20 aprile 2021
Aggiornato 23:30
Terrorista o bandito?

Belmokhtar «il Guercio», l'ex qaedista è la mente del sequestro BP

Mokhtar Belmokhtar, l'islamista con un occhio solo è la mente del mega-sequestro avvenuto martedì alla centrale di estrazione per il gas a In Amenas, nel Sahara algerino. Questa volpe del deserto, soprannominato il «Guercio», è considerato da alcuni un terrorista, da altri un comune bandito

ALGERI - Mokhtar Belmokhtar, l'islamista con un occhio solo è la mente del mega-sequestro avvenuto martedì alla centrale di estrazione per il gas a In Amenas, nel Sahara algerino. Questa volpe del deserto, soprannominato il «Guercio», è considerato da alcuni un terrorista, da altri un comune bandito.

Nato nel 1972 nell'antica città di Ghardaia, 600 chilometri a sud della capitale Algeri, famosa per la produzione di tappeti e tessuti, in una rara intervista nel 2007 Belmokhtar raccontò di essersene andato di casa perchè affascinato dal coinvolgimento dei combattenti mujaheddin nell'invasione sovietica dell'Afghanistan, alla quale partecipò nel 1991, quando aveva appena 19 anni. Sarebbe nel paese centro-asiatico che perse un occhio, quando fu colpito da una scheggia, ed è sempre in Afghanistan che ebbe i primi contatti con Al Qaida, nelle cui fila riuscì ad avanzare, salvo tuttavia essere successivamente scaricato.

Belmokhtar, soprannominato «Lawar» («Il guercio»), ritornò in Algeria nel 1993, un anno dopo che il governo fece scoppiare la guerra civile per avere cancellato un'elezione che l'Islamic Salvation Front era destinato a vincere. Si unì all'Armed Islamic Group (Gia), autore di una campagna di massacri civili, che a volte spazzò via interi villaggi. Belmokhtar diventò molto potente, anche grazie alla sua grande conoscenza della «zona grigia», quell'enorme territorio desertico e «fuorilegge» che comprende il sud dell'Algeria, il nord del Mali e il vicino Niger. Un successo rafforzato da una rete di alleanze tribali e unioni.

Nel 1998 il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Salafist Group for Preaching and Combat, GSPC) uscì dal Gia. E Belmokhtar, nel frattempo ribattezzato l'«Inafferrabile» da un ex agente segreto francese, andò con loro. Nove anni dopo il Gspc adottò l'ideologia di Osama Bin Laden e cambiò il suo nome in Aqmi (Al Qaida nel Maghreb islamico).

Il «Guercio», che era divenuto uno dei due maggiori capi di Aqmi in Mali, fu cacciato via a ottobre, per ciò che un funzionario della sicurezza regionale definì «le continue attività che creavano divisioni, nonostante i numerosi avvisi». I dettagli non sono chiari, ma il suo terzo soprannome, «Mr Marlboro», suggerisce qualcosa. La sua cattiva reputazione - di contrabbandiere di sigarette, auto rubate e anche droghe, nonché sfruttatore del giro di immigrati clandestini - Belmokthar stava infangando il marchio puritano islamico di Aqmi e molti lo mettevano in discussione.

Belmokhtar e i suoi uomini si fanno ora chiamare «Firmatari di sangue» e hanno rivendicato la responsabilità dell'operazione, soprattutto per vendicare quella che loro vedono come un'umiliazione subita dagli algerini, che hanno dovuto cedere lo spazio aereo agli aerei francesi diretti in Mali.

Pressioni USA, incertezza sulla sorte di 30 ostaggi - Resta incerta la sorte di una trentina di ostaggi catturati dai terroristi islamici, membri di un gruppo legato ad Al Qaida, all'indomani dell'assalto delle forze speciali algerine al campo di gas naturale della Bp di In Amenas, a 1.300 chilometri a sud-est di Algeri. Così come incerto è anche il bilancio delle vittime dell'assalto, mentre le capitali occidentali e asiatiche sono sempre più preoccupate per i loro cittadini sequestrati dal gruppo, che ha detto di aver agito in rappresaglia all'intervento militare francese in Mali. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno insistito oggi per bocca del segretario di Stato Hillary Clinton, che ha esortato le autorità algerine a usare «la massima cura per «salvare vite innocenti».

Il timore delle cancellerie internazionali, confermato da numerosi esperti, è che il governo e l'esercito di Algeri, dominato da una corrente di 'falchi' nella gestione dell'emergenza terroristica fin dagli anni '90, abbia in realtà come obiettivo principale quello di uccidere il più alto numero di terroristi possibile, mentre le vite degli ostaggi sarebbero in secondo piano.

L'agenzia ufficiale algerina Aps ha riferito che le forze speciali sono riuscite a liberare 573 algerini e un centinaio di stranieri. Una trentina risultano però ancora dispersi. I terroristi rimangono asserragliati nel campo, e secondo quanto ha riportato in serata l'agenzia mauritana Ani, citando fonti islamiste, nelle loro mani ci sarebbero ancora - almeno - sette ostaggi stranieri: tre belgi, due americani, un giapponese e un britannico.

Fonti della sicurezza algerina, citate dall'agenzia Aps, hanno invece detto che dopo il lancio dell'operazione sono stati uccisi 12 ostaggi, algerini e stranieri, ma senza fornire altri dettagli. Uccisi nell'operazione anche 18 terroristi.

In serata il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha detto di essere stato informato dalle autorità algerine che un francese è rimasto ucciso nell'operazione delle forze speciali. «Uno dei nostri connazionali, Yann Desjeux, sfortunatamente ha perso la vita. Altri tre francesi presenti sul posto durante l'attacco dei terroristi, sono salvi», ha affermato il ministro.

Gli Stati Uniti da parte loro hanno detto che la priorità è la salvaguardia degli ostaggi, sottolineando però anche si oppongono a qualsiasi ipotesi di scambio di prigionieri per liberarli. «Gli Stati Uniti non negoziano con i terroristi» ha dichiarato Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato. Anche la segretaria di Stato uscente, Hillary Clinton, ha avvertito che la situazione è «estremamente pericolosa» e che gli ostaggi sono in pericolo.

Clinton ha parlato oggi con il primo ministro algerino Abdelmalek Sellak nel tentativo di coordinare quella che è stata definita una crisi degli ostaggi «estremamente instabile». I due, come ha precisato Nuland, si sono parlati ogni giorno da quando l'altro ieri è iniziata la crisi.