27 maggio 2020
Aggiornato 18:00
La guerra di Libia

Gheddafi voleva morire a Jaref, suo villaggio natale

Lo rivela l'ex capo della sicurezza del Rais: partimmo da Sirte troppo tardi. Campagna della Croce Rossa per il recupero delle munizioni inesplose. La NATO potrebbe aiutare Tripoli per la riforma della Difesa

TRIPOLI - I più stretti collaboratori di Muammar Gheddafi cercarono di convincerlo a lasciare la guida del paese già lo scorso marzo «per poter andare via con rispetto, salvando la faccia», ma i suoi figli erano contrari, soprattutto il secondogenito, Saif al Islam, oggi ancora in fuga. E' quanto ha raccontato alla Cnn l'ex capo della sicurezza del leader libico, Mansour Daou, oggi in carcere in Libia.
«Non è facile per qualcuno che è stato al potere per 42 anni credere che sia tutto finito», ha detto Daou, rimasto al fianco di Gheddafi fino all'ultimo, prima di essere ferito e arrestato. Il leader libico si sentiva tradito dai leader mondiali che considerava suoi alleati: «Parlò degli amici che lo avevano tradito e che non erano al suo fianco, come Berlusconi, (l'ex premier britannico Tony) Blair, il Presidente francese (Nicolas Sarkozy) e (il premier turco Recep Tayyip) Erdogan».
«Era molto preoccupato e imprevedibile, forse perchè aveva paura», ha aggiunto Daou, raccontando gli ultimi giorni del colonnello a Sirte, trascorsi a scrivere e a leggere, in condizioni di vita precarie, per la mancanza di cibo e la necessità di dover cambiare casa ogni tre-quattro giorni. I suoi più stretti collaboratori gli avevano gli consigliato di lasciare Sirte prima dell'assedio dei combattenti del Comitato nazionale di transizione, ma il leader libico si era sempre opposto, fino al 20 ottobre.
Quel giorno, Gheddafi ordinò di raggiungere il suo villaggio natale, Jaref, 20 chilometri a ovest di Sirte, un viaggio ritenuto un «suicidio» da Daou: «Voleva andare al suo villaggio, forse voleva morire lì o trascorrere lì le sue ultime ore».

Campagna della Croce Rossa per il recupero delle munizioni inesplose - Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha lanciato una campagna per la bonifica delle munizioni inesplose in Libia, in particolare nelle zone di Sirte e Bani Walid, dove numerosi civili continuano a rimanere vittime di esplosioni.
Dal mese di marzo a oggi in tutto il Paese la Cicr ha recuperato e neutralizzato circa 1.400 proiettili di vario genere; nella sola zona di Zilten almeno trenta persone sono morte a causa delle munizioni inesplose.

La NATO potrebbe aiutare Tripoli per la riforma della Difesa - La Nato potrebbe sostenere temporaneamente una riforma del settore della Difesa libico se le autorità di Tripoli faranno domanda in tal senso: lo ha affermato l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Alleanza, Ivo Daalder.
«La Nato è disposta a considerare in che modo potrebbe aiutare le nuove autorità, in particolare per quel che riguarda la riforma dei settori della Difesa e della sicurezza», un'assistenza che tuttavia non andrebbe oltre «il breve o medio termine».
La Nato ha concluso formalmente il suo ruolo in Libia e tutti i dispositivi militari impiegati «sono passati sotto il controllo nazionale», ha confermato il diplomatico, secondo il quale Tripoli potrebbe rafforzare i suoi legami con l'Alleanza unendosi al «Dialogo per il Mediterraneo», l'organizzazione per la sicurezza regionale creata nel 1994.

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