20 maggio 2022
Aggiornato 19:00
Mossa elettorale nella campagna per la rielezione

Obama taglia la Difesa, scommessa in vista delle elezioni

Un annuncio senza precedenti dal Pentagono, e una scommessa: perché, come nota oggi il quotidiano online statunitense «Politico.com», consentirà ai Repubblicani di accusarlo di debolezza sul piano della «difesa nazionale»

WASHINGTON - Priorità alle operazioni in Asia, stop alle lunghe operazioni di terra dopo l'Afghanistan, tagli per almeno 450 miliardi di dollari alle spese della Difesa. Ma l'America resterà la potenza numero uno al mondo. Il piano per l'esercito del futuro delineato ieri dal presidente Barack Obama ha il sapore di una mossa elettorale nella campagna per la rielezione il prossimo novembre. Un annuncio senza precedenti dal Pentagono, e una scommessa: perché, come nota oggi il quotidiano online statunitense Politico.com, consentirà ai Repubblicani di accusarlo di debolezza sul piano della «difesa nazionale». Un'accusa che finora non ha funzionato di fronte al presidente che ha portato a casa l'uccisione di Osama bin Laden.

L'opinione pubblica è divisa e i repubblicani finora hanno ondeggiato sui temi di politica estera: da un lato i cittadini vogliono vedere tornare a casa dopo i soldati in Iraq, anche i quasi centomila soldati impegnati in Afghanistan, una guerra che appare lontanissima e inutile una volta morto bin Laden. Dall'altro gli Stati Uniti non possono perdere la supremazia a livello mondiale.
Su questo crinale ha cercato di inserirsi Obama, annunciando tagli dovuti ovviamente alla crisi economica, ma promettendo che gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi su quelli che considera i teatri mondiali veramente importanti così da consolidare la loro supremazia invece di sminuirla. Insomma, nota 'Politico', forze armate più tecnologiche e compatte, in grado di condurre la lotta al terrorismo nel mondo, mantenere una presenza in Medio oriente, fare da deterrente alle ambizioni nucleari di Iran e Corea del Nord, e soprattutto contrastare la crescente potenza della Cina nel Pacifico occidentale. Usando una delle sue frasi preferite, «la marea della guerra si sta ritirando», Obama ha in sostanza detto che la sua strategia si baserà sulla fine della guerra in Iraq, la diminuzione degli sforzi in Afghanistan (teatri che vengono presentati come successi militari e capitoli ormai chiusi, il che, di fronte ai continui attentati e al sangue che scorre in quei paesi, è discutibile), la costrizione di Al Qaida sul «sentiero della sconfitta».

450 miliardi di tagli in dieci anni - Ma come nota Politico, che Obama lanci una simile scommessa, e che la presenti dal Pentagono attorniato dalla leadership militare del paese, è l'ennesimo segnale che in campagna elettorale ritiene di aver già sbaragliato l'opposizione repubblicano sul terreno della sicurezza nazionale. I guai verranno magari quando si tratterà di indicare dove si situano i 450 miliardi di dollari di tagli su dieci anni: e quando l'opinione pubblica potrà valutare cosa significa in concreto - e l'industria della Difesa potrà capire dove e quanto va a perdere, anche in termini di posti di lavoro. Dettagli che il presidente dovrà fornire prima delle elezioni e che potrebbero dare munizioni al candidato repubblicano che lo sfiderà per la Casa Bianca.