8 aprile 2020
Aggiornato 17:30
Cina | La questione Tibet

Altri 4 tibetani si danno fuoco

Contro la repressione delle autorità della Cina, portando a venti il totale del mese di novembre. Lo hanno denunciato i media internazionali e «Free Tibet», un gruppo per la tutela dei diritti umani

PECHINO - Altri quattro tibetani si sono dati fuoco per protestare contro la repressione delle autorità della Cina, portando a venti il totale del mese di novembre. Lo hanno denunciato i media internazionali e «Free Tibet», un gruppo per la tutela dei diritti umani.

La serie di gesti estremi delle recenti settimane è iniziata poco prima del congresso del Partito comunista, che ha designato Xi Jinping segretario generale in un passaggio di poteri decennale. Gli incidenti di domenica e ieri, in cui almeno tre manifestanti sono morti, si verificano dopo che le autorità nell'area tibetana della provincia di Qinghai hanno incrementato la rabbia diffondendo opuscoli nelle scuole che ridicolizzavano queste azioni, ha sottolineato Frre Tibet - che ha sede a Londra - in un comunicato.

«Attualmente riceviamo segnalazioni di persone che si immolano a cadenza quasi quotidiana», ha denunciato il direttore di Free Tibet, Stephanie Brigden, «Unite a molte altre forme di protesta che i tibetani stanno intraprendendo, questo forma un incontestabile argomento per mettere fine all'occupazione cinese».

Secondo Radio Free Tibet gli ultimi incidenti - due nella provincia di Gansu, uno a Qinghai e uno a Sichuan - hanno incrementato il numero a 21 nel mese di novembre e a 85 dal 2009. Tre delle ultime vittime, tutti giovani sulla ventina, sono morti mentre un'altra persona è stata portata via dalla polizia: al momento si ignorano le sue condizioni.

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