12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Elezioni | Presidenziali USA 2012

Obama: Romney è contro la classe media

Se Mitt Romney venisse eletto alla Casa Bianca, sarebbe la classe media americana a pagare il prezzo più alto. Parola del Presidente americano Barack Obama che, in un'intervista rilasciata giovedì scorso all'Associated Press e rilanciata oggi da tutti i media americani. Vescovi americani: La Chiesa non sostiene candidati

ROMA - Se Mitt Romney venisse eletto alla Casa Bianca, sarebbe la classe media americana a pagare il prezzo più alto. Parola del Presidente americano Barack Obama che, in un'intervista rilasciata giovedì scorso all'Associated Press e rilanciata oggi da tutti i media americani, ha sottolineato le «posizioni estreme» assunte dal candidato repubblicano su questioni economiche e sociali. «E a prescindere dal fatto che ci creda o meno - ha dichiarato Obama - non ho dubbi sul fatto che porterebbe avanti alcune delle cose di cui ha parlato», come i tagli fiscali ad ampio spettro, che a giudizio del Presidente aiuterebbero i ricchi a spese di tutti.

L'accusa di scarsa trasparenza su denuncia dei redditi - «Le politiche del governatore Romney peggiorerebbero la situazione delle famiglie della classe media e non offrirebbero prospettive di opportunità a lungo termine a quanti cercano di raggiungere la classe media», ha detto il Presidente.
Obama ha quindi accusato Romney di venir meno alle responsabilità proprie di un Presidente, denunciando ancora una volta il rifiuto opposto dal candidato repubblicano alla richiesta di diffondere le sue dichiarazioni dei redditi degli ultimi sei anni. Una posizione, ha sottolineato, che evidenzia «la mancata volontà di assumersi le responsabilità che questo incarico comporta».

Vescovi americani: La Chiesa non sostiene candidati- «Mentre è importante essere chiari su ciò che non possiamo fare, la cosa più importante è mettere a fuoco quello che possiamo, anzi dobbiamo fare: in una democrazia, amare il nostro prossimo e avere cura per i più piccoli e i più emarginati tra noi»: è quanto si legge in un documento della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb) pubblicato dall'Osservatore Romano, che sottolinea come in tale prospettiva appaia «doveroso sostenere candidati alla guida della cosa pubblica e politiche che promuovono il bene comune e proteggono i membri più vulnerabili della società».
La Chiesa in quanto istituzione si autoesclude dall'intervenire direttamente nella prassi politica in senso stretto, partitico, ma «non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia e i diritti dell'uomo»: la Chiesa - evidenziano i presuli degli Stati Uniti - «non supporta o si oppone» all'uno o all'altro candidato politico, ma cerca di «focalizzare l'attenzione sulle dimensioni umane e morale dei problemi».
«Affrontare con lungimiranza - conclude il documento dell'episcopato degli Stati Uniti - le dimensioni umane e morali di questioni pubbliche; condividere l'insegnamento della Chiesa sulla vita umana, i diritti umani, la giustizia e la pace; rendere visibili i valori cattolici nella legislazione e nelle questioni pubbliche che attengono a una pacifica e solidale convivenza umana».