17 giugno 2019
Aggiornato 07:30
In vista del 33esimo anniversario della rivoluzione islamica di Khomeini

L'Iran «spera» in una visita del Papa a Teheran

L'Ambasciatore iraniano presso la Santa Sede: Siamo Stati religiosi. E attacca Israele su nucleare. Il Papa, in realtà, riceve molti inviti, e seppure dal Vaticano non giunge alcuna smentita ufficiale filtra la precisazione che un viaggio a Teheran non è all'ordine del giorno

CITTÀ DEL VATICANO - Agli ospiti offre succo di frutta, mele e arance. Sottolinea che non era necessario, ma ringrazia le giornaliste presenti per l'accortezza di avere indossato un velo che ricopre i capelli, «come la Vergine Maria». Precisa, comunque, che l'islam prevede solo la copertura del capo femminile, e fa l'esempio di sua moglie e sua figlia: «Non si coprono il viso, solo i capelli». L'ambasciatore dell'Iran presso la Santa Sede, Ali Akbar Naseri, riceve un gruppo di cronisti italiani in vista del 33esimo anniversario della rivoluzione islamica di Khomeini (11 febbraio 1979) nella elegante residenza romana, a poche centinaia di metri dalla Farnesina. Il diplomatico - un religioso col turbante che dal 2009 ha preso il posto dell'ambasciatore laico Faridzadeh Mohammad Jarad - parla nella sua lingua con l'aiuto di un traduttore. Risponde con cortesia a tutte le domande. Alterna un linguaggio abrasivo quando si tratta degli Stati Uniti e, soprattutto, di Israele, un tono persuasivo quando affronta il tema del nucleare e delle sanzioni internazionali, parole entusiaste quando parla del Papa.

L'Ambasciatore iraniano: Attendiamo il Papa a Teheran - L'Iran accoglierebbe «molto volentieri» Benedetto XVI in visita, spiega l'ambasciatore iraniano. Il religioso ricorda che nel 2010 il cardinale Jean-Louis Tauran si è recato a Teheran per un incontro interreligioso ed ha consegnato al presidente iraniano una lettera di Benedetto XVI. «In quell'occasione - rivela l'ambasciatore - il presidente Ahmadinejad disse al cardinale Tauran che se il Papa venisse in Iran sarebbe accolto con grande entusiasmo». Il Papa, in realtà, riceve molti inviti, e seppure dal Vaticano non giunge alcuna smentita ufficiale filtra la precisazione che un viaggio a Teheran non è all'ordine del giorno. Ma la disponibilità degli iraniani la dice comunque lunga della buona disposizione nei confronti della Santa Sede. «Roma è il centro della cattolicità, l'Iran è una repubblica islamica, si tratta di due Stati di carattere religioso», spiega l'ambasciatore. Le relazioni sono «molto buone», «sincere», «cordiali». E di fronte ad un ampio fronte di paesi ostili nei confronti della Repubblica islamica dell'Iran - ma questo l'ambasciatore non lo dice - la Santa Sede è una delle poche cancellerie occidentali (almeno per posizione geografica) che non ha, nei confronti dell'Iran, preclusioni diplomatiche.