del modello sperimentato in Turchia. Per questo ne è stato un forte sostenitore.
C'è poi un altro parallelismo. In Turchia come in Egitto l'esercito si è posto ad argine secolare rispetto alla montante influenza islamica. Ad Ankara, tuttavia, l'esercito è parso perdente, come dimostrano le dure condanne a generali nel recente processo Ergenekon, mentre in Egitto al momento gli uomini con le stellette sono i protagonisti della partita politica.