11 luglio 2020
Aggiornato 04:00
Tradizionalisti in vantaggio

Elezioni in Iran, verso una sconfitta per Ahmadinejad

Umiliazione ancora peggiore, per il leader dell'ala fondamentalista dei conservatori è che sua sorella minore, Parvin Ahmadinejad, è stata sconfitta da un candidato dei fedelissimi di Khamenei nella loro città natale, Garmsar

TEHERAN - Gli avversari tradizionalisti del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sono in vantaggio, stando ai primi risultati parziali delle elezioni per il rinnovo del Majlis, il parlamento della Repubblica islamica. Umiliazione ancora peggiore, per il leader dell'ala fondamentalista dei conservatori è che sua sorella minore, Parvin Ahmadinejad, è stata sconfitta da un candidato dei fedelissimi di Khamenei nella loro città natale, Garmsar. Lo riferisce il sito del quotidiano britannico The Guardian.
I leader riformisti Hussein Moussavi e Mehdi Karrubi, che nel 2009 avevano guidato l'Onda Verde - simbolico apripista delle 'primavere arabe' che sarebbero seguite un paio d'anni dopo in Medio Oriente e Nord Africa - sono da mesi agli arresti domiciliari e hanno chiesto il boicottaggio del voto che si è tenuto ieri. A contendersi i 290 seggi del parlamento unicamerale si sono trovate di conseguenza soltanto liste espressione del braccio di ferro tra i conservatori tradizionalisti capeggiati dalla Guida Suprema Alì Khamenei e i fondamentalisti di Ahmadinejad.

Esito del voto fondamentale per le sorti politiche del presidente - Stamattina i primi conteggi nella capitale Teheran attribuivano un buon vantaggio ai candidati di Khamenei. Mentre i risultati parziali provenienti da diverse città di provincia davano gli avversari tradizionalisti di Ahmadinejad già eletti in diversi collegi. Se questa tendenza fosse confermata, l'attuale presidente si troverà ad affrontare un parlamento sempre più ostile in vista delle presidenziali dell'anno prossimo, quando l'ayatollah Khamenei proverà a sbarazzarsi definitivamente dell'ex sindaco di Teheran, che aveva preso sotto la sua ala protettrice ed è poi diventato un pericoloso concorrente.
Nella giornata elettorale, ieri, la tv di Stato ha cominciato a trasmettere fin dalla mattina presto le immagini di centinaia di persone in coda davanti ai seggi di tutto il paese. A urne ormai chiuse, in tarda serata l'agenzia di stampa ufficiale Fars scriveva di una «massiccia e appassionata affluenza» che avrebbe sfiorato il 65%. Diversa l'impressione che hanno avuto i giornalisti stranieri presenti, che hanno raccontato di seggi semi-deserti nonostante la poderosa macchina della propaganda di regime, il cui obiettivo era dimostrare che le minacce di guerra e sanzioni non avrebbero intaccato il sostegno popolare.
L'ayatollah Khamenei - la cui legittimità come guida suprema del Paese era stata messa in discussione dalle proteste di massa del 2009 - è stato uno dei primi a presentarsi al voto davanti alle telecamere. «Tutte le volte che l'inimicizia nei confronti dell'Iran aumenta, diventa maggiore anche l'importanza delle elezioni» ha dichiarato. «I poteri arroganti ci deridono per mantenere il loro prestigio. Un'alta affluenza sarà la cosa migliore per la nostra nazione, e per preservare la nostra sicurezza».